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Innovazione, venture capital e startup: la lezione francese

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I numeri italiani degli investimenti in startup migliorano, ma sono ancora lontani da quelli dei grandi Paesi europei. E città come Parigi sembrano modelli di innovazione irraggiungibili. Cosa manca all’Italia per cambiare marcia? La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022.

“Me ne volevo andare da Roma. Volevo una città più vivibile, dove lavorare in pace. Parigi, Londra, Berlino, per me era uguale. Ho scelto Parigi. Ho trovato lavoro il primo giorno. E mi sposto ovunque in bici. È fantastico”. Alessio ha lasciato l’Italia una decina di anni fa. Ora fa il cuoco nel 13° arrondissement della capitale francese, in uno dei locali che circondano uno dei luoghi di innovazione più importanti del mondo: Station F.

La stessa narrativa di una Parigi terra di opportunità ritorna quando si mette piede nell’immenso edificio di 34 mila metri quadrati, lungo 310 metri, creato nel 2017 dal miliardario e fondatore di Iliad Xavier Niel. È il più grande campus per startup al mondo. Al momento ne raccoglie mille, con più di 30 programmi di accelerazione ospitati. Qui sono le startup a raccontare quanto sia ‘accogliente’, per chi vuole fare innovazione ed è costantemente a caccia di finanziatori, l’ecosistema parigino.

Come Alessio a suo tempo, anche le startup italiane non vedono l’ora di avvicinarsi a una capitale qualsiasi tra Parigi, Londra o Berlino. Perché sono le migliori città europee per startup e investimenti in tecnologia. L’edizione 2021 dello studio Tech Cities of the Future di fDi e TNW ha analizzato 76 città di 31 Paesi europei, indicando quelle che offrono le prospettive migliori in termini di sviluppo tecnologico, investimenti in innovazione e startup: al primo posto c’è Londra, seguita da Parigi e Dublino. Poi Berlino. L’unica italiana, Milano, è al diciottesimo posto.

Quello di Londra, per eccellenza terra europea di unicorni (startup che superano il miliardo di dollari di valutazione), è un primato impossibile da insidiare. L’Italia ha solo due o tre ‘campioni’. Eppure, arrivare allo status di unicorno non può essere l’unica ambizione di una startup, considerato che solo una piccola percentuale raggiunge valutazioni così alte. L’ambizione vera è trovare “il proprio mercato di sbocco”, secondo Pierantonio Macola, presidente di Smau, piattaforma di incontro tra ecosistema dell’innovazione, startup e imprese consolidate. Parte di un tour dell’innovazione che prevede anche Londra e Berlino, a fine marzo Smau ha deciso di invitare nella Station F parigina attori italiani e francesi. Alla tre giorni organizzata con ITA – Italian Trade Agency hanno partecipato decine e decine di startup, che hanno conosciuto aziende e potenziali investitori. “Non è più pensabile credere di poter crescere solo in un mercato domestico, bisogna guardare oltre confine”, dice Macola. E appena una startup alza lo sguardo dall’Italia, il primo punto di riferimento sembra essere proprio la Francia.

Il legame con la Francia e i numeri italiani

“Conoscevo già Napoli, e avevo notato il livello di preparazione. Ci siamo detti che andando lì sarebbe stato più facile trovare uno staff di livello alto, rispetto a Parigi, dove le persone costano molto. Ho trasferito tutta la mia famiglia. Adesso siamo 12 persone a Napoli, e 4 a Parigi”, racconta David Cezon durante l’evento parigino di Smau. È cofondatore di una startup che si occupa di analytics per negozi ed e-commerce. Si chiama Imok ed è nata nel 2016 in Francia, ma è cresciuta in Italia. Una storia controcorrente, se si guardano i numeri.

Il 2021 è stato un anno record per l’attrattività degli investimenti Oltralpe, secondo un report di Business France Italia. Nel 2021 le imprese estere hanno avviato 1.607 nuovi progetti di investimento, con un incremento del 32% rispetto al 2020. La Francia, dice il report, non è mai stata così attrattiva, con in media 31 decisioni di investimento alla settimana. E l’Italia ha contribuito con quasi 100 nuovi progetti: la Francia è il principale Paese di destinazione degli investimenti italiani in Europa, e rappresenta il 44% del totale degli investimenti italiani all’estero, in prima posizione, seguita dalla Gran Bretagna (11%) e dalla Germania (10%).  Altro fattore da tenere in considerazione, per capire quanto siano avanti i cugini: il venture capital. Quali sono le cifre italiane?

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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