La proposta Ue sul futuro dei rider europei

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delivery rider
ferrovie 2022

I rider, i fattorini che sfrecciano nelle città per consegnarci la cena grazie a un app sul cellulare, diventati fondamentali (e numerosissimi) negli anni della pandemia, sono lavoratori subordinati o autonomi? In questo spazio di interpretazione vive un mondo, quello del food delivery e delle sue piattaforme, da miliardi. Ora la Commissione Europea ha deciso di mettere un punto: i rider sono lavoratori subordinati. Sono dipendenti, anche se magari a tempo determinato. E se non lo sono, è l’azienda che lo deve dimostrare.

Il provvedimento europeo, contenuto nel pacchetto lavoro firmato dal Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione Nicolas Schmit, verrà approvato mercoledì, riporta Repubblica, dopo le richieste di misure apposite da parte di alcuni Paesi membri.

Poi dovrà passare da Parlamento europeo e Consiglio (servirà quindi anche il supporto di parlamentari e Paesi membri), prima che le nazioni europee debbano cominciare a recepire la legge. Sostanzialmente molti dei rider che lavorano per piattaforme come JustEat, Glovo, Deliveroo, UberEats, dopo l’iter di approvazione, dovrebbero essere considerati lavoratori dipendenti.

Il provvedimento dovrebbe riguardare tutte le piattaforme in cui il lavoro è caratterizzato da almeno due di questi cinque criteri: la determinazione della retribuzione per i lavoratori, la definizione di standard di aspetto e comportamento, la supervisione della qualità del lavoro (come quella che avviene attraverso gli algoritmi delle app), la limitazione della capacità di accettare o rifiutare compiti e la limitazione della capacità di costruire una base di clienti.

Secondo Repubblica, nel pacchetto sono contenute anche misure per rendere obbligatoria la pubblicazione dei parametri con cui gli algoritmi delle app ‘giudicano’ l’operato dei rider. Inoltre, spetterà ai datori di lavoro dimostrare che il rapporto di lavoro non è subordinato ma autonomo.

Le voci sul pacchetto di misure per i lavoratori della gig economy non hanno fatto bene alle azioni delle piattaforme del food delivery. Oggi Deliveroo perde il 4,10%. JustEat il 6,31%, nonostante l’Ad Jitse Groen abbia detto di supportare l’iniziativa europea.

Quale sarà l’impatto della decisione? Una stima l’ha data Bloomberg news qualche giorno fa: la decisione europea cambierà la vita a più di 4 milioni di lavoratori (quasi altrettanti potrebbero continuare ad essere considerati autonomi), e potrebbe costare alle varie aziende di delivery fino a 4,5 mld di euro in più ogni anno (Bloomberg news ipotizza che parte dei costi potrebbero alla fine riversarsi nelle tasche dei clienti finali). In Italia i rider sono circa un milione, secondo le stime dell’Inps, che comunque ha ricordato negli scorsi mesi come il settore della gig economy sia caratterizzato da una buona fetta di lavoro sommerso.

La situazione attuale dei rider

Secondo Bloomberg, il provvedimento europeo dovrebbe contenere la formula del ‘rebuttable presumption of employment’: qualunque sia il contratto di lavoro applicato, si parte da una condizione di lavoro dipendente.

In questo momento la situazione contrattuale dei rider italiani varia anche in base alla piattaforma digitale per cui lavorano. Hanno delle tutele di base ma devono poi seguire i contratti con le singole piattaforme. Justeat ad esempio ha utilizzato il contratto della logistica per stabilizzare 6mila dipendenti. Ma l’accordo più famoso è quello tra Assodelivery (Deliveroo, FoodToGo, Glovo, SocialFood e  Uber Eats) e un solo sindacato, Ugl. L’ultimo stop a questo contratto (dopo quello del tribunale di Bologna che l’ha giudicato illegittimo) è arrivato a novembre, quando il tribunale di Firenze ha chiesto a Deliveroo di cessare l’applicazione del Contratto nazionale Assodelivery-Ugl nel territorio di Firenze.

L’Italia in questi anni è intervenuta con un protocollo per contrastare lo sfruttamento vero e proprio, il caporalato, ha ricordato oggi il ministro del lavoro Andrea Orlando al termine della riunione con i suoi omologhi europei a Bruxelles. Soddisfatto per il “pacchetto di interventi sul tema” dei lavoratori delle piattaforme digitali, come i rider, Orlando dice che “naturalmente integreremo con strumenti nazionali il percorso che si va definendo a livello europeo”. “L’Italia – ricorda Orlando – è già intervenuta con un protocollo per contrastare il caporalato, che non riguarda solo l’agricoltura, ma anche settori tecnologicamente avanzati, come quello dei lavoratori intermediati da piattaforme. Questo però non è sufficiente: per questo con altri Paesi europei abbiamo scritto una lettera alla Commissione per sollecitare un’iniziativa che disciplini queste categorie di lavoratori”.

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, commentando la notizia sul provvedimento europeo, ha ricordato il più importante attualmente in vigore: il “decreto legge 101 del 2019 è stato un passo avanti straordinario nella direzione delle tutele del lavoro subordinato dei riders e fissa un punto molto semplice, ovvero dove le aziende e i sindacati non fanno una contrattazione, allora si applicano le tutele del lavoro subordinato. Oggi la Commissione Europea sembra riconoscere le tutele del lavoro subordinato. Oggi abbiamo registrato una esplosione di riders, in seguito ad alcune ispezioni l’Inps, ne abbiamo individuato 60 mila ed emesso delle sanzioni perché abbiamo riscontato dei rapporti di lavoro etero organizzate, mentre non venivano versati contributi per circa 155 milioni a seguito delle indagini della Procura di Milano”. Per Tridico ”c’è una materia in forte evoluzione, ora bisogna che nella pratica le aziende si adeguino e se non lo fanno l’Inps, Inl e corpi ispettivi devono fare i controlli”.

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