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Il digitale aiuta lo sviluppo sostenibile

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Tra il 2020 e il 2030 il digitale contribuirà ad abbattere fino al 10% delle emissioni rispetto ai livelli del 2019, con un impatto pari a quello incrementale delle energie rinnovabili; sotto il profilo della sostenibilità economica, le aziende digitalizzate sono il 64% più produttive rispetto rispetto alle aziende che non hanno ancora attuato percorsi di trasformazione digitale; dal punto di vista della sostenibilità sociale, l’adozione di nuove forme di lavoro a distanza è, secondo il 63,7% del campione, la principale leva attraverso cui il digitale può contribuire alla sostenibilità sociale. Sono i principali risultati dello studio “Digitalizzazione e sostenibilità per la ripresa dell’Italia”, elaborato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Microsoft Italia presentato, nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti, in una conferenza stampa cui hanno preso parte anche Silvia Candiani (Amministratore Delegato di Microsoft Italia) e l’advisor scientifico dell’iniziativa Patrizia Lombardi (Prorettore del Politecnico di Torino; Presidente della Rete Italiana delle Università per lo Sviluppo Sostenibile).

La ricerca, realizzata da The European House – Ambrosetti, si è posta l’obiettivo di indagare il contributo del digitale allo sviluppo sostenibile, identificandone gli ambiti di applicazione e quantificandone gli impatti sulle sue diverse componenti per l’Italia nel contesto della ripresa post Covid-19.

È infatti necessario un cambio di marcia sulla decarbonizzazione della nostra società anche alla luce del rinnovato obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO2 del 55% al 2030 recentemente adottato dalla Commissione Europea. Parallelamente, sul fronte sociale, è necessario invertire la tendenza che vede in aumento la disuguaglianza: dal 2008, il valore per l’Italia del Coefficiente di Gini, che misura le disuguaglianze di ricchezza, è aumentato del 12% (4 punti base in assoluto) e il 2020 è l’anno con il più alto incremento mai registrato.

Allo stesso tempo, gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno fatto fare un salto quantico alla trasformazione digitale della società, delle aziende e delle pubbliche amministrazioni. Questo, oltre ad accelerare il processo di diffusione delle competenze informatiche, avrà sicuramente un effetto sulla diffusione di nuovi modelli lavorativi abilitati da strumenti digitali di collaborazione e maggiormente sostenibili rispetto ai modelli tradizionali sia sotto l’aspetto ambientale, sia sotto l’aspetto sociale. Da una survey condotta dal gruppo di lavoro di The European House – Ambrosetti su un campione di oltre 200 aziende, le nuove forme di lavoro a distanza (64% del campione) e di collaborazione (59% del campione) sono, infatti, percepite come le principali leve attraverso cui il digitale può contribuire alla sostenibilità sociale.

Nello Studio vengono identificate le sinergie tra trasformazione digitale e le diverse componenti di sviluppo sostenibile.

Sotto il profilo della sostenibilità economica, lo studio dimostra come le aziende digitalizzate ottengano un importante beneficio sulla produttività del lavoro rispetto alle aziende che non hanno ancora attuato percorsi di trasformazione digitale (+64% per le aziende italiane, rispetto ad un +49% per le aziende europee).

Sotto il profilo della sostenibilità ambientale, il gruppo di lavoro di The European House – Ambrosetti ha costruito un innovativo modello proprietario per stimare il contributo del digitale alla decarbonizzazione. Dal modello risulta come il digitale sarà una delle armi più importanti per la transizione verde, con un impatto al 2030 pari a quello incrementale delle energie rinnovabili. Complessivamente, infatti, si stima che tra il 2020 e il 2030 il digitale contribuirà ad abbattere fino al 10% delle emissioni rispetto ai livelli del 2019 (37 milioni di tonnellate di CO2 annue).

Sotto il profilo della sostenibilità sociale, lo studio evidenzia chiaramente come l’adozione di nuovi modelli di collaborazione sia la principale leva d’azione attraverso cui le aziende possono contribuire al benessere delle persone, all’inclusione sociale e all’inclusione dei territori. Nella survey condotta su un campione di oltre 200 aziende italiane in cui nuove forme di lavoro a distanza (63,7% del campione) e di collaborazione (59% del campione) sono state indicate come le principali leve attraverso cui il digitale può contribuire alla sostenibilità sociale.

