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Auto elettriche da record, +107% a settembre

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Volano le vendite di auto elettriche. Gli ultimi dati sulle immatricolazioni parlano infatti di record per le auto elettriche a batteria, le cosidette BEV, con 8.466 unità, cresciute del 106,84% rispetto a settembre dello scorso anno. A questo si aggiunge anche un’altra buona notizia per il percorso di elettrificazione della mobilità. Perché alla crescita dei mezzi si accompagna anche un aumento delle aree per il ‘rifornimento’ in Italia, quelle che più comunemente chiamiamo colonnine che, negli ultimi tre mesi, sono saliti del 7%, fino a sfiorare i 25mila punti di ricarica. Piccoli passi in avanti che diventano conquiste importanti, specialmente in chiave di transizione ecologica e di mantenimento delle promesse elencate alla commissione Europea nel nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Secondo il bilancio messo a punto da Motus-E – l’associazione che raggruppa tutti gli stakeholders della mobilità elettrica – la quota di mercato delle auto elettriche insieme con quelle plug-in è “ormai impressionante e fa segnare un record assoluto, raggiungendo il 13,29% a settembre: l’8,04% per le elettriche e il 5,25% per le plug-in”. Inoltre, elettriche e plug-in insieme sono cresciute del 99,81%, con 13.993 unità; ai numeri sulle auto elettriche a batteria, bisogna aggiungere quelli sulle ibride plug-in (+89,93%, con 5.527 mezzi). In generale, guardando al parco auto elettriche e plug-in in Italia ci si avvicina al traguardo dei 200mila mezzi. Con le auto elettriche che superano le 100mila unità e si piazzano in testa nella corsa con le plug-in: le elettriche vincono con 101.945 contro 97.105 plug-in.

Il fronte infrastrutture migliora, e questo apre le porte anche alla percezione ormai diffusa nei cittadini che ‘comprare un’auto elettrica si può’, e che non si rischia più di rimanere senza carburante. Tradotto, abbiamo più spine per la ricarica in giro per il Paese. In Italia ci sono attualmente 24.794 punti di ricarica in 12.623 stazioni; sono invece 10.019 le location accessibili al pubblico (a più 6%). Con la Lombardia in testa a guidare la classifica delle Regioni. Qualche problema però c’è: non è facile per i cittadini ricaricare l’auto – spiega Motus-E – dal momento che nonostante l’aumento delle colonnine “il 12% delle infrastrutture installate” non è al momento “utilizzabile dagli utenti finali”, sostanzialmente perché ancora sprovviste del “collegamento alla rete elettrica da parte del distributore di energia”. Il dato è comunque in miglioramento: a marzo 2021 si attestava al 22% e a giugno al 15%. Per quanto riguarda la potenza erogata, il 95% dei punti di ricarica è in corrente alternata mentre il 5% in corrente continua.

La mappa delle colonnine invece parla chiaro. E racconta ancora una volta – e anche in questo settore – della spaccatura tra il Nord e il Sud del Paese: il 57% dei punti di ricarica sono distribuiti nel Nord Italia, il 23% nel Centro, e “solo il 20% nel Sud e nelle Isole”. La Lombardia si conferma la Regione più virtuosa con 4.380 punti, pari al 18% del totale; in Piemonte è installato il 10% dei punti di ricarica, così come nel Lazio, l’Emilia-Romagna e il Veneto sono al 9%, la Toscana all’8%. Queste 6 Regioni coprono il 65% del totale.

Il passo sembra segnato stando anche all’analisi realizzata da Legambiente dedicata a come siano cambiate le abitudini e il mercato della mobilità nell’era del post-Covid: nel nostro Paese c’è un grande aumento di mezzi leggeri, monopattini e e-bike in particolare; ma è nelle auto elettriche diventa evidente il cambio di velocità con un aumento del 500% portato in dote dal periodo di ‘silenzio’ pandemico, e una spesa in due anni di quasi 2 miliardi di bonus in auto nuove (più dei tedeschi in rapporto alla popolazione) pur avendo incentivato anche diesel e benzina.

In Europa non si fanno tanti sconti sul punto. La direzione dell’Ue su clima e energia viaggia sui binari del nuovo pacchetto ‘Fit for 55’ che porta a un livello più ambizioso la corsa verso la decarbonizzazione del sistema economico, il taglio delle emissioni e la neutralità climatica. Un esempio è la proposta di abbandonare il motore diesel e benzina entro il 2035, che ‘non tanto bene’ è stata accolta dalle grandi associazioni dell’automotive.

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