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Donne e sostenibilità, un binomio vincente

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Il valore, le prospettive della sostenibilità ambientale intrecciata ai processi produttivi. Con la missione sostenibile che deve partire in primis dalle persone. E’ stato il tema dell’e-meeting Donne e Sostenibilità, evento della comunità Most Powerful Women di Fortune Italia. Una tavola rotonda sul percorso di trasformazione verde in corso in Italia, che ha registrato un’accelerazione a causa della pandemia. E dunque, come integrare la sostenibilità con la produzione? Così Federico Chinni, amministratore delegato per l’Italia di UCB, multinazionale belga del farmaco che in Italia conta su una sede commerciale: “In azienda abbiamo individuato tre pilastri. Il primo è creare valore per i pazienti, il 30% del fatturato annuo è investito sulla ricerca, il secondo è creare valore per i lavoratori, poi creare valore per il pianeta. Per una fotografia precisa di quello che si può fare sul tema senza avere produzione in Italia ci siamo affidati a un percorso condiviso con un’importante business school italiana, presto sapremo nel dettaglio. Poi, come firmatari del Global Compact, in Italia abbiamo richiesto l’affiliazione, tutti dobbiamo essere un po’ studenti su cosa fare, anche copiando da altri modelli vincenti”. UCB Italy, spiega Chinni, spinge sulla sostenibilità nella vita dei dipendenti: “Ci concentriamo sui trasporti, tra le macchine per i dipendenti ci sono auto ibride e poi la collaborazione con una startup, UP2GO, con piattaforma di mobilità sostenibile, che ci dirà quanto si consuma, quanto carbonio viene consumato dai lavoratori anche durante lo smart working”.

Ma l’ad di UCB Italy racconta anche dell’assenza in azienda di diversità di genere: “Da noi il genere non è un fattore limitante, nell’organizzazione ci sono 66 donne e 69 uomini, nessuna preclusione di lavoro e crescita professionale. Certo, a livello generale va visto tutto in modo più inclusivo, noi per esempio lavoriamo su intelligenza emotiva sul business, iniziando a focalizzarci sulle cose in comune e lavorando sulle diversità, per valorizzarle. Tutti i dipendenti sono sottoposti a un test, tutti i manager hanno un brain profile del proprio team, inoltre siamo l’unica azienda che ha prodotto studi scientifici sull’uso dei farmaci in gravidanza e insistiamo sulla medicina di genere, con trial clinici che forniscono informazioni importanti ai medici su chi può assumere determinati farmaci e chi no”.

Dalla farmaceutica all’arte, il punto di vista sul percorso verso la sostenibilità di Maria Cristina Finucci, l’architetto del Garbage Patch State, un arcipelago virtuale di isole composte da rifiuti, progetto transmediale portato avanti dal 2012 con l’appoggio dell’Unesco e del ministero dell’Ambiente, tra installazioni, performance, video e altre iniziative progettate dall’artista per rendere visivamente l’idea di uno stato formato da rifiuti: “Dieci anni fa nessuno parlava delle chiazze di rifiuti in mare, ho quindi pensato che attraverso l’arte potessi portare alla luce il problema. Da capo di stato del Garbage Patch ho prodotto un’installazione all’Unesco, rivendicando, con bandiera e costituzione, la presenza di questi chilometri di rifiuti. Sono portavoce di questa plastica presente nei mari, con diverse installazioni prodotte negli anni, anche al Foro Romano nella Basilica Giulia, poi sono stata all’Onu, al COP21, ho firmato per Agenda 2030 davanti a Enrico Giovannini quando era a capo dell’Asvis e all’ex ministro dell’Ambiente, Costa. La stampa ha seguito questo progetto, così contribuisco a portare attenzione al tema”. E sull’estero più attento dell’Italia sulla sostenibilità: “In alcuni paesi l’attenzione è inesistente, in Italia invece credo siamo avanti, il mio progetto ha avuto successo in altri Paesi perché non uso immagini crude, animali morti e metto in sinergia diversi canali, provando a coniugare arte e comunicazione”.

E dal tema dei rifiuti di plastica in mare evocato e sostenuto con l’arte, all’intreccio tra sostenibilità e il settore delle assicurazioni nelle parole di Marisa Parmigiani, Head of Sustainability & Stakeholder management del Gruppo Unipol e direttrice della fondazione Unipolis: “Le assicurazioni italiane sono tra le più sostenibili del mondo, gli italiani hanno saputo applicare i principi di sostenibilità nei processi produttivi. Il settore assicurativo protegge il cliente nei momenti di difficoltà e aiuta a pensare al futuro. Due sono i temi a noi cari: il climate change, gestendo immense risorse finanziarie, quindi supportiamo economia di transizione, spingiamo su imprese che pensano alla rivoluzione verde. Poi, secondo tema, le disuguaglianze, vanno tutelare le persone più fragili, abbiamo polizze per coprire chi non può percepire la pensione o chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Infine, le prossime sfide, che sono la lotta al consumo di plastica e poi seguire la strada della biodiversità”. Il dirigente del Gruppo Unipol evidenzia anche il legame tra innovazione e sostenibilità: “Sono decisamente intrecciati, come Unipolis ci occupiamo di ricerca, noi abilitiamo partner, soggetti, progetti sul territorio orientati a produrre innovazione sociale. La chiave è la cultura, che è la quarta gamma della sostenibilità, deve inclusiva e accessibile,. quindi portiamo la cultura in luoghi dismessi, in periferie, in aree urbane complesse. E ci concentriamo sui ragazzi, ci vogliono persone protagoniste per il mondo contemporaneo, ingaggiare le persone, renderle attive. Inoltre, collaboriamo con Asvis, anche con Cittadinanzattiva. Lo sviluppo sostenibile non è moda o una fase di passaggio, dovrà essere modello dei prossimi 100 anni, con impegno di imprese, istituzioni ma soprattutto persone”.

E di rivoluzione verde parla anche Martina Rogato, docente di Sostenibilità alla Lumsa, inserita da Startupitalia tra le 1000 donne che sta cambiando l’Italia e nel 2020 tra i change-maker scelti da Papa Francesco per ridisegnare una nuova economia sostenibile: “La sostenibilità è anche business. Per la transizione di sostenibilità, in Italia c’è una situazione variegata ma il Covid-19 ha scosso le coscienze, il 66% dei millennials chiede alle aziende di essere sostenibili e c’è il popolo del web, dei social, 36 milioni di utenti, che spinge alla produzione green. Si vede una luce, più impegno, va sfatato il mito che la sostenibilità sia impossibile. Noi, con i nostri comportamenti, possiamo determinare un impatto, parte del cambiamento, da investitori o consumatori responsabili”. La docente della Lumsa è tra le delegate di Women 20, gruppo di 98 delegati esperti su argomenti legati al lavoro femminile presenti al G20 a Roma, il 30-31 ottobre 2021: “People, planet, prosperity sono i cardini per la gender equity individuati dalla presidenza italiana del G20. Oltre a temi come donne e lavoro, accesso al credito per imprenditoria, lavoreremo sul binomio donne-ambiente per distruggere lo stereotipo sulle donne che non sarebbero all’altezza sul tema ambientale come è avvenuto per le Stem. Le donne devono investire in percorsi su blue e green economy, ma insisteremo al G20 anche per imporre il dimensionamento delle città anche a misura di donna”.

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