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Su Fortune Italia la selezione dei 100 ‘welfare specialist’

I 100 “welfare specialist” in Italia. E’ il tema dello “speciale” sul prossimo numero di Fortune. Una rassegna dei protagonisti di un mondo che non è solo un mercato. Anche, ma non solo. E’ un sistema aggiornato e contemporaneo di nuova protezione sociale che dopo Covid-19 sta assumendo caratteristiche nuove, sempre più essenziali nella vita di un’impresa e di un territorio. Di qualunque comunità.

Gli specialisti ci vogliono, eccome: di previdenza complementare, di sanità integrativa, di questioni contrattuali, di diritto del lavoro, di fisco, di psicologia del lavoro, di architettura degli spazi… Potremmo continuare e non avremmo finito. Ma tra gli specialisti non si possono non annoverare anche alcuni tra gli imprenditori che hanno intuito prima di altri la centralità delle risorse umane e che hanno investito in piani di welfare prima e più di altri. Ma in questo elenco ci devono essere anche quegli imprenditori che hanno visto nei servizi di welfare un nuovo business. E anche quelli che si sono fatti attenti osservatori di questo mondo in rapida evoluzione. Uno di questi, Tiziano Treu, nel 2016, dopo la legge di Stabilità che contribuì non poco ad accelerare lo sviluppo del welfare aziendale, sintetizzò così: “Dal welfare aziendale dei pionieri stiamo passando al welfare aziendale di massa”.

E’ appena stato reso noto il sesto Rapporto Welfare Index Pmi, promosso da Generali Italia, e già stiamo aspettando le novità del terzo Rapporto di “Welfare, Italia”, l’iniziativa più che decennale sponsorizzata da Unipol, di recente trasformatasi in un think tank più complesso e autorevole, che ogni anno offre una panoramica dell’evoluzione del welfare integrativo nel Paese.

Quindi, mentre si moltiplicano gli osservatori e le analisi, il mondo del welfare sussidiato (il secondo pilastro in previdenza e in sanità, e per i dipendenti di molte aziende) diventa esperienza comune, che si accompagna a quella insistita centralità delle risorse umane, impostasi nella vita e nella cultura delle imprese italiane durante e dopo la pandemia.

L’elenco dei 100 “welfare specialist” testimonia la trasversalità delle competenze richieste: ci sono avvocati e psicologi del lavoro, manager d’azienda per lo più nelle direzioni Risorse Umane (ma anche nella comunicazione), manager attivi nelle aziende di servizio (i provider), consulenti del lavoro, docenti universitari, ricercatori, esponenti del Terzo settore e poi tanti imprenditori, grandi o piccoli, capaci di fare ottimi piani di welfare aziendali per i propri dipendenti e (altri) capaci di cogliere le nuove opportunità di impresa e di mercato nello sviluppo dei servizi di welfare aziendale.

Una certezza: sarà un elenco incompleto. Cento nomi sono tanti, ma sono pochi. Speriamo che sia un elenco che si verrà integrando, con nuove scoperte e nuovi segni di trasformazione. E magari sarà un primo passo per compilare una classifica (o più classifiche) per mettere in fila i migliori “welfare specialist” italiani, per dare indicazioni alle imprese, e per dare soddisfazione al merito di chi si è impegnato.

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