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Il Chelsea da Abramovich a Boehly e il rischio bolla nel calcio

È la trattativa destinata a cambiare in ogni caso lo scenario del calcio globalizzato. Il Chelsea di Roman Abramovich a breve nelle mani del consorzio guidato dal miliardario americano Todd Boehly, che arriverà a versare quasi cinque miliardi di euro per il club dell’imprenditore russo, messo al bando dalla Premier League per la sua vicinanza a Vladimir Putin.

Il closing dell’operazione per la cessione del club londinese è atteso per fine maggio. È un affare assai mediatico, anche se di breve durata: la trattativa è praticamente partita durante la guerra (che è ancora in corso) in Ucraina, spinta con forza dal governo britannico che continua a mettere al bando tutti quelli che hanno lavorato o appartengono all’inner circle di Putin.

Abramovich, tra l’altro uno dei mediatori richiesti da Kiev per un’improbabile negoziato per la pace, ha subito fiutato l’aria e messo in vendita la società. Deve farlo in tempi brevi: i suoi rapporti con Downing Street sono estremamente tesi da assai prima del via all’invasione russa in Ucraina. Nel 2018 gli è stata vietata la cittadinanza britannica, il patron del Chelsea ha ottenuto poi quella israeliana e poi quella portoghese, indispensabile per ottenere lo status europeo.

Appena è partita la caccia dell’Ue e del Regno Unito ai patrimoni degli oligarchi vicini e in affari con Putin, Abramovich per non perdere il suo immenso patrimonio si è anche detto pronto a riversare in beneficenza i ricavi dalla vendita dei Blues. Preso in parola: il suo patrimonio personale resta congelato, una grossa fetta della vendita del Chelsea sarà gestita dall’ex direttore esecutivo dell’Unicef nel Regno Unito, Mike Penrose.

Videogiochi, editoria, alberghi, startup: l’impero del nuovo patron del Chelsea

Per il Chelsea c’è stato ovviamente l’impatto dell’uscita di Abramovich, da sempre una presenza oscura sulle tribune di Stamford Bridge ma che ha portato alla causa cinque vittorie finali in Premier League, un paio di Champions League, un’Europa League e altri trofei nazionali ed internazionali. Da Zola a Vialli, Lampard a Drogba, poi Crespo, Shevchenko, Hazard, in panchina si sono visti Mourinho, Ancelotti, sino al tedesco Tuchel. Insomma, i tifosi dei Blues si sono divertiti, mentre negli ultimi tempi hanno dovuto assistere a restrizioni al club, tetto di spese per le trasferte, mercato bloccato e i migliori a rischio partenza.

La sensazione però è che dalla prossima stagione potranno riprendere a sorridere: Boehly è un paperone di videogames (tra cui DraftKings, società di scommesse sportive e fantasport), Epic Games (la società che ha creato il mito Fortnite), poi testate come Billboard, Rolling Stones, Variety.

Tra le sue proprietà c’è Eldridge Industries, una holding company con sede a Greenwich (Connecticut), tra i beni ci sono alberghi, il catalogo di Bruce Springsteen, una serie di startup e da qualche mese il 27% delle azioni dei Los Angeles Lakers, mentre dieci anni fa ha acquistato i Los Angeles Dodgers, una delle squadre principali della Major League Baseball.

Due anni dopo l’acquisto dei Dodgers, Boehly ha firmato un accordo da quasi nove miliardi di dollari con Time Warner Cable per creare SportsNet LA, un network sportivo regionale che trasmette tutte le gare della squadra: è stato il lancio dei Dodgers (di cui è azionista anche Magic Johnson, l’ex asso dei Lakers), diventata la luce della Mlb, anche più dei leggendari New York Yankees e dei New York Mets, vincendo anche il campionato due anni fa. Insomma, sa fare business, anche nello sport.

