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Apre Mido, fra crisi e speranze: l’occhialeria italiana vede la ripresa

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Mido occhiali Safilo Marcolin

 

Da Luxury&Finance – Tempi duri per l’occhialeria Made in Italy. Secondo Anfao, l’Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici, nel nostro Paese il settore ha perso il 22,6% in termini di produzione nell’anno del lockdown, toccando il fondo nel mese di aprile dell’anno passato: di sicuro per la ripresa bisognerà attendere il 2022.

Torna Mido, ancora in versione digitale

Intanto dal 5 al 7 giugno torna Mido, presieduto da Giovanni Vitaloni. Il più grande evento internazionale dedicato al settore dell’eyewear si svolge nuovamente in digitale con uno sguardo nuovo allo stile grazie all’intervento del famoso fotografo di moda Albert Watson, aspettando la prima edizione phygital, a febbraio dell’anno prossimo, che si spera riporterà i buyers stranieri nel nostro Paese.

La flessione dell’export

L’export certamente è il capitolo più dolente dello scenario del comparto: nel 2020 l’Italia ha perso una quota complessiva di esportazioni pari al 26% con un tracollo degli occhiali da sole che hanno evidenziato una flessione del 27%, un danno notevole inferto al settore dato che l’occhialeria italiana esporta il 90% della sua produzione. In America le vendite degli occhiali italiani sono diminuite del 26%, in Europa si è registrato un decremento del 23% e infine in Asia c’è stato un calo del 34%. I mercati chiave dell’eyewear tricolore restano Cina e Stati Uniti anche perché Francia e Germania segnano ancora il passo mentre il mercato interno durante il 2020 ha perso un 15%.

Il settore vede la ripresa

Nuovi sbocchi all’estero al momento non sono ipotizzabili anche perché i players medio-piccoli dell’eyewear nazionale, concentrati in Veneto, come del resto sono venete anche le principali aziende storiche del settore, non generano grandi volumi di export al momento e non sono molto organizzati neppure sotto il profilo digitale, anche se hanno dimostrato di saper innovare: molti marchi indipendenti stanno infatti allestendo piattaforme virtuali B2B e B2C, ma pochi – spiega Vitaloni – sanno presentare i propri prodotti sul web. La Cina, che assorbe la maggior parte del business delle griffe del lusso, si sta dimostrando molto dinamica al pari degli Stati Uniti. Nel primo trimestre 2021 poi, in Italia il comparto ha evidenziato segnali positivi con un picco di ottimismo nel mese di aprile grazie al cambio di marcia della campagna vaccinale e alle riaperture progressive dei negozi; quindi le esportazioni del settore registreranno un incremento in valore del 10% sul 2020 nel primo semestre e del 19% nel secondo. In totale il settore nel primo semestre riporterà un aumento del 10% con una differenza del 30% rispetto al 2019. Di conseguenze a fine anno riscontreremo una crescita complessiva dell’export del settore pari al 15% rispetto al 2020, ma ancora sotto di 14 punti percentuali rispetto al 2019”.

Trasformare i sussidi in incentivi

Le tensioni fra Cina e Stati Uniti condizionano il futuro del Made in Italy in qualche maniera? “Per ora navighiamo a vista concentrandoci sulla necessità di recuperare il terreno perduto anche perché gli scenari internazionali sono troppo complessi, il 70% del business mondiale dell’occhiale è gestito dai marchi top del lusso che esportano principalmente in Asia”. E cosa chiede il Mido al governo? “Trasformiamo i sussidi in incentivi. In Veneto l’assessorato al lavoro ha stanziato 2 milioni di euro per la formazione delle maestranze del settore a livello manifatturiero e poi Certottica ci aiuta nella certificazione e nella formazione in tandem con la giunta Zaia; oggi ciò che conta è ottimizzare i tempi di produzione: meno modelli ma in tempi abbreviati è il nostro mantra”.

