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Quirinale, secondo voto in bianco. Ma i partiti sfogliano la rosa

Un altro scrutinio ‘in bianco’, ma adesso ci sono ufficialmente in campo dei nomi. Anche nella seconda giornata di votazioni per il presidente della Repubblica, lo spoglio delle schede dei 1009 grandi elettori non riserva sorprese.

Qualcosa però si muove. Il centrodestra avanza una rosa di tre personalità: l’ex sindaco di Milano e presidente della Rai, Letizia Moratti, l’ex presidente del Senato Marcello Pera e l’ex magistrato Carlo Nordio. Si tratta più di una mossa tattica che di reali ipotesi in campo, c’è chi ritiene che la vera carta coperta della coalizione, da giocare a partire da giovedì quando il quorum si sarà abbassato, sia in realtà il presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati.

Domani la votazione, la terza, richiede ancora la maggioranza dei due terzi dei votanti: il centrodestra potrebbe intanto decidere di votare uno dei tre nomi avanzati (probabilmente Nordio) per cominciare a contarsi.

La risposta del centrosinistra è un no, ma almeno si interrompe il clima di muro contro muro dei giorni scorsi. “Prendiamo atto della terna formulata dal centrodestra che appare un passo in avanti, utile al dialogo. Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra, non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessaria”, fanno sapere in una nota congiunta il segretario dem Enrico Letta, il leader del Movimento5stelle, Giuseppe Conte, e Roberto Speranza a nome di Leu. Che propongono per domani un conclave di tutti i leader per arrivare a una soluzione definitiva.

In un primo momento pareva che anche il centrosinistra avrebbe presentato una sua rosa da contrapporre a quella avanzata in conferenza stampa da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Alla fine si è deciso di non farlo proprio nell’ottica di “giungere a una soluzione condivisa su un nome super partes”. Questo, però, vuol dire anche che Pd, M5s e Leu rinunciano a contarsi in vista della quarta votazione, quella in cui basteranno 505 voti e dunque la partita entrerà nel vivo. Allo stesso tempo si riesce a dare un’apparenza di compattezza, considerando che per esempio Conte era finora apparso molto più possibilista dei suoi colleghi sulla terna del centrodestra. Una certa irritazione sarebbe stata manifestata da Enrico Letta nei confronti del leader dei 5stelle per aver discusso ieri con Salvini del nome di Franco Frattini.

Se oggi è stato un giorno di grande attivismo per i partiti, in disparte è rimasto invece il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che invece ieri aveva avuto contatti praticamente con tutti i leader della sua maggioranza. Il suo nome resta sempre uno dei papabili per il Quirinale, ma c’è una forte resistenza in molti parlamentari. Silvio Berlusconi ha espressamente chiesto che il premier resti a palazzo Chigi e Matteo Salvini fa altrettanto ma con minore rigidità. Il Pd è diviso a seconda delle correnti e nel M5s il partito di chi teme la fine della legislatura ha decisamente peso.

La questione della stabilità, con il rischio di una crisi di governo ,tiene in allerta i mercati. Ma c’è un altro fattore che potrebbe irrompere sulla scena accelerando una soluzione, ovvero il conflitto in Ucraina.

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