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Nuova impennata dei prezzi del gas in tutta Europa

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La domanda di gas in Europa è cresciuta e i prezzi sono in rialzo. Aumenti straordinari che ogni giorno di più rimarcano la centralità dell’energia e dei costi delle fonti energetiche nel ciclo di ripresa, anche in riferimento al balzo inflazionistico che potrebbe non essere così breve come ci si aspetta. Ad Amsterdam il prezzo del gas sale oggi dell’8,4% e tocca 95,15 euro al Mwh (megavattora). A Londra cresce dell’8,1% a 240 penny per Mmbtu, l’unità termica britannica equivalente a 28,26 metri cubi. Anche il petrolio non dà tregua: il Wti (West Texas Intermediate) sale del 4,7% a 71,38 dollari al barile. Il Brent (del Mare del Nord) si attesta a 75,66 dollari (+4%). Dunque, con l’inverno che incalza e le temperature che nelle prossime settimane scenderanno ancora, l’Europa fa i conti con rincari che preoccupano e incidono su settori produttivi e famiglie.

Di recente il commissario al Mercato Interno Ue, il francese Thierry Breton, ha ammesso che l’approvvigionamento delle materie prime e delle fonti energetiche sta diventando “oggetto di sfida geopolitica”. La pandemia ha accentuato questa competizione in cui i grandi produttori, da un lato ‘difendono’ le proprie riserve e limitano l’immissione sul mercato di forniture, dall’altro vedono aumentare il proprio potere di negoziazione. Oggi grossi introiti sono assicurati a chi produce e distribuisce. Gazprom, l’azienda energetica russa parzialmente controllata dallo Stato e considerata la più grande al mondo per la produzione di gas naturale, sta mettendo a segno incassi da record. Nel terzo trimestre 2021 grazie all’impennata storica dei prezzi del gas e alla crisi energetica in Europa ha segnato un utile netto di 581,8 miliardi di rubli (7,8 miliardi di dollari) e un aumento del 70% delle entrate che si attestano a 2,37 trilioni di rubli. L’Europa dipende almeno del 20-30 % dalle risorse russe di gas, con quote che arrivano al 40% come nel caso dell’Italia.

L’Istat, l’Istituto italiano di Statistica, registra che “a ottobre, la forte crescita dei prezzi alla produzione dell’industria è spinta” proprio “dai rialzi dei prezzi dei prodotti energetici, particolarmente evidenti sul mercato interno, dove si rilevano aumenti eccezionali per energia elettrica e gas”. E anche “l’accelerazione su base annua (+20,4%, da +13,3% di settembre) è in larga misura dovuta alla componente energetica. Al netto di quest’ultima, i prezzi alla produzione dell’industria crescono dello 0,5% su base mensile e del 7,9% su base annua”.

In Ue il tema dell’autosufficienza energetica è prepotentemente di attualità. Ma al momento si fanno i conti con trame politiche e relazioni non sempre semplici tra gli Stati al di qua e al di là dell’Oceano. L’impennata dei prezzi del gas dipende anche dalla partita rimasta in sospeso del gasdotto Nord Stream 2. E’ il più lungo al mondo e dovrebbe trasportare per 1230 km sotto il Mar Baltico 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno da Mosca verso la Germania e, dunque, verso l’Ue. Il progetto è fermo perché le autorità di Berlino hanno sospeso le autorizzazioni. Ma la verità è che sul Nord Stream 2 si sta consumando un braccio di ferro: gli Stati Uniti, sia con la presidenza Trump che con quella Biden, non vogliono uno ‘strapotere’ negoziale di Putin sulle forniture di gas all’Europa che, peraltro, finirebbe col bypassiare Ucraina, Polonia e Bielorussia.

Una dipendenza dell’Ue da Mosca che non piace nemmeno a molti dei maggiori Stati membri che studiano soluzioni alternative. Ma il tempo non gioca a favore. Un ciclo macro-economico come questo, caratterizzato da un’inflazione da domanda determinata dal post lockdowm, fa sì che cresca la richiesta su scala mondiale di materie prime e di energia. Allo stesso tempo chi può, per l’incertezza determinata dalla continua evoluzione della pandemia e dalle varianti, mette in atto una sorta di ‘autodifesa’ proteggendo parte delle riserve di questematerie, anche quelle destinate ai settori più diversi.

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