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L’inflazione Usa balza all’8,5%, è l’aumento più alto da 40 anni

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Balzo dell’inflazione Usa, aumentata vertiginosamente nell’ultimo anno al ritmo più veloce degli ultimi 40 anni, con i costi di cibo, benzina, immobili e altri beni a pesare sui consumatori americani, tanto da spazzare via gli aumenti salariali che molte persone hanno ricevuto.

L’indice dei prezzi al consumo, stando a quanto riferito dal dipartimento del Lavoro, è cresciuto dell’8,5% a marzo rispetto all’anno precedente, l’aumento più marcato anno su anno dal dicembre 1981. Sul mese l’inflazione è cresciuta dell’1,2%, il più grande aumento mensile dal 2005.

I prezzi sono stati spinti verso l’alto dai problemi delle catene di approvvigionamento, dalla robusta domanda dei consumatori e dalle difficoltà del settore alimentare globale e dei mercati energetici, situazione peggiorata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina.

I dati sull’inflazione di marzo sono stati i primi a cogliere l’impennata dei prezzi della benzina a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio. L’attacco ha portato a sanzioni di vasta portata  da parte dei Paesi occidentali nei confronti di Mosca che hanno contribuito a scombussolare i mercati alimentari ed energetici mondiali. Secondo AAA, il prezzo medio di un gallone di benzina – 4,10 dollari – è aumentato del 43% rispetto a un anno fa, anche se è diminuito nelle ultime due settimane.

L’escalation dei prezzi dell’energia ha portato a costi di trasporto più elevati per la spedizione di beni e componenti il che, a sua volta, ha contribuito all’aumento dei prezzi per i consumatori.

Questi dati rafforzano le aspettative che la Federal reserve alzerà i tassi di interesse in modo massiccio nei prossimi mesi per cercare di rallentare l’indebitamento e la spesa e domare l’inflazione. I mercati finanziari ora prevedono rialzi dei tassi molto più marcati quest’anno rispetto a quanto segnalato dai funzionari della Fed fino al mese scorso.

Anche prima che la guerra russa stimolasse ulteriormente l’aumento dei prezzi, la robusta spesa dei consumatori, gli aumenti salariali costanti e la cronica carenza di offerta avevano portato l’inflazione al consumo statunitense al livello più alto degli ultimi quattro decenni. Inoltre, i costi delle abitazioni, che costituiscono circa un terzo dell’indice dei prezzi al consumo, sono aumentati: una tendenza che sembra improbabile si inverta a breve.

Gli economisti sottolineano che, man mano che l’economia è riemersa dalle difficoltà causate dalla pandemia, i consumatori hanno gradualmente ampliato la loro capacità di spesa includendo sempre più servizi. Il risultato è che l’inflazione elevata, che all’inizio rifletteva principalmente una carenza di beni – dalle automobili all’elettronica fino alle attrezzature sportive – è emersa anche in servizi come viaggi, assistenza sanitaria e intrattenimento.

Il ritmo veloce con cui si prevede aumenteanno i tassi da parte della Fed, renderà i prestiti notevolmente più costosi per i consumatori e le imprese. I tassi sui mutui, in particolare, sebbene non direttamente influenzati dalla Fed, sono aumentati vertiginosamente nelle ultime settimane, rendendo più costoso l’acquisto di case. Molti economisti affermano di temere che la Fed abbia aspettato troppo a lungo per iniziare ad aumentare i tassi e che potrebbe finire per agire in modo così aggressivo da innescare una recessione.

Per ora, l’economia nel suo insieme rimane solida, con la disoccupazione vicina ai minimi degli ultimi 50 anni e l’apertura di nuovi contratti di lavoro vicina ai massimi storici. Tuttavia l’inflazione vertiginosa, con il suo impatto sulla vita quotidiana, rappresenta una minaccia politica per il presidente Joe Biden e per i Democratici che devono cercare di mantenere il controllo del Congresso nelle elezioni di medio termine di novembre.

Gli economisti generalmente esprimono dubbi sul fatto che anche i forti aumenti dei tassi previsti dalla Fed riusciranno a ridurre l’inflazione vicino all’obiettivo annuale del 2% fissato dalla Banca centrale entro la fine di quest’anno. Tilley, economista del Wilmington Trust, ha affermato di aspettarsi che l’inflazione al consumo anno su anno sarà ancora del 4,5% entro la fine del 2022. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, aveva previsto un tasso del 3%.

L’inflazione, che era stata in gran parte sotto controllo per quattro decenni, ha iniziato ad accelerare la scorsa primavera quando gli Stati Uniti e le economie mondiali sono rimbalzate con velocità e forza inaspettate dopo la breve ma devastante recessione iniziata nella primavera del 2020 a causa del coronavirus.

La ripresa, alimentata da un’alta spesa pubblica e da tassi di interesse estremamente bassi, ha colto di sorpresa le imprese, costringendole a darsi da fare per soddisfare la crescente domanda dei clienti. Fabbriche, porti e scali merci hanno faticato a tenere il passo, causando ritardi cronici nelle spedizioni e picchi di prezzo.

I critici incolpano anche, in parte, il programma di stimolo da 1,9 trilioni di dollari di marzo 2021 dell’amministrazione Biden, che includeva assegni da 1.400 dollari per la maggior parte delle famiglie.

Molti americani hanno ricevuto aumenti salariali, ma il ritmo dell’inflazione ha più che spazzato via questi guadagni per la maggior parte delle persone. A febbraio, dopo aver tenuto conto dell’inflazione, la retribuzione oraria media è scesa del 2,5% rispetto all’anno precedente. È stato l’undicesimo calo mensile consecutivo dei salari aggiustati all’inflazione.

L’articolo originale è su Fortune.com

 

 

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