Parola d’ordine: digitalizzazione

Ma come rispondono a questa situazione di transizione i big player del settore? Per Marcolin, partecipata per il 10% da LVMH, la priorità è la digitalizzazione come spiega Matteo Blandi, direttore marketing del gruppo: “Ancor prima dello scoppio della pandemia, abbiamo lanciato il nostro portale B2B, Marcolin Digital Hub, al quale i nostri clienti possono accedere non solo per ordinare le diverse collezioni ma anche per essere informati sugli asset sviluppati per le attività di marketing e comunicazione che riguardano i nostri marchi. Inoltre, nel 2020 Marcolin ha annunciato e implementato con successo la soluzione Aptos Forecasting, Allocation & Replenishment. Con l’aiuto della tecnologia Aptos, il gruppo ha ottimizzato i livelli di stock, la disponibilità di prodotto automatizzando altresì i riassortimenti ai partner di distribuzione – negozi e grandi catene di ottica presenti in 125 Paesi. Il progetto denominato ‘MORE’ (Marcolin Order Replenishment Evolution) è altamente strategico per noi perché rivoluziona il modo in cui l’azienda interagisce con i suoi distributori nel mondo. Nell’ambito di tale iniziativa abbiamo implementato la soluzione Aptos Forecasting, Allocation & Replenishment”. Marcolin, che ha appena rinnovato l’accordo con Moncler oltre alla stipula di una nuova licenza per il brand Max Mara e all’apertura di una nuova filiale a Sidney, nel 2020 ha registrato un giro d’affari pari a 340 milioni di euro vendendo 9 milioni di occhiali nel mondo; e dopo un periodo difficile già nella primavera del 2020 sui conti dell’azienda è tornato il sereno. Fino al primo quarter 2021, quando Marcolin ha messo a segno un fatturato netto di oltre 108 milioni di euro rispetto ai 93,5 milioni dell’analogo periodo dell’anno precedente: in particolare vanno bene sia l’Italia con un + 29% sia l’Europa con un +13,6%.

Il rimbalzo di Safilo

Rimbalzo significativo anche per Safilo che, come spiega con orgoglio Angelo Trocchia, CEO del gruppo (oltre 5.000 dipendenti, 6 siti produttivi, di cui 2 in Italia, in Veneto, 100.000 punti vendita worldwide e una grande attenzione alla sostenibilità al suo attivo), evidenzia risultati positivi superiori alla media soprattutto nel primo trimestre dell’anno in corso: “Sono lieto della capacità di recupero del gruppo: dopo aver archiviato il 2020 con un fatturato di 780 milioni e un calo complessivo del 15%, stiamo già risalendo in vetta alle classifiche del comparto con un giro d’affari che nel primo quarter dell’anno ammonta a 251 milioni di euro, riportando un aumento del 20% rispetto al 2020 e una crescita del 6% a fronte di due anni fa: la nostra ripresa è trainata oggi non solo dai nostri nuovi marchi in portafoglio e da quelli di proprietà che vanno molto bene, ma anche dall’e-commerce che incide per il 13% sulle nostre vendite globali, e soprattutto dall’America che per noi costituisce un bacino ideale con una crescita del business pari al 53% a quota 119 milioni di euro solo nei primi tre mesi di quest’anno”. La storica azienda veneta che, non a caso, nell’anno nero del Covid ha acquisito due marchi a stelle e strisce molto orientati al digitale, e per la precisione la maggioranza di Privé Revaux (che fra i suoi azionisti annovera anche la star Jamie Foxx) e il 70% di Blenders Eyewear, marchio californiano venerato dai millennials, punta dunque sull’America ma resta molto circospetta circa l’Eurozona che per Trocchia rappresenta tuttora un’incognita: “In Europa, che pesa per il 30% sul nostro fatturato, mancano scelte strategiche in materia di sanità e digitalizzazione e anche la campagna vaccinale va a rilento, e questo certamente non aiuta la ripresa dei consumi, dei viaggi e quindi dell’economia in generale; di sicuro la Germania segna il passo a differenza di Italia, Spagna e Francia da cui arrivano nel complesso segnali positivi. In Asia soffrono ancora Giappone e Corea mentre oggi ci danno grandi soddisfazioni Medio Oriente e Australia, due mercati che, insieme alla Cina, dove abbiano una grande fabbrica, sono ancora una garanzia”.

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