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Alla formazione un posto stabile nel welfare

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Welfare non è solo previdenza, salute e assistenza. Nel perimetro del welfare – pubblico e privato – deve trovare un posto stabile anche la formazione, come gran parte delle attività connesse all’evoluzione del lavoro e della sua (nuova e rinnovata) organizzazione.

L’orizzonte così allargato è stato ribadito nel corso della presentazione dell’ultimo Rapporto “Welfare, Italia” elaborato da The European House Ambrosetti in collaborazione con il Gruppo Unipol, con il sostegno di un comitato scientifico composto da Veronica De Romanis, Giuseppe Guzzetti, Walter Ricciardi e Stefano Scarpetta.

Proprio Veronica De Romanis ha lanciato una proposta per dettare nuove regole fiscali che consentano di favorire gli investimenti all’interno di tutto il perimetro del “nuovo Welfare”, formazione compresa. “Anzi, credo che proprio il Governo italiano si potrebbe intestare una richiesta specifica in sede europea: l’adozione di una golden rule in capitale umano”.

“Vuol dire che all’interno delle regole di flessibilità concesse dalla Ue di fronte alla spesa per investimenti – spiega l’economista – si dovrebbe poter contabilizzare anche quella rivolta alla formazione delle risorse umane. Costruire un’autostrada o un ponte, non dovrebbe essere diverso da un percorso di formazione del capitale umano”. L’idea non richiederebbe nessuna modifica normativa, ma “solo” l’ammissione del capitolo di spese per la formazione all’interno della spesa per investimenti invece che nella contabilità della spesa corrente.

Nel contesto della finanza pubblica, l’espressione golden rule si riferisce a un particolare criterio di conduzione della politica fiscale, in base al quale l’indebitamento pubblico è ammesso solo per le spese in conto capitale destinate allo sviluppo delle infrastrutture e agli investimenti in capitale umano, mentre le spese correnti sono finanziate solo attraverso il prelievo fiscale. In quest’ottica, il finanziamento degli investimenti pubblici attraverso il disavanzo di bilancio rappresenta uno strumento per sostenere la domanda aggregata, e quindi per accrescere il livello dell’attività produttiva durante la fase di contrazione del ciclo economico.

Per Veronica De Romanis in questo modo “si terrebbe strettamente sotto controllo la spesa pubblica, di cui spesso in questo periodo ci siamo dimenticati. La spending review sembra un argomento che ha perso appeal, ma resta fondamentale per guidare una ripresa stabile e rigorosa del Paese dopo la pandemia”. Il welfare mix (pubblico-privato) deve sapersi comporre di una componente pubblica che può essere data a tutti. “L’obiettivo del Rapporto Welfare Italia è quello di fornire strumenti per definire un welfare di precisione” continua De Romanis. Senza dimenticare che una cultura rinnovata della protezione sociale ha bisogno di un “sentire comune”.

La transizione demografica, l’invecchiamento della popolazione, le nuove domande di protezione dopo la pandemia, le trasformazioni del mercato del lavoro, la sanità tra digitalizzazione e capillarità territoriale, le risorse del PNRR ed il ruolo del settore privato e delle assicurazioni per ammodernare il Welfare: sono soltanto alcuni dei temi di dibattito affrontati nell’appuntamento annuale del Welfare Italia Forum.

“Welfare, Italia” si propone da oltre un decennio come luogo di analisi, studio e riflessione sui temi del welfare, aperto al confronto tra i principali stakeholder del settore sia del settore pubblico che privato: decisori, esponenti governativi nazionali e locali, parti sociali, casse e fondi previdenza e assistenza, rappresentanti di imprese e dei lavoratori, università e terzo settore.

Secondo le stime di “Welfare, Italia”, la crisi COVID-19 ha indotto un incremento generalizzato di tutta la spesa in welfare, includendo i 3 pilastri “tradizionali” (Sanità, Politiche Sociali, Previdenza) e l’Istruzione: nel 2021 raggiungerà un totale stimato in circa 632 miliardi di euro, con una crescita di circa 6 miliardi di euro rispetto al 2020, anno in cui l’incremento era stato pari a 50 miliardi di euro rispetto al 2019.

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