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Ecco perché le imprese hanno sempre più bisogno di sustainable leader

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Le politiche di sostenibilità sono diventate un must, non solo perché contribuiscono alla reputazione del brand, ma anche perché rappresentano un fattore di competitività. Per questo, stiamo passando dalla figura di leader tradizionale a quella di sustainable leader. Ma qual è il suo identikit? E come si può formare? Ne abbiamo parlato con Maria Francesca Cova, Director Finance, Tax & Legal | Professional Recruitment di Badenoch + Clark e Spring Professional. “La corsa delle aziende verso il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità è ormai una questione di sopravvivenza”, spiega. “L’emergenza pandemica ha infatti obbligato molte società a cercare nuova liquidità sul mercato e la finanza, dagli investitori privati a quelli istituzionali, valuta ormai gli investimenti sulla base di criteri ESG”. D’altra parte, aggiunge, “i numeri parlano chiaro: i fondi di investimento focalizzati su fattori ESG hanno raccolto nel 2020 circa 347 miliardi di dollari, mentre, secondo i dati previsionali di Moody’s, nel 2021 le emissioni di debito sostenibile saliranno a quota 650 miliardi”.

Maria Francesca Cova identifica cinque specifiche caratteristiche del sustainable leader: Stakeholder Inclusion, ossia “l’inclusione nelle decisioni di tutti gli stakeholder”; Emotion & Intuition, cioè “umiltà nel mostrare i propri limiti e vulnerabilità per entrare in contatto con tutti gli stakeholder”; Mission & Purpose, ovvero porsi “obiettivi a lunga scadenza di prosperità sostenibile per l’organizzazione e per tutti gli stakeholder, co-creazione di obiettivi in un sistema complesso”; Technology & Innovation, fondamentale per “sviluppare una visione della tecnologia che aiuti le persone a risolvere i problemi, riducendo il più possibile le conseguenze negative”; infine Intellect & Insight, dunque “continuo apprendimento a tutti i livelli dell’organizzazione, presa di decisioni sulla base dei dati e sviluppo del pensiero critico”.

Per raggiungere questi risultati, sottolinea Cova, “la formazione resta la strada maestra. L’obiettivo è quello di garantire conoscenze multidisciplinari – che vadano dall’economia al diritto, dall’ambiente alla sociologia – che andranno poi a innestarsi su competenze trasversali, come l’abilità di identificare gli stakeholder più significativi, la capacità di avere una vision sul medio e lungo periodo e, soprattutto, di comunicare le iniziative al resto del management e dei dipendenti per creare un valore concreto”.

Ma quali sono i fattori su cui agisce un sustainable leader? Per Maria Francesca Cova sono sostanzialmente tre: in primo luogo “analizza i bisogni più urgenti della società e dei suoi consumatori” e “crea nuovi prodotti, servizi o iniziative sulla base delle esigenze e dei trend”. Secondo punto: “Valuta l’efficienza della sua catena di valore, sapendo che ogni processo, sia esso interno o esterno, produce un impatto ambientale e sociale”. Infine, “dialoga con gli stakeholder del territorio per attivare azioni sinergiche che puntino alla crescita di tutta la regione, con impatti positivi su benessere, infrastrutture, salute”.

Cova elenca infine i quattro fattori che rendono la sostenibilità così importante per il bilancio aziendale: attitudine dei consumatori a comprare da aziende che ne fanno un loro cavallo di battaglia; riduzione dei costi operativi; minimizzazione o azzeramento dei costi di eventuali sanzioni da parte di enti regolatori e, infine, crescita della soddisfazione dei dipendenti e soprattutto della loro produttività.

Ascolta “Maria Francesca Cova: "Ecco perché le imprese hanno sempre più bisogno di sustainable leader"” su Spreaker.

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