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Moda, Beccari (Ceo Dior Couture): Con coraggio e stile si vince sempre

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“Con coraggio e stile, si vince sempre. Anche nei tempi piu’ difficili”. In occasione della riapertura di 30 Avenue Montaigne, l’indirizzo scelto nel 1946 da Christian Dior a Parigi come sede della sua nascente casa di moda, Pietro Beccari, presidente e amministratore delegato di Dior Couture, racconta a Fortune Italia come si alimentano sogni ma anche fatturati di una delle maison del lusso, tra le più amate e conosciute in tutto il mondo.

“Guardi… in un momento in cui si parla di avatar e Metaverso io di certo non mi oppongo, però in 30 Avenue Montaigne abbiamo voluto fare anche l’antimetaverso, un luogo di esperienze e non di amici digitali, ma di persone che vengono qui per toccare, guardare e annusare, anche i piatti del nostro ristorante Monsieur Dior”. Ai piedi di quella scala resa famosa da Christian Dior e da sfilate entrate nella storia di Parigi e del mondo, non solo di moda, Pietro Beccari non nasconde la sua soddisfazione di una sfida coraggiosa e oggi vinta.

Da ex sportivo (il manager parmense da giovane militava in una squadra di calcio di serie C con il sogno della A, ndr), Beccari si è messo fortemente in gioco in prima persona per rilanciare Avenue Montaigne n. 30 e fare del luogo che fu atelier, studio, set, tutto per Christian Dior e sancì l’inizio di una grande storia di moda e di cultura, un vero e proprio Universo, uno spazio dove far dialogare futuro e tradizione.

Una sfida raccolta anche da Bernard Arnault, patron di LVMH, il gruppo del lusso che ha nella Christian Dior il suo fiore all’occhiello. “Era un passaggio importante. Mi sono chiesto che cosa potessi fare subito dopo essere arrivato in Dior, nel maggio del 2018 per dare il segnale chiaro di un nuovo corso dopo la fortunata e ventennale stagione di Sidney Toledano, l’amministratore che mi ha preceduto”, racconta Beccari. “Ripartire da quello spazio da dove era cominciata la storia mi sembrava importate. E utile. Certo il progetto non era facile, spostare uffici, atelier dipendenti, ma Monsieur Arnault mi ha guardato all’ inizio perplesso ma poi non ha detto di no”.

Due anni di lavoro per qualcosa di più di una ristrutturazione che ha coinvolto oltre 50 aziende, piuttosto una nuova scrittura dello spazio, diecimila metri quadrati, una palestra ma anche un campo di gioco sterminato per l’architetto Peter Marino, insieme a Beccari, l’uomo di punta per dare nuovo lustro al lusso. E regalare alla Maison Francese, oggi la più amata in Europa secondo la ricerca del retailer britannico Ebuyer, una nuova casa, ma soprattutto un nuovo spazio dove continuare ad alimentare il sogno.

“Bisogna avere coraggio, è un modo di fare, di pensare, di lavorare che alla fine ripaga sempre”, racconta il Ceo. “Noi abbiamo continuato ad investire anche durante la pandemia e nonostante tutto, in questi quattro anni abbiamo più che raddoppiato i ricavi. I numeri non li dico, ma basta leggere le stime degli analisti”, ammette sorridendo con comprensibile ma discreta soddisfazione. Stime che raccontano faville. Come si evince dai dati diffusi dalla banca americana di investimenti Jefferies Group: la societa francese sarebbe passata da meno di 3 miliardi di euro di ricavi di fine 2017 ai 5,8 del 2021.

Mentre si ipotizza di chiudere l’anno in corso con 7 miliardi di ricavi. “Certo la situazione attuale è dolorosa e confusa, la guerra non aiuta la nostra economia. Ed è particolarmente difficile per chi non vende bene necessari, primari, ma, al contrario, alimenta sogni e desideri, svegliarsi con le immagini così drammatiche, ogni giorno di più, e continuare a fare bene il proprio lavoro”, ammette Pietro Beccari. “Ma questo è quanto bisogna fare per poter anche aiutare concretamente chi ora ha più bisogno”.

E se davvero coltivare la bellezza può servire, se non a salvare il mondo, almeno a sopportarlo nelle sue stagioni meno nobili, 30 Avenue Montaigne-Paris questo regala: tra opere d’arte che segnano la strada e la sorpresa in un percorso variegato di boutique, ristorante, bar e pasticceria giardini disegnati dal paesaggista Peter Wirtz in collaborazione con l’architetto Peter Marino. E ancora, l’atelier e la galleria trasformata in un vero e proprio museo dalla curatrice Nathalie Crinière.

E anche una suite, una soltanto, con una già lunghissima lista di attesa per prenotarla e poter vivere il sogno di essere per un giorno proprietari di un indirizzo cosi speciale. “Un indirizzo fortunato”, conclude Beccari. “ Credo che questo universo Dior offra dell’energia positiva e dell’ottimismo, come è stato ottimista il Signor Dior, che dopo la guerra, una guerra terribile come la Seconda guerra mondiale, ha deciso su queste rovine di costruire il suo sogno, di mettersi in proprio, di investire con coraggio e innovazione. Credo che questa sia un po’ la strada da seguire. Non abbiamo altro se non la speranza che nessuno possa rubare i sogni che anche noi stiamo vivendo qui oggi”.

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