Con Truth social Trump lancia una doppia sfida (non solo a Twitter)

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Enel 2022

La sfida è doppia. Aprire la campagna per le presidenziali del 2024 e dare un colpo a Twitter. Il social era stato il megafono per la salita alla Casa Bianca ma, come riporta Fortune.com, citando testualmente Donald Trump, “ha danneggiato l’integrità delle elezioni”. Entro febbraio, forse il 21, giorno in cui si celebrano i presidenti, dovrebbe esordire in Rete (e su Apple store, mentre non è ancora chiaro se anche su Android) il nuovo social network dell’ex presidente degli Stati Uniti.

Si chiama Truth Social, prodotto dalla Trump Media and Technology Group (di cui poco si sa, appartiene a Trump e non ha un Ceo), e ha raccolto investimenti dal private equity intorno al miliardo di dollari attraverso un Private Investment in Public Equity (PIPE), ovvero un accordo in cui un investitore acquista da un’azienda uno stock di azioni a un prezzo diverso rispetto a quello quotato a Wall Street. Nonostante la frase “Follow the Truth” che ha accompagnato la notizia del sito, le premesse non sono straordinarie, a ottobre Trump aveva preannunciato il lancio di una versione beta di Truth Social, in arrivo a novembre, senza mai vedere la luce. A dicembre è arrivato poi il varo, in beta, a inviti, con l’annuncio lanciato attraverso la piattaforma Rumble, che fornirà la tecnologia video e streaming per Truth Social.

TRUTH SOCIAL, ECCO IL CLONE DI TWITTER

È l’esatto clone. Retweet (ribattezzati retruth), condivisioni, preferiti. Lo stesso tipo di interfaccia, anche il design è modellato su Twitter. La versione beta di Truth Social è la fotografia di un ossessione. Con il profilo Twitter gestito in prima persona, Trump è riuscito a fare politica, a trovare la piattaforma ideale per il suo programma, un contributo decisivo per ottenere la Casa Bianca. Centoquaranta caratteri, poi divenuti 280, spesso utilizzandone pochi, pochissimi, per imprimere nella coscienza degli utenti americani alcune frasi da mandare a memoria, tipo Make America Great Again. Con un pacchetto da 89 milioni di follower, il profilo Twitter è servito a Trump anche per scagliarsi contro i nemici della sua amministrazione, contro i campioni dello sport e dello spettacolo che si sono opposti al suo cammino, che hanno messo in discussione quasi ogni giorno le sue politiche intolleranti verso le minoranze. Frasi secche, notizie vere, verosimili o fasulle, ma senza possibilità di replica. Una passione sfrenata, quella di Trump, eppure Twitter non è la piattaforma che corre di più tra quelle presenti in Rete. Secondo le stime del data analyst Insider Intelligence (conosciuto anche come eMarketer), sono stati poco più di 345 milioni gli utenti mensili nel 2021 per il microblogging plasmato da Jack Dorsey. Il distacco da TikTok (755 milioni di utenti mensili), o dai giganti Facebook (2,9 miliardi) e Instagram (poco oltre i 2 miliardi) è evidente. Ma Trump lo aveva scelto, i tweet erano divenuti il suo marchio di fabbrica. E ora crea un alter ego per sottrargli quote di mercato, provando a condensare su Truth Social gli utenti conservatori. Secondo un sondaggio riportato da diverse testate americane, il 60% dell’elettorato repubblicano è pronto a traslocare con clic e idee su Truth Social. Una cospicua fanbase da cui ripartire in ottica elezioni presidenziali del 2024, approfittando anche della caduta di consensi intorno all’amministrazione Bidena

IL PUNTO DI NON RITORNO DI CAPITOL HILL

L’isolamento dal mondo digitale di Trump che porta a Truth Social arriva dopo l’assalto al Campidoglio e al suo compiacimento per l’atto sovversivo verso il potere, verso i presunti brogli che hanno portato Joe Biden alla Casa Bianca. Dopo Capitol Hill è partito l’accerchiamento che in poche settimane ha prodotto il bando su Twitter, a tempo indeterminato. Anche su Facebook, almeno fino al 2023, quando sarà presa la decisione finale, il profilo di Trump non è attivo. Il silenziatore all’ex presidente è stato imposto anche su Instagram e poi su Twitch. Mentre una delle applicazioni che ha raccolto gran parte degli utenti vicini a Trump dopo il bando ai suoi profili sulle piattaforme social più seguite in Rete, ovvero Parler, è stata prima rimossa dall’Apple Store per poi tornarvi con una policy decisamente meno aggressiva, meno accogliente per i negazionisti e gli estremisti di destra.

I FALLIMENTI SOCIAL DI TRUMP

La strada sbarrata su Twitter, Facebook e Instagram ha portato Trump verso i margini della comunicazione politica e digitale, alimentando il suo risentimento che ha portato a diversi fallimenti in serie. A inizio primavera 2021 ecco la piattaforma 45office.com, un sito che riportava i comunicati stampa vergati dallo staff dell’ex presidente degli Stati Uniti. C’era anche una sezione speciale attraverso cui i suoi supporter avrebbero potuto prenotare, a pagamento, messaggi da parte di Trump e consorte per matrimoni e altre cerimonie, addirittura per funerali. Il mese successivo è arrivato From The Desk of Donald J. Trump, una specie di blog-megafono che avrebbe dovuto consentire al tycoon e ai suoi accoliti di tornare a esprimere le proprie opinioni, con gli utenti che potevano rilanciare il Trump-pensiero sui personali feed di Facebook e Twitter. C’era anche una pagina di registrazione per gli utenti, aggiornati così sulle notizie sull’universo Trump. Un tentativo di risposta alla censura: secondo i dati diffusi da Newship e rilanciati dall’analisi di Philip Bump sul Washington Post, da Capitol Hill in poi le interazioni sulle piattaforme social su Donald Trump sono diminuite del 91%, a un livello addirittura inferiore rispetto al periodo precedente al 2015, quando Trump decise di candidarsi alla Casa Bianca.

I RISCHI DEL PROGETTO TRUTH SOCIAL

Dopo il flop di sito e blog, Trump è stato dietro le quinte di un altro passo falso, ovvero Gettr, la piattaforma da 777 caratteri con la regia di Steve Bannon. Lanciata il 4 luglio, è stata considerata la nuova casa degli ultraconservatori. Anche Gettr è simile nel design a Twitter. Trump, dal suo inner circle, ha fatto sapere che la sua iscrizione non sarebbe stata automatica, ma nel progetto Gettr è stato coinvolto quasi tutto il suo gruppo di lavoro, compreso l’ex portavoce della campagna elettorale, Tim Murtaugh. Poco dopo la nascita di Gettr, Trump si è rivolto a un giudice federale, a Miami, per la riattivazione del suo popolarissimo profilo (89 milioni di seguaci) su Twitter, assieme a un’ingiunzione verso Jack Dorsey (allora ancora Ceo di Twitter) e contro l’azienda per presunta violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana. E ora dopo svariati passaggi a vuoto per rompere la cortina di ferro che gli è stata costruita intorno, dopo istanze a vuoto, ecco Truth Social.

In attesa di stimare il suo potenziale. Secondo Cnn, ci sono tre motivazioni nel potenziale fallimento dell’operazione: dall’area dei social conservatori (Parler, Gab, Gettr) è già affollata e non va bene al difficile exploit di una piattaforma clone di Twitter. Eppoi, forse quella più valida: Trump non è più presidente e lo zoccolo duro dei suoi seguaci non è sufficiente garanzia di un social di successo.

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