February 25, 2022: Propietario del Chelsea, Roman Abramovich. (Credit Image: © La Nacion via ZUMA Press)

Da Abramovich a Boehly, il rischio bolla nel calcio

Un assegno da 2,5 miliardi di sterline in direzione Abramovich per l’acquisto delle quote di maggioranza del club ancora campione d’Europa (il 28 maggio c’è la finale di Champions tra Real e Liverpool), oltre a 1,7 miliardi di sterline per i lavori previsti per l’ampliamento dello Stamford Bridge, la casa del Chelsea, che al momento conta 41 mila posti a sedere. La cifra sul tavolo per il Chelsea è in ogni caso fuori mercato. Peraltro, è stata stanziata nel momento di massima debolezza economica, mediatica, politica di Abramovich, che vende il club costretto da Boris Johnson, praticamente il paperone russo è stato costretto alla cessione per tutelare le sue finanze assai colpite dalle sanzioni imposte dal Regno Unito e anche dall’Unione Europea.

L’inseguimento di Boehly al Chelsea è in atto da tre anni. Invece quello alla Premier League è partito nel 2014, con la creazione di un fondo di investimento, Cain Hoy Enterprises, con cui il magnate dei videogames provò a prendersi il Tottenham, altro club di Londra, forse il cugino più indigesto alla tifoseria del Chelsea.

D’ altronde, la Premier è un prodotto che negli Stati Uniti, così come in Asia, continua a volare: 10,5 miliardi di sterline di entrate tra diritti tv e sponsorizzazioni nel prossimo triennio, spesso va in onda il sabato mattina su Abc, un intrattenimento per gli americani, che devono attendere pomeriggio e sera per le partite di Nfl e Nba.

Se andrà in porto, il Chelsea a Boehly sarà la vendita più alta di un club di calcio a livello mondiale. L’investimento sinora più oneroso è arrivato nel 2019 da Joe Tsai, co-fondatore e vicepresidente esecutivo di Alibaba, 3,3 miliardi di dollari per portarsi a casa i Brooklyn Nets (Nba), che erano di proprietà di un altro oligarca russo, Mikhail Prokhorov.

Il rischio d’ora in poi è che ogni affare per acquistare un top club di livello europeo potrebbe risentire della valutazione quantomeno gonfiata del Chelsea.

Per esempio, il Milan: sette volte vincitore della Coppa Campioni/Champions League, uno dei club più blasonati del mondo, da poche ore campione d’Italia, che sta per essere ceduto al fondo Red Bird per circa 1,3 miliardi di dollari. La precedente trattativa con Investcorp, fondo del Bahrein, si è fermata a 1,1 miliardi di dollari, poi i rossoneri hanno giocato al rialzo e non è detto che Red Bird dovrà alzare ancora il prezzo.

La distanza nella valutazione tra Chelsea e Milan, con i Blues che varrebbero sul mercato almeno tre volte il club milanese, appare ingiustificata.

Certo, il club londinese possiede il suo stadio, più funzionale e moderno di San Siro, poi c’è il centro sportivo invidiabile di Cobham e la Premier League cresce di valutazione come i tornei major americani. Ma il Chelsea non è certamente il Manchester United: secondo i parametri 2021 di KPMG, valutazione dei principali club europei in base al valore d’impresa, i Blues sono al settimo posto (1,8 miliardi di dollari), assai lontano dal Real Madrid (2,9 miliardi di dollari).

Il primo club di Premier in classifica è il Manchester United appunto (2,6 miliardi di dollari), che per tradizione e appeal resta una formidabile macchina da merchandising, nonostante non vinca la Premier League da diversi anni.

La probabile conseguenza della cessione del Chelsea a queste cifre è l’aumento del valore medio dei club di calcio, almeno in Europa. Secondo i dati del Cies Observatory sono state 46 le acquisizioni dei fondi americani nel calcio europeo, il 60% nell’ultimo triennio. Per i magnati americani il calcio è una potenziale miniera, con club che costano meno delle franchigie Nba e Nfl, con margini di profitto nei diritti tv e nella valorizzazione degli stadi: per KPMG il valore medio dei primi 32 club in Europa si aggira su 1,3 miliardi di dollari, meno rispetto a Major League Baseball (1,9 miliardi), Nba (2,5 miliardi) e Nfl (3,5 miliardi). L’affare Chelsea ora potrebbe riscrivere tutta la sceneggiatura.

 

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