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Il governo, il golden power e la geopolitica della protezione

draghi governo

Le fragilità a cui è esposto il sistema produttivo incidono inevitabilmente sulle politiche economiche, indirizzate verso un’attenuazione del rischio di squilibri economici e sociali. Alla luce dei drammatici sviluppi degli scenari di guerra, il Governo Draghi ha varato dei provvedimenti per mitigarne l’impatto su famiglie e imprese: dal DL Sostegni Ter (convertito con Legge 28 marzo 2022, n. 25) al dl Energia bis, l’esecutivo ha lavorato per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, ha adottato misure in tema di prezzi, sostegni alle aziende, presidi a tutela delle imprese nazionali.

Le recenti misure mettono in luce l’esigenza di guardare al sistema complesso di interazioni in un mondo globale e interconnesso, soprattutto per la mancanza di autosufficienza nelle fonti di approvvigionamento e la sovraesposizione a crisi di natura finanziaria, istituzionale, geopolitica, naturale; si pensi al tema del dissesto idrogeologico.

Il caso dei semiconduttori ne è un esempio evidente: i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento nel 2020 hanno portato al blocco forzato della produzione nei più disparati settori basati su queste tecnologie.

È dunque prioritario strutturare un apparato pubblico-privato in grado di comprendere rapidamente evoluzioni e trasformazioni degli scenari e di rispondere con progettualità e misure per lo sviluppo.

Una maggiore integrazione è cruciale anche in chiave di interesse nazionale, in virtù dei rischi connessi al crescente ruolo della tecnologia come fattore trainante, legati al non avere “abbastanza” tecnologia o di non avere sufficienti competenze. In entrambi i casi si rischia la dipendenza dall’estero o l’esposizione del sistema paese.

Il Golden power

Su questi presupposti, con l’avvento della pandemia è stato progressivamente ampliato l’alveo dei settori considerati strategici ai fini dell’applicazione della disciplina speciale del Golden Power, che include oggi settori caratterizzati da elevata innovazione e grande rilievo strutturale: telecomunicazioni, difesa, salute, finanza, energia, cloud computing, finanza, credito, microelettronica, sensoristica, aerospaziale civile, chimico, siderurgico.

Il bisogno di autonomia strategica in linea con le nuove direttrici di sostenibilità e innovazione ha portato anche a iniziative europee quali lo European chips Act annunciato lo scorso 8 febbraio.

Dall’allargamento dei settori ritenuti strategici è derivato un aumento al ricorso al potere di veto, esercitato dal 2012 al 2020 in soli 3 casi su circa 800 operazioni al vaglio del Governo (dalla relazione al Parlamento in materia di esercizio dei poteri speciali del 2020 della Presidenza del Consiglio dei ministri – servizio per le attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali), mentre nel solo 2021 si sono registrate 496 notifiche e 3 ricorsi ai poteri speciali, per le cessioni di Lpe, produttrice di chip con sede a Baranzate, di Applied Materials Italia di San Biagio di Callalta e di Verisem.

Nuove prospettive

I provvedimenti a tutela dei settori strategici sono stati finora connotati da un approccio perlopiù difensivo, prevedendo interventi al verificarsi di situazioni critiche.

Le rapide evoluzioni degli scenari rendono necessario orientarsi verso una visione proattiva di interesse nazionale, con elementi di analisi, prevenzione e programmazione che consentano di guidare efficacemente non solo le situazioni critiche, ma anche lo sviluppo di interi sistemi economici e la messa a terra delle politiche pubbliche.

L’accezione di un golden power meramente difensivo pone infatti alcune criticità: da un lato è evidente come non si possa procedere ad una sistematica statalizzazione di intere catene industriali, dall’altro le difficoltà di controllare un processo articolato come quello dell’utilizzo dei poteri speciali richiede il ricorso a competenze innovative per guidare l’intervento del Governo in modo efficiente ed efficace.

Ciò assume ancor più rilievo nel nuovo contesto di globalizzazione e multipolarità differenziata, in cui sono le capacità economico-finanziarie a misurare il potere di uno Stato sempre più strategico, con il compito di preservare o accrescere la propria posizione privilegiata attraverso la creazione di un quadro geo-economico favorevole. A concorrere non sono tanto singole imprese, quanto interi sistemi-Paese.

Il nuovo ruolo che assume questa geopolitica della protezione (dalla bozza della relazione sull’attività svolta dal 1° gennaio 2021 al 9 febbraio 2022 del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) pone quindi l’esigenza per il pubblico e per il privato di collaborare per dotarsi di strumenti di intelligence economica che rafforzino l’autonomia del Paese, accrescendone la stabilità rispetto alle oscillazioni e alle incertezze e consolidando la capacità progettuale e di attuazione degli interventi.

La naturale evoluzione in chiave proattiva del concetto di interesse nazionale implica l’attivazione di un processo di accompagnamento coordinato tra attori pubblici e privati verso l’indipendenza e la resilienza economica, con la valorizzazione delle specificità e partendo da un’idea di valore d’impresa non meramente individuale, ma anche diffuso, impattando positivamente su tutti gli stakeholders: dipendenti, collaboratori, filiere e, più in generale, territori e comunità coinvolti nel processo di produzione.

Una visione policentrica e simbiotica del sistema produttivo e sociale potrebbe mettere al riparo asset, know-how e infrastrutture critiche mediante circoli virtuosi generatori di valore. La costruzione di piani di alleanze e percorsi – anche internazionali – basati sulla reciprocità e sulla mutualità misurabili consentirebbe di presentare in modo chiaro e consistente i vantaggi e gli ambiti di azione dei percorsi pubblico-privati.

* Claudia Bugno è Strategic advisor con lunga esperienza nel mondo pubblico e industriale negli ambiti del crisis management e della pianificazione per lo sviluppo del business

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