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Il Pnrr è il digitale (e viceversa)

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pnrr digitale

È la condizione indispensabile per la riuscita del Piano e può contare sul 27% delle risorse complessive. Senza il Pnrr non sarebbe possibile la rivoluzione ipotizzata al 2026. La versione completa di questo articolo, a firma di Fabio Insenga, è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2021.

 

QUASI UN TERZO DELLE RISORSE complessive dedicate e, soprattutto, un’investitura che vale ancora di più: è la condizione imprescindibile per l’attuazione dell’intero Piano. La transizione digitale è al centro del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, su cui si gioca il futuro del Paese.

L’Italia disegnata al 2026, data entro la quale tutti i progetti dovranno essere attuati, è profondamente diversa da quella attuale. E il percorso tracciato per arrivarci promette di trasformare radicalmente l’ecosistema nel quale si muovono le imprese e i cittadini.

Due gli assi individuati: le infrastrutture digitali e la connettività a banda ultralarga; gli interventi volti a trasformare la Pubblica amministrazione in chiave digitale.

Sono due facce della stessa medaglia, perché senza connessione per tutti e senza un servizio pubblico finalmente sburocratizzato è impossibile raggiungere il traguardo fissato.

Le imprese stanno investendo in trasformazione digitale e la lunga emergenza legata alla pandemia Covid ha accelerato bruscamente un processo già in corso. L’innovazione non riguarda solo le comunicazioni, l’aspetto più evidente dello shock imposto dalla crisi legata alle esigenze sanitarie, ma soprattutto i processi e l’organizzazione del lavoro.

Ci sono le tecnologie, dall’intelligenza artificiale, all’Iot e al 5G, ma servono altri due elementi fondamentali: la consapevolezza di trovarsi di fronte a un’occasione irripetibile e la capacità delle politiche pubbliche di creare un ambiente realmente favorevole alla rivoluzione digitale.

Per questo, il Pnrr ruota intorno al digitale. E viceversa. La sintesi che fa il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale è efficace. “La strategia Italia digitale 2026 include importanti investimenti per garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga, condizione necessaria per consentire alle imprese di catturare i benefici della digitalizzazione e più in generale per realizzare pienamente l’obiettivo di gigabit society”.

Dall’altra parte, “una Pubblica amministrazione efficace deve saper supportare cittadini e imprese con servizi sempre più performanti e universalmente accessibili, di cui il digitale è un presupposto essenziale”.

Sul piatto ci sono risorse consistenti: 30,57 mld per la digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo; 11,15 mld per innovazione, digitalizzazione e sicurezza nella Pa. Il totale rappresenta il 27% delle risorse complessive.

Gli obiettivi di Italia digitale 2026, giustamente definiti “ambiziosi”, descrivono una trasformazione radicale: diffondere l’identità digitale, assicurando che venga utilizzata dal 70% della popolazione; colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile; portare circa il 75% delle Pa italiane a utilizzare servizi in cloud; raggiungere almeno l’80% dei servizi pubblici essenziali erogati online; raggiungere, in collaborazione con il Mise, il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultra-larga. Le premesse sono corrette, i titoli anche. Ma, come sempre, tutto dipenderà dall’attuazione.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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