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TikTok, nel 2022 12 mld di dollari dalle pubblicità

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Oltre 12 mld di dollari in raccolta pubblicitaria entro la fine dell’anno. TikTok davvero non conosce ostacoli, i ricavi dagli investimenti dei marchi sulla piattaforma sono in continua salita e gli svariati tentativi di imitazione non ne rallentano il successo commerciale, registrato soprattutto dal via della pandemia.

Le stime sulle entrate pubblicitarie sono di Insider Intelligence e attestano una crescita tripla annua del social network di proprietà dell’unicorno ByteDance: le entrate nel 2021 hanno sfiorato i quattro miliardi di dollari.

Dati che sono confermati anche dalla spesa degli utenti sulla piattaforma nel primo trimestre del 2021, oltre 840 milioni secondo Data.ai (ex AppAnnie), mentre il totale dal lancio dell’applicazione, avvenuto nel 2014, al 31 marzo 2022 è di 3,7 miliardi di dollari.

Dunque, sarà l’algoritmo che tiene gli utenti incollati al pc, allo smartphone, con l’ormai riconosciuta capacità di TikTok di disegnare una forma di entertainment sulle tendenze dei suoi seguaci. Oppure la formula dello short video associato alla musica, così imitato tra l’altro: in Cina c’è Kuaishou, in India ora spopola Josh, 150 milioni di utenti attivi mensili e un’interfaccia simile a TikTok, che è ancora bandito tra gli indiani.

C’è infatti pure questo elemento sul tavolo, l’ostacolo posto da anni dall’amministrazione americana e anche il divieto di accesso al mercato indiano che potrebbero nuocere ai conti di TikTok.

Un insieme di variabili che avrebbe potuto rallentarne la crescita, invece il suo successo non è scalfito, attira la generazione Z ma poi anche i Millennials, attingendo anche dal serbatoio delle fasce d’età più mature. Insomma, se il 2021 è stato di TikTok, le previsioni per il 2022 sono ancora più luminose.

Le polemiche e la fine del ‘996’

Non ci sono solo buone notizie per la punta dell’unicorno ByteDance. C’è un’intervista che fa discutere sulla liturgia lavorativa nelle sedi dell’applicazione cinese: un ex dirigente di TikTok da 220 mila dollari di stipendio annuo ha rivelato a Business Insider di aver lasciato il suo impiego per il mancato rispetto degli orari lavorativi garantiti dal suo contratto.

Secondo il dirigente, Pablo Martinez, che ha lavorato nella sede newyorkese di TikTok, l’azienda avrebbe spinto a lavorare al di fuori degli orari preventivati. In alcune occasioni per il personale americano sarebbero state pianificate dai manager dell’azienda delle riunioni notturne, a causa del fuso orario. L’ex dirigente al sito americano ha paragonato gli orari di lavoro a TikTok alla famigerata cultura cinese ‘996’, che nello slang cinese significa lavorare dalle 9 del mattino sino alle 21, sei giorni alla settimana. Dallo scorso novembre Bytedance avrebbe fissato un nuovo tetto alle ore lavorative settimanali dei dipendenti cinesi.

Il metodo 996 proveniente dalla Cina, ideato per raddoppiare la produzione, è stato dichiarato illegale da un documento emesso otto mesi fa dalla corte suprema del popolo e dal ministero delle risorse umane, dopo l’analisi di dieci controversie sul lavoro. Il metodo 996, realizzato in Cina per reggere la sfida ad alto voltaggio tecnologico con la Silicon Valley, negli anni ha prodotto diverse vittime.

Gli “straordinari” sul lavoro, le 72 ore settimanali erano in precedenza difesi da Jack Ma, il patron del colosso Alibaba. Mentre il fondatore della società di e-commerce cinese Youzan, Zhu Ning, scrisse sul suo account: “Se non senti alcuna pressione sul lavoro è perché il tuo datore di lavoro sta per morire”.

L’ex manager di TikTok ha spiegato di essere stato pressato per prendere parte a riunioni lavorative anche durante i weekend e sarebbe stato preso di mira in azienda anche dopo aver rivelato pubblicamente, con un post di Linkedin, il suo salario da 220 mila dollari base, oltre a bonus alla firma.

In generale diversi colossi del tech hanno dovuto rivedere gli orari lavorativi dei loro dipendenti, mettendo fine al sistema di alternanza tra settimane dai ritmi ordinari con cinque giorni al lavoro e altre invece da sei, comprensive pure della domenica. Tra queste, Meituan, società leader nella consegna espressa, poi Kuaishou, altra piattaforma di short video.

E tra queste c’è anche ByteDance: a novembre il Ceo del gigante cinese ha fissato il tetto delle 1075 ore di lavoro mensili per gli oltre 100 mila dipendenti nel paese asiatico. Dalle 10 alle 19, cinque giorni settimanali, la risposta alle accuse di sfruttamento del lavoro che ha coinvolto tutte le multinazionali cinesi del tech e non solo.

Dello sfruttamento sul lavoro nelle aziende cinesi si è occupato ad agosto anche il New York Times, che ha analizzato la cultura cinese del lavoro dopo la morte più che sospetta di due dipendenti di Pinduoduo, uno dei brand più conosciuti dell’e-commerce del paese orientale. Nell’articolo del quotidiano newyorkese è stata messa in evidenza la volontà emersa di una buona fetta della popolazione cinese di integrare meglio il lavoro con la vita privata e la corsa di alcuni colossi del tech a rivedere l’orario di lavoro dopo diversi morti attribuibili anche all’usura sul posto di lavoro.

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