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Giovanni Benincasa: La Tv non è più centrale, sta evolvendo

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Giovanni Benincasa è un autore Tv di lungo corso. Da oltre 30 anni firma programmi televisivi di successo, molti di questi per la Rai, e ha legato il suo nome a volti come Raffaella Carrà e Fiorello. Le sue ultime scoperte si chiamano Valerio Lundini, il più abile e originale comico del momento in onda su Rai 2 e on demand su Rai Play, con ‘Una pezza di Lundini’, ed Emanuela Fanelli, anche lei nel programma di Lundini, a detta di Benincasa “la più grande attrice comica del momento”. Abbiamo conversato con Benincasa sul momento della Tv generalista e sul ruolo della comunicazione attraverso gli altri mass media. Sulla pagina Instagram di Fortune Italia trovate l’intervista integrale.

Benincasa, come sta la Tv generalista in questo momento?

Come stia esattamente adesso non lo so, anni fa scrissi un pezzo in cui dicevo che secondo me la televisione non è più centrale com’era un tempo nei salotti di casa, come fosse diventata periferica. Il pubblico che guarda la generalista è un pubblico ormai âgée a meno che non vengano offerti eventi particolari come può essere Sanremo o qualche partita di calcio, il ritorno di Fiorello o altre cose che rappresentano un evento e quindi ancora funzionano. Man mano negli anni questo pubblico si assottiglia sempre di più ma è un problema legato proprio all’interesse verso il mezzo non tanto una questione di programmi che vanno più o meno bene, perché i programmi si sbagliano con grande facilità. È come se il mezzo stesse perdendo di interesse perché sta evolvendo in altro, questo è il vero problema. Bisogna capire che cosa sta succedendo.

Secondo lei la Tv soffre la grandissima concorrenza di contenuti o la concorrenza principale è data da altri apparecchi e dispositivi, nel campo delle strumentazioni, dai tablet agli smartphone?

Adesso se vai in treno noterai che si cominciano a guardare film sul cellulare e non più sull’iPad o sul computer. Quindi questo apparecchio, messo in orizzontale, ha abituato l’occhio al nuovo format visivo, al nuovo modello: ci stiamo abituando a guardare le cose in questo modo. È vero anche che l’ascolto che noi abbiamo misurato per una vita è un ascolto “falso”. Perché l’ascolto non ha mai percepito le distrazioni: io guardo una trasmissione ma magari sono al telefono con un amico o vado ad aprire il frigo, vado in bagno, apro il balcone e magari mentre apro il balcone stanno dicendo una cosa fondamentale che io non ho seguito perché ero distratto: ho il televisore acceso ma non sto seguendo, sono totalmente distratto. Il fatto invece di ‘clippare’ determinate cose a 2-3 minuti rende molto più forte l’attenzione perché se io sto guardando sul cellulare una cosa che mi ha mandato un amico su WhatsApp la guardo con molta attenzione. Ecco, sta cambiando soprattutto questo, perché la soglia di attenzione si è molto abbassata.

In questo in questo momento la TV ha un senso se rimane in qualche modo tradizionale e fedele a sé stessa o deve mettersi in discussione e aprirsi al nuovo?

Difficile dirlo: è molto pericoloso ‘cambiare mission’ perché, chiaramente parlo ad esempio della Rai, reti come Rai 1 non possono fare il salto e rischiare troppo. Quella è un’ammiraglia importantissima e non può improvvisamente fare delle trasmissioni pop, deve sempre rispettare il pubblico che la sta guardando e che la segue per tradizione, per familiarità o altro. Magari bisogna fare degli innesti lenti per capire come mettere un ponte che segni un passaggio. Probabilmente questi sono tentativi che si potrebbero fare su Rai 2, che non mi sembra illuminatissima, e che forse dovrebbe usare una programmazione sfacciata per far parlare un po’ di sé. Mia figlia che ha vent’anni l’altro giorno mi ha detto che crede di non aver mai messo il dito sul tasto due del telecomando, eppure io ci ho lavorato tanto su Rai 2.

È vero che a chi propone un programma capita spesso che i dirigenti si chiedano dove collocarlo?

(Ride) Ti riferisci a un aneddoto accaduto parecchi anni fa in cui proposi a un funzionario della televisione un programma e questo mi rispose: “Sì, bello. Ma dove lo metto?”. Ma adesso cambia tutto perché, dal 4 giugno, ci sarà una verticalizzazione dell’azienda, ci saranno direzioni di fascia. Ci sarà il Direttore dell’intrattenimento prime time che sarà Stefano Coletta, che già lavora da molti anni in azienda ed è attualmente il direttore di Rai 1. Quindi bisogna vedere cosa cambierà in questo assetto e come riusciremo noi a farci pubblicare i nostri “romanzi”.

È come se, in qualche modo, la Tv andasse a cercare vari tipi di pubblico per comunicare con loro?

Beh, si. Però la Rai ha dalla sua parte una cosa formidabile che è il repertorio. Se vai su Rai Play a spulciare, non “Una pezza di Lundini” che comunque c’è perché è un programma contemporaneo, ma ti vai a cercare il repertorio, lì perdi la testa perché hanno un valore aggiunto enorme. Hanno delle cose che fanno veramente la differenza. Uno dovrebbe già cominciare a fare dei programmi sul repertorio. Certo magari il ragazzino che vede che un film è uscito su Netflix piuttosto che su un’altra piattaforma, rispetto a Rai Play ha un passo diverso, forse lo sente un po’ più cool, sono cose che andrebbero studiate probabilmente.

Il resto dell’intervista si trova sulla pagina Instagram di Fortune Italia
https://www.instagram.com/p/CdLyXAJq0lV/

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