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Green pass, in piazza contro se stessi

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Quando c’è una manifestazione di piazza è sempre importante ascoltare cosa chiede, cosa rivendica. Anche tentando di andare oltre il messaggio più elementare, in questo caso il no al green pass. Lo slogan che ricorre è ‘no alla dittatura sanitaria’, accompagnato dal sempre condivisibile ‘libertà, libertà, libertà’. Alla fine si arriva alla ‘truffa del Covid’. C’è tutto il repertorio che da mesi alimenta la propaganda no vax.

Quindi, si aggiunge un elemento: no allo strumento che può consentire di riacquistare libertà, il green pass, come atto di resistenza, di ribellione, di insubordinazione. A questo punto, con qualche semplificazione, va individuato il dittatore. Con un po’ di approssimazione si arriva allo Stato, o al governo, meglio ancora al premier Mario Draghi, e al ministro della Salute Roberto Speranza, in sostanza chi decide come affrontare un’emergenza che dura ormai da un anno e mezzo.

Poi, è il caso di guardare bene chi c’è in piazza. Insieme alla varia militanza no vax e, più in generale no sistema, ci sono quelle forze politiche che, con coerenza e anche con una certa costanza, ci sono ogni volta che si può capitalizzare in qualche modo il disagio sociale, Casapound e Forza Nuova. Sorvolando sul difficile accostamento tra due forze di estrema destra e la resistenza a una dittatura (sanitaria ma rappresentata come la caricatura del terrore nazista), c’è da rilevare che Casapound e Forza Nuova sono sostanzialmente dove ci si aspetta che siano: in piazza a tentare di dare un colore e una militanza alla protesta.

Ma la politica che guarda alla piazza di oggi come a un potenziale bacino elettorale non è solo quella che sbraita dietro un megafono. Ci sono i fiancheggiatori che di voti ne hanno già parecchi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Le loro posizioni sui vaccini e sul green pass alimentano la confusione e contribuiscono a strumentalizzare l’ignoranza e la paura di una piazza disorientata. Nel caso del leader della Lega c’è un altro fattore non secondario da considerare: è dentro la maggioranza che sostiene il governo Draghi. E qui il castello di sabbia della resistenza, della dittatura (sanitaria) e del no al green pass cade prima ancora di essere messo in piedi. Resta solo la speculazione.

La piazza invoca la libertà e urla al dittatore ma di fatto manifesta contro se stessa, contro le residue possibilità di uscire dalla lunga emergenza sanitaria, sociale ed economica. Il paradosso è evidente. Il vaccino, l’unica arma disponibile per fermare una pandemia, diventa lo strumento di oppressione per esercitare una dittatura. Il green pass, uno strumento che può aiutare a ritrovare normalità, un simbolo da agitare per incanalare la ribellione. La politica, quella peggiore, non trova strada migliore che attrezzarsi per portare dalla propria parte il disagio, la sofferenza, e anche l’ingenua disponibilità di quella piazza a mettersi dalla parte sbagliata.

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