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Giustizia, una scossa alla riforma

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Da anni il nostro Paese attende l’avvio di un percorso serio di riforme. Tra queste pubblica amministrazione, giustizia e fisco, semplificazioni e concorrenza sono diventate precondizioni per l’approvazione del nostro Pnrr.

INNANZITUTTO, va chiarito un aspetto: le riforme con gli applausi di tutti non sono riforme, non cambieranno nulla. Non solo, o si passa sopra al rivendicato potere d’interdizione della corporazione più interessata dal cambiamento o si rischia, come spesso è avvenuto, di sacralizzare i particolarismi di queste corporazioni. Un referendum ex art.75 della Costituzione non determina mai una vera e propria riforma ma aiuta a spingere in quella direzione soprattutto nelle situazioni di stallo. In questo senso va l’iniziativa dei radicali italiani su cinque temi drammaticamente urgenti.

RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI. Perché non si ripetano più casi come quello di Enzo Tortora: processi-mostro al termine dei quali i responsabili non pagano mai, perché in tempi rapidi il cittadino possa ottenere il giusto risarcimento per danni e per le ingiustizie patite. Mille persone entrano in carcere ogni anno e dopo troppo tempo si dimostra la loro innocenza. Il referendum si propone di rendere più agevole per il cittadino l’esercizio dell’azione civile risarcitoria (indiretta) nei confronti dei magistrati.

IL CSM è diventata una vera e propria terza Camera dello Stato e a fronte dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura dalla politica non si riscontra la medesima autonomia e indipendenza della politica dalla magistratura, che con sempre maggiore pressione interviene sui procedimenti legislativi relativi, in senso lato, alla giustizia, condizionando l’attività del potere legislativo ed esecutivo. Si intende abrogare la norma che prevede la possibilità per il Csm di elaborare pareri su iniziative legislative in corso e che storicamente hanno rappresentato un ostacolo e un freno a percorsi riformatori in materia di giustizia.

MAGISTRATI FUORI RUOLO. Perché centinaia di magistrati dislocati nei vertici della Pubblica amministrazione tornino alle loro funzioni originarie, così da smaltire l’enorme quantità di processi che si sono cumulati. Il referendum si propone di porre un freno al fenomeno dei cosiddetti ‘fuori ruolo’, eliminando la commistione tra magistratura e alta amministrazione.

CUSTODIA CAUTELARE. Per limitare il carcere preventivo, cioè prima della sentenza di condanna, ai soli reati gravi. Attualmente migliaia di cittadini vengono arrestati, e restano in carcere in attesa di processo per mesi, in condizioni incivili. Con questo referendum si intende quindi limitare la possibilità di ricorrere al carcere prima di una sentenza definitiva.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI. Per ottenere la garanzia di essere giudicati da un giudice terzo obiettivo e imparziale. Obiettività e imparzialità che si ottengono, come diceva Giovanni Falcone, solo separando le carriere del pubblico ministero e del giudice.

UTILIZZO DEI TROJAN. È un virus informatico che una volta inoculato nello smartphone o in un computer è in grado di trasformarlo in una spia permanente. Il referendum si propone di limitare l’uso del trojan ai reati più gravi, quali mafia e terrorismo, e di evitare il fenomeno della ‘pesca a strascico’ che porta poi alla pubblicazione di intercettazioni che non hanno nulla a che fare con le indagini ma utili per denigrare l’avversario nello scontro politico.

PRESCRIZIONE. Se lo Stato non è in grado di arrivare alla punizione di un reato entro un determinato lasso di tempo, lo Stato stesso perde interesse alla punizione di un reato per cui è scemato persino il ricordo dell’allarme sociale. Si vuole abrogare la norma che sospende, in realtà blocca, la prescrizione dal momento della sentenza di primo grado, con ciò lasciando che i successivi gradi di giudizio possano durare anche una vita intera.

VALUTAZIONE DI PROFESSIONALITÀ DEI MAGISTRATI. Il sistema di valutazione della professionalità dei magistrati ha prodotto i pessimi risultati che in parte sono emersi a seguito del cosiddetto scandalo Palamara, in realtà scandalo delle correnti e della magistratura associata. Il referendum si propone di abrogare le norme che escludono dalla valutazione della professionalità dei magistrati l’attività di interpretazione e dunque l’applicazione al caso concreto delle regole di diritto oltre che l’attività di valutazione dei fatti.

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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