“La crisi del Covid-19 ha alimentato il senso di urgenza rispetto alla necessità di una transizione verso forme di sviluppo più sostenibili, in cui crisi climatica e crescita delle disuguaglianze sono i due fattori di rischio principali. Il 2021 è un anno chiave per imprimere forti discontinuità rispetto al passato” dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti. “Non solo la digitalizzazione è in grado di imprimere un impressionante recupero di produttività del lavoro del 64% per le imprese più digitalizzate, ma abilita le imprese a dare un importante contributo alla sostenibilità. Sotto il profilo ambientale il nostro modello stima un contributo del digitale alla decarbonizzazione di 37mln di tonnellate di C02 annue pari al contributo incrementale delle energie rinnovabili tra il 2020 e il 2030 e pari al 10% delle emissioni al 2019. Sotto il profilo sociale, oltre il 60% delle imprese conferma come le nuove forme di collaborazione abilitino maggiori livelli di benessere ed inclusione. In tal senso, il progetto “Smart Borgo”, proposto dai giovani che hanno vinto la challenge da noi realizzata, propone una concreta visione di come i giovani immaginano il proprio futuro lavorativo”

“Le tre grandi sfide per il rilancio del nostro Paese – sostenibilità, digitale e inclusione sociale – sono strettamente legate tra di loro e – ha commentato Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia – investendo in maniera sinergica e strategica, possono creare un circolo virtuoso in grado di accelerare non solo la ripresa, ma l’evoluzione verso nuovi modelli di business e vita più sostenibili. Questo studio si pone l’obiettivo di analizzare le strette correlazioni tra questi tre filoni, dimostrando i notevoli impatti che piani e iniziative in questi ambiti possono avere sulla crescita della nostra economia e del mondo del lavoro, nel pieno rispetto delle sfide ambientali e promuovendo in Italia una società più aperta e in grado di dare opportunità a tutti. Come Microsoft, siamo al fianco delle organizzazioni pubbliche e private con soluzioni, risorse e competenze volte a favorire la crescita del loro business in maniera sostenibile, a creare ambienti di lavoro più flessibili produttivi e inclusivi, oltre a supportarle nel creare professionalità al servizio delle nuove sfide. Il nostro impegno si inserisce anche sui temi della sostenibilità, sia in maniera diretta con un piano di riduzione del nostro impatto ambientale sia con soluzioni e iniziative volte ad aiutare imprese, enti e associazioni ad evolversi in modalità green. Siamo in un momento unico dove le opportunità di colmare i gap e ritornare a crescere ponendo le basi per un futuro migliore per il nostro Paese sono davanti a noi. Serve un impegno corale e condiviso dal mondo pubblico e privato per realizzare il Digital Restart dell’Italia”

“Il contributo che la digitalizzazione può portare al raggiungimento della sostenibilità delle comunità e dei territori è da tempo al centro del dibattito scientifico e politico, oltre ad avere un ufficiale riconoscimento nella recente strategia europea ed italiana per la ripresa e la resilienza. Tuttavia, una specifica quantificazione dell’impatto che questa rivoluzione ha, o potrebbe avere, sul Paese, nel campo della ripresa economica, della inclusione sociale e della lotta al cambiamento climatico, non era ancora stata realizzata. Uno dei principali pregi dello studio è proprio quello di aver portato alla evidenza pubblica questi dati, sottolineandone la forza e l’urgenza, nell’anno in cui l’Italia ha assunto la presidenza del G20 ed il negoziato sul clima di COP26 rivedrà i target dei precedenti accordi realizzati a Parigi, affinché siano colte le opportunità offerte dagli attuali finanziamenti messe a disposizione dal PNRR, in maniera responsabile e strategica”, ha commentato l’advisor scientifico dell’iniziativa Patrizia Lombardi (Prorettore del Politecnico di Torino; Presidente della Rete Italiana delle Università per lo Sviluppo Sostenibile).

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