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Forum Sostenibilità, la corsa a ostacoli della finanza sostenibile

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Banche e asset manager sono sotto la lente di Ong e attivisti, gli investitori guardano con più attenzione i rating Esg, la regolamentazione della supervisione per le banche prevede lo scrutinio intensificato degli istituti: la finanza è già cambiata, ma la mutazione verso la finanza sostenibile è ancora in corso. E per avere una finanza che diventi fattore abilitante della transizione ecologica ci sono ancora ostacoli da rimuovere. Il greenwashing è solo uno di questi. Di questo abbiamo parlato nella tavola rotonda ‘Finanza Sostenibile – Servizi finanziari, credito e risparmio’, durante la seconda giornata del Forum Sostenibilità di Fortune Italia.

“Dobbiamo parlare di sostenibilità della finanza, per quanto riguarda le linee di sviluppo. E di finanza a sostegno della sostenibilità perché ha un ruolo strategico nello sviluppo sostenibile”, ha detto introducendo i lavori il direttore di Fortune Italia, Fabio Insenga. Investire sulla sostenibilità infatti non significa rinunciare alle performance degli investimenti: per Isabella Fumagalli, Head BNL BNPP Private Banking & Wealth Management, “gli investimenti sostenibili sono quelli che ci daranno maggiore soddisfazione. Stiamo osservando che gli indici in questi anni hanno performato meglio rispetto agli indici non sostenibili, e lo stesso vale per gli indici settoriale della clean energy e low carbon. Nei momenti di volatilità dei mercati abbiamo visto che gli stessi indici hanno perso meno rispetti ai non sostenibili. Questo ci rassicura su fatto che per investire in modo responsabile non si debbano avere necessariamente dei costi”.

Ma il successo degli investimenti sostenibili ci racconta anche la resilienza delle imprese attente ai temi Esg: “Quando investiamo in aziende sostenibili scegliamo di fatto quelle governate meglio, perché l’Esg riguarda anche la governance”.

Non ci si deve nascondere dietro la tassonomia europea ancora da definire: “Abbiamo già tanti strumenti per andare verso la sostenibilità senza avere costi aggiuntivi e incoraggiando imprese più virtuose. Bisogna puntare su Esg in modo molto deciso, nel dubbio facciamo di più e agiamo più velocemente. Strumenti finanziari ci sono, sono gli istituti finanziari che devono guidare i clienti a sceglierli”.

Secondo Carlo Giausa, Head of Wealth & Asset Management Gruppo Sella, “stiamo vivendo un momento di disruption sia nell’asset management che nella consulenza. Per anni abbiamo considerato parametri tradizionali nella scelta dell’investimento, ora abbiamo aggiunto il fattore sostenibilità”.

Quella che stanno vivendo di persona i consulenti, a contatto con le esigenze dei clienti e con l’offerta degli investimenti da parte del mercato, “e una rivoluzione, iniziano a esserci serie storiche che ci mostrano che le aziende Esg sono meglio gestite e performano meglio, e questo vince le reticenze degli operatori dell’asset management. Questo è il trend dei prossimi 20 anni, nel prossimo trienno potrebbero triplicare gli attuali 1500 mld di investimenti sostenibili”.

C’è chi si trova avvantaggiato: “Ci sono dei player che già venti anni fa avevano puntato come strategia aziendale su fattore sociale, ambientale e di buon governo. E queste aziende oggi stanno passando all’incasso, e il trend è inarrestabile. Ci si muove anche verso la conversione dei portafogli tradizionali in portafogli sostenibili”. Nel 2021, “senza che ci sia stato una spinta particolare, la stragrande maggioranza degli investimenti della nostra clientela è classificabile come articolo 9, ma non credo che il fenomeno riguardi solo noi, ma tutto il panorama”. L’auspicio è avere una maggiore standardizzazione dei parametri di giudizio delle società di rating, “perché mettono in difficoltà noi wealth manager”.

Alessandro Schiavone, Responsabile Direzione Corporate Finance & Advisory Banca del Fucino, racconta come la banca abbia reato una società ad hoc per investire sulle rinnovabili. “Alcuni anni fa c’è stato un cambiamento nella proprietà e del piano industriale, mettendo al centro transizione ecologica e rinnovabili. Abbiamo colto la grande opportunità della propensione degli investitori su rinnovabili”. Il problema delle rinnovabili è che “c’è carenza di asset realizzativi, con tanti progetti fermi. Abbiamo pensato di costituire una società di sviluppo che si chiama way finance per sviluppare opportunità di investimento in solare ed eolico, una struttura con una cinquantina di tecnici specializzati e che sta lavorando a 2GW di operazioni. Stiamo investendo molto e stiamo facendo accordi di co-sviluppo con grandi operatori e contiamo di far emergere un pacchetto di autorizzazioni da poter realizzare in proprio o con altri investitori”. Sugli investimenti diretti “stiamo curando un portafoglio di proprietà per investire direttamente negli impianti. Lo scorso anno abbiamo acquisito una cinquantina di MW e lavoriamo per ricorrere alle tecnologie più innovative”

Quali sono allora gli ostacoli da rimuovere? “Nelle rinnovabili ci sono modelli di business che sono profittevoli e rendimenti interessanti, peraltro di lunga durata, questo evidentemente incoraggia e non penso ci sia un problema di propensione a investire, e non manca neanche la capacità di sostegno finanziario”. Il grosso problema allora “è far sì che ci sia un percorso amministrativo più rapido che garantisca certezze a imprenditori. Stiamo assistendo a aste rinnovabili che vanno deserte, il che denuncia la difficoltà ad realizzare nuovi asset. Ci deve esser una maggiore capacità di pianificazione degli enti locali, che devono esprimersi in maniera più chiara su come e dove realizzare le iniziative”.

Altro grande tema della finanza sostenibile, e della sostenibilità in generale: il reporting di sostenibilità. Secondo Lucia Silva, Group Head of Sustainability and Social Responsability Gruppo Generali, il report di sostenibilità “è un momento di verità in cui ogni azienda fa il punto e capisce se effettivamente ha fatto bene o male in termini di sostenibilità”. Negli ultimi anni è nato il trend del “rapporto integrato, che rappresenta la creazione di valore sia finanziario sia Esg. Noi lo facciamo da tempo, perché le informazioni Esg per noi sono assolutamente informazioni finanziarie. Quindi fondamentalmente con il reporting si inizia un viaggio, una volta che si rendiconta si racconta una storia agli investitori e agli stakeholder, sono informazioni che vengono presentate in una Esg story agli investitori”. MA il report, oltre ad essere uno strumento di verifica, permette di analizzare i rischi che si hanno davanti: “Per questo integriamo le informazioni compatibili con le linee guida relative al rischio climatico”.

Silva ricorda anche un tema da non trascurare, quando si parla del supporto della finanza alla transizione: quello delle Pmi. “Se vogliamo che la sostenibilità sia concreta è necessario che le Pmi la possano abbracciare. Anche per loro bisogna parlare di una just transition, non si può pensare di trasformarle in un lampo, c’è bisogno di tempi e strumento bilanciando tutte le variabili della sostenibilità, compresa la governance che va adattata alle Pmi come gli altri temi”. In pratica, dice Silva, “bisogna adattare le agenzie di rating alla realtà produttiva in maniera che quest’ultima non sia caricata di costi inutili”.

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