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Euro 2020, Italia in ginocchio? Dalla farsa alla tragedia…

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Passare dalla farsa alla tragedia, in 48 ore. Sabato, prima di Italia-Austria, abbiamo raccontato l’attesa per la decisione dei giocatori italiani rispetto al gesto simbolico di sostegno al Black lives matter a Euro 2020. Poi i giocatori di Italia e Austria hanno deciso di rimanere in piedi. Meglio, hanno deciso gli austriaci e noi ci siamo adeguati, perché la linea scelta dalla nazionale è quella di rispettare le scelte degli altri senza scegliere nulla. E si tratta senza dubbio della scelta peggiore che si potesse fare.

La parole del responsabile della comunicazione Figc, Paolo Corbi, lasciano pochi dubbi. “Come ha spiegato Chiellini, la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé, che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro”. Quindi, la nazionale italiana non condivide un gesto universalmente riconosciuto contro il razzismo ma è solidale verso la decisione di chi, come i giocatori del Belgio che affronteremo venerdì nei quarti di finale, quel gesto lo riconosce e lo ritiene utile. Ci sarebbe da ridere, se il messaggio non fosse catastrofico da diversi punti di vista.

Quello sostanziale, perché si mette in discussione un gesto che non sarà la soluzione del problema ma che di certo non può che essere considerato, per il significato che ha assunto, un messaggio contro le discriminazioni. Quello della comunicazione, perchè quello che è stato costruito in questi giorni è un nuovo caso di pessima gestione delle idee, delle parole, dei messaggi che si veicolano all’esterno. Quello del buon senso, perché essere solidali con il gesto di un altro, in cui si dice di non credere, diventa grottesco.

Se ‘ci inginocchiamo perché si inginocchiano loro’ sembra una barzelletta, sarebbe il caso di capire come si è arrivati a questo punto. Una decisione autonoma e libera dei calciatori, si sta dicendo. Ma non possono essere i calciatori, evidentemente in disaccordo tra loro, a produrre una decisione del genere in totale autonomia. Ci sono un commissario tecnico, Roberto Mancini, un capo delegazione, Gianluca Vialli, e, sopra di loro, c’è un presidente federale, Gabriele Gravina. La pessima figura di queste ore è anche e soprattutto loro. Perché se le strumentalizzazioni e le polemiche possono destabilizzare un gruppo di giocatori, servirebbe un comportamento diverso da parte di chi quel gruppo ha il compito di guidarlo. Non solo in campo, non solo pretendendo una diagonale o un accorgimento tattico, ma anche fuori.

 

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