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Crisi e intelligence economica, dalla deep analysis alle azioni di policy

L’uscita dalle crisi passa necessariamente dalla ricostruzione di un sistema territoriale coeso. 

È infatti evidente lo scollamento tra le esigenze, le percezioni, i desideri dell’apparato produttivo ed istituzionale locale rispetto alle strutture centrali, europee e internazionali. Il progressivo sfilacciamento del dialogo sui territori – fortemente provati dalle crisi finanziare, sanitarie, climatiche, infrastrutturali – impone di ricostituire un tessuto economico e sociale interconnesso. 

Per supportare questo riavvicinamento bisogna guardare ad un mondo evoluto e profondamente trasformato: la crescente interdipendenza strutturale delle catene di valore e dei mercati, l’internazionalizzazione delle imprese, amplificata da reti sempre più sofisticate e potenti (Relazione annuale Copasir per il 2021), determinano la necessità di una costante mappatura delle relazioni e delle informazioni deboli, al fine di intercettare bisogni e mutamenti su cui costruire e adattare strategie di sviluppo e crescita.  

Al contempo, dai flussi di comunicazione unidirezionali dei canali tradizionali quali tv, radio, giornali – con un’attitudine all’informazione avente anche finalità di indirizzo culturale ed educativo – si è passati a un sistema a rete, interattivo, tecnologico e multidirezionale, capace di coinvolgere simultaneamente diversi segmenti, spesso creando sovrapposizioni e fake news. 

Per evitare che le informazioni risultino caotiche e fuorvianti rispetto alle reali esigenze, sarebbe prezioso potersi avvalere di strumenti di deep analysis focalizzati sull’interazione tra utenti e comunità virtuali, non limitati unicamente alle parole chiave, ma basati su matrici informative e inferenziali articolate. 

In una società che produce enormi quantità di dati (in un solo minuto ci sono circa 6 milioni di ricerche su Google) molto diversi e disomogenei tra loro, per garantire processi decisionali efficaci è fondamentale tradurli in intelligence economica. Questo percorso può essere supportato da piattaforme e tecnologie avanzate che consentano di realizzare attività di raccolta critica, di elaborazione e di piena condivisione dei dati.

Sistematizzare in chiave predittiva le risultanze dell’analisi può generare un enorme vantaggio competitivo nel processo di decision making, per comprendere ex ante i bisogni su cui intervenire. Processo che deve essere governato da competenze profonde e innovative, menti critiche in grado di visualizzare il possibile risultato finale per evitare conseguenze inefficienti o addirittura indesiderate.

L’informazione economica ha infatti oggi il potere di modificare gli equilibri, influenzando la competitività di interi sistemi-Paese. Può dunque sostenere il ruolo del civil servant per affiancare i sistemi produttivi e istituzionali nel ricucire il dialogo e le connessioni territoriali a diversi livelli (nazionale, europeo e internazionale). 

Ne deriva la necessità di adottare una visione strategica d’insieme e trasversale, che metta a sistema competenze e tecnologie per efficientare e rafforzare la capacità progettuale locale e di attuazione degli interventi, anche in chiave di interesse e sicurezza nazionale. 

In questa prospettiva, dotarsi di piattaforme condivise di intelligence economica e knowledge discovery a disposizione delle istituzioni e delle aziende, può fornire una base analitica efficiente per affinare, centrare e concentrare le proposte su programmi ben definiti e utili ai sistemi territoriali.

Nell’applicazione ai processi di policy making pubblici, la finalità è di rilevare e connettere esigenze e risposte, assicurando il monitoraggio delle evoluzioni sociali per tarare e ritarare le azioni e canalizzare energie, sforzi, studi e approfondimenti. Questo permetterebbe di attenuare il mismatch tra i bisogni dei cittadini e delle aziende e le soluzioni adottate, calibrando strategie che mettano in relazione i rilievi effettuati e le politiche messe in campo. 

Fondamentale è anche per il sistema imprese poter visualizzare trend e opportunità che nascono a livello europeo e arrivano sui territori, sostenendo concretamente la crescita del business, l’apertura di nuovi mercati e le campagne di marketing.

In tal modo si potrebbe evitare di perdere preziose occasioni e mitigare il rischio di ricadere nelle tradizionali misure che, spesso per pressioni temporali, creano meccanismi di erogazione a pioggia.

L’apertura e la condivisione di strumenti informativi aiuterebbero i decisori politici e le imprese ad attivare sinergie utili a comprendere le criticità del sistema e a colmare il gap di comunicazione e competenze, superando peraltro il miraggio di una statalizzazione integrale impossibile da realizzare.

*Claudia Bugno è Strategic advisor con lunga esperienza nel mondo pubblico e industriale negli ambiti del crisis management, della pianificazione per lo sviluppo del business

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