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L’ambiziosa sfida economica di Draghi

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Le cose vanno tutto sommato bene. Ma non basta. L’economia italiana potrà dirsi risollevata solo quando sarà diventata “strutturalmente più solida”. Il premier Mario Draghi, in una conferenza stampa in cui di fatto annuncia l’estensione del green pass e l’obbligo vaccinale, e in cui ribadisce che il governo va avanti a prescindere dalle bizze di Salvini, ritaglia uno spazio dedicato alla situazione economica. Lo fa usando la sua ormai consueta precisione nel linguaggio e lo fa per chiarire qual è il suo obiettivo ultimo, l’ambizione cui tende la sua politica economica.

La premessa è che, come dicono i dati, “l’economia continua a crescere, molto di più delle aspettative” e che anche il mercato del lavoro “va bene, con circa mezzo milioni di occupati in più”. Poi però, su un fronte e sull’altro, arrivano parole nette, scandite per puntualizzare cosa funziona e cosa no e, soprattutto, per far capire quanta strada ci sia ancora da fare. Accenna ai licenziamenti via whatsapp, parlando di “situazioni riprorevoli”. E poi, tornando sull’andamento del pil, dice: “Non credo valga la pena compiacersi troppo”. Draghi spiega chiaramente perché. “Il nostro prodotto cresce in una maniera che non si vedeva da decenni, siamo di fronte a un grande rimbalzo ma chi è caduto di più, rimbalza di più”. Il premier fissa quindi il target. “La vera sfida è rimanere a un tasso di crescita considerevolmente più elevato di prima della pandemia”.

La crescita, e anche il Pnrr, sono strettamente legati alla capacità di fare le riforme, di cui Draghi è garante. L’agenda, ricorda, “è molto fitta”: arriveranno “prima le leggi delega concorrenza e fisco, poi le politiche attive del lavoro e la riforma degli ammortizzatori, poi pensioni e quota 100”. Il premier si sofferma, in particolare, sulle politiche attive. “Molti settori dovranno ristrutturarsi, serve una visione industriale per riallocare i lavoratori in diversi settori”. Visione industriale. Una lacuna di tanti governi che, se effettivamente colmata, può cambiare il corso delle cose.

Draghi non elude nessuna domanda. Anzi, più ancora di altre volte, sembra aspettarle per poter affondare le risposte. Sarà esteso l’utilizzo del green pass? “Sì, verrà esteso. La direzione è quella”. E le obiezioni di Salvini? “Ci sarà comunque la cabina di regia ma la questione è a chi estenderlo e quanto velocemente”. L’altro tema controverso, che ha alimentato lo scontro dialettico tra il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e il ministro del lavoro, Andrea Orlando, è il decreto delocalizzazioni. E Draghi è lo stesso piuttosto netto. “Ci stiamo lavorando, è una norma complessa: deve essere efficace e realistica”. Anche qui, le parole pesano. Efficace, quindi deve impedire le delocalizzazioni feroci. E realistica, quindi deve essere applicabile e non deve essere punitiva. “Non ci vorrà tanto tempo per avere una norma condivisa da tutto il governo. Poi parleremo con Confindustria e con le altre parti sociali”, chiude il discorso Draghi.

 

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