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Cybersecurity, il meteorite in agguato

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Non solo pubblica amministrazione o enti locali, ma anche reti idriche ed energetiche. Il rischio di attacchi e sabotaggi è dietro l’angolo e l’Italia ha una difesa più debole di altri Paesi Ue. Intervista ad Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & data protection Politecnico di Milano. La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di aprile 2022.

Negli ultimi due o tre anni la sensibilità alla sfida epocale che la cybersecurity pone alla Pubblica amministrazione e alle imprese private, e di conseguenza la consapevolezza che è necessario investire per proteggere le infrastrutture digitali, è fortemente aumentata. Di certo a parole, e in parte anche nei fatti: questa la conclusione offerta a metà febbraio dall’Osservatorio Cybersecurity & data protection del Politecnico di Milano al convegno “Cybersecurity: Don’t look up”. Ispirato a un film recente, il titolo mette in guardia dal meteorite che sta arrivando.

Già lo scorso anno l’attacco hacker al sito istituzionale della Regione Lazio durante il periodo più duro della pandemia di Covid-19 – con disattivazione della sezione che gestiva le prenotazioni della campagna vaccinale – ci aveva rammentato che quanto più si digitalizzano i servizi ai cittadini, tanto più è necessario proteggerli.

Ora è la guerra in Ucraina a far risuonare i campanelli d’allarme: nel conflitto è stata sguainata anche l’arma ‘non convenzionale’ dei cyber-attacchi. Da una parte Vladimir Putin e la sua armata di troll e fake news che invadono i social media, dall’altra i ‘liberi’ combattenti per la democrazia di Anonymous che lanciano il guanto di sfida al Cremlino. Con la minaccia di mandare in tilt i siti del governo russo, delle principali banche e delle utility. Più a Ovest i cittadini tedeschi hanno vissuto momenti di panico quando si è diffusa la notizia che i pro Zar avrebbero messo fuori uso gli acquedotti ed era meglio fare provviste di acqua. Come le reti idriche, anche quelle energetiche e le comunicazioni in Europa sono a rischio sabotaggio e interruzione.

La prima domanda, obbligata, ad Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, è se, dopo l’invasione, gli attacchi informatici all’Italia abbiano subito un’impennata. “Da tempo lo scenario generale ci racconta un aumento dei tentativi di forzare i siti della Pa e delle imprese – risponde – Nella rete mondiale e nel dark web si muovono gruppi diversi, alcuni a servizio dei singoli Paesi, altri puramente criminali. Il pericolo non si limita alla messa fuori uso dei sistemi informatici di chi finisce nel mirino, magari con successiva richiesta di riscatto. Assistiamo anche al furto di informazioni confidenziali, per esempio sulla salute del singolo cittadino, e alla sottrazione di dati sensibili dai sistemi digitali di Stati e privati, senza che se ne abbia cognizione. Sono meno visibili ma altrettanto importanti”. Nei primi sei mesi del 2021 l’Europa ha subito 261 attacchi dichiarati contro i 294 dell’intero 2020. L’Italia 28, al terzo posto dietro Regno Unito e Francia.

Piva sottolinea come sulla spinta nel 2019 del Regolamento dell’Unione europea sulla protezione dei dati personali – il Gdpr – le aziende abbiano iniziato a rafforzare le strutture interne a salvaguardia della privacy. Qual è la situazione attuale? “Le imprese sono sensibili, la cybersecurity figura ai primi posti nelle priorità di investimenti digitali. Va poi tradotta operativamente, non solo con l’acquisto delle tecnologie ma con una più ampia revisione dei processi aziendali. Questo richiede tempo, per i piccoli come per i grandi”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di aprile 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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