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Strage in Texas, America ostaggio del II Emendamento

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L’America continua a contare le vittime delle stragi nelle scuole. A Uvalde, una città del Texas di circa 15mila abitanti, il diciottenne Salvador Ramos, armato con una pistola e un fucile semiautomatico AR-15 e con indosso un giubbotto antiproiettile, ha prima sparato a sua nonna e poi si è recato alla Robb Elementary School, dove ha aperto il fuoco uccidendo 19 bambini e due insegnanti. Dall’inizio dell’anno, in America, sono state 200 le sparatorie di massa, e negli ultimi dieci anni ben 900 sparatorie sono avvenute in contesti scolastici. L’America ha reagito con rabbia, sconforto a questa ennesima strage, ed il presidente Joe Biden ha dichiarato di voler “agire sulle armi”. Abbiamo intervistato allora Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato nell’Università di Perugia, autore con altri del più recente manuale di diritto costituzionale americano (Giappichelli, 2022).

Professore, alla luce della nuova strage in America, cosa si potrebbe concretamente fare per arginare limitare l’uso indiscriminato delle armi?
Nel rapportarci a queste notizie, dobbiamo tenere presenti due elementi di differenza, sostanziali, fra il nostro essere europei ed il loro essere americani. Il primo è che il diritto al possesso delle armi, in America, nasce come diritto costituzionale all’autodifesa, rispetto ai rischi di uno Stato potenzialmente invasivo. Garantito dal secondo emendamento della Costituzione Americana, nei fatti questo rappresenta il diritto alla protezione di sé, connaturato al diritto di proprietà, uno dei fondamenti del modello costituzionale americano. Per noi Europei, il diritto al possesso di un’arma nasce, invece, su basi diverse. Noi pensiamo che sia lo Stato a doverci difendere.
Il secondo elemento di differenza si basa sempre su dati storici, perché in oltre due secoli, dacché è stata concepita la Costituzione americana, gli Stati Uniti hanno vissuto un progressivo accentramento federale. L’espansione della democrazia e il rafforzamento di un modello che vede centrale più la Federazione che gli Stati, ha alimentato questa paura. La conseguenza è chiara: l’insieme di questi due elementi dà vita ad un portato culturale molto forte, radicato in due secoli di storia e basato sulla naturale consapevolezza che il possesso di un’arma non costituisca reato, anzi sia legittimo, non solo perché lo è giuridicamente, ma perché fa parte del sentirsi pienamente una persona libera, autonoma.

È quindi la Costituzione Americana a sancire il diritto, per i cittadini, al possesso delle armi. Cosa si può fare davvero per innescare il cambiamento invocato da Biden?
Per l’intelligenza collettiva ed emotiva di noi europei, l’uso delle armi in una comunità è appannaggio proprio di due figure: le forze dell’ordine o i criminali. In America invece non è così: avere il diritto di portare un’arma rappresenta un’estensione della propria identità individuale. E di fronte all’aumento delle stragi degli ultimi decenni, c’è soprattutto la forte liberalizzazione delle armi automatiche o semi automatiche, sempre più sofisticate. In una battuta: si sono rese disponibili per tutti armi da guerra in un contesto civile. Da qui, i casi drammatici che ben conosciamo. Bisogna regolamentare il fenomeno, riportandolo a quel naturale diritto.

È quindi questo il “punto di rottura” su cui Biden può provare a lavorare concretamente?
Di fatto sì. Tutti gli studiosi americani, che conoscono il ‘secondo emendamento’, vedono l’impossibilità di modifica del testo costituzionale, in ragione della complesso processo di revisione della Costituzione che, coinvolgendo gli Stati degli USA, rende nei fatti impossibile questa modifica, in quanto la maggioranza degli Stati è a favore delle armi.

Quali sono quindi gli step concreti da poter realizzare?
Si può agire a livello di Congresso. Per esempio aumentando le barriere all’acquisto delle armi, renderle più costose, legare l’acquisto all’età, verificare i precedenti penali degli acquirenti. Ma il possesso di un’arma, negli Stati Uniti, è destinato a restare un atto legittimo e legale. Non possiamo pensare che sia possibile trasformare la sensibilità di un americano: non possiamo ‘interpretarlo’ con la nostra mentalità europea, ma possiamo augurarci che il processo in atto si concretizzi, ovvero quello di limitare fortemente la presenza di armi da guerra in contesti di pace. Per cui, nessuno Stato della Federazione può vietare l’acquisto delle armi, e la differenza sta tutta nella differente legislazione statale sull’accesso e il possesso del tipo di arma. Scelte decisive perché, inevitabilmente, alzano anche il tono del potenziale “conflitto” rispetto alle forze dell’ordine, che sono abituate a confrontarsi con criminali armati, appunto, come soldati. Non poco insomma.

Proprio in quest’ottica, già due anni fa la Camera ha approvato le regole di controllo dei precedenti penali per l’acquisto delle armi, ma il provvedimento è fermo al Senato.
È fermo perché ci sono anche interessi economici che sostengono l’industria delle armi, che produce anche molto lavoro. C’è un tema quindi di pressione economica per evitare una legislazione che sia “punitiva” per coloro che producono e vendono armi. D’altronde, intere aree degli Stati Uniti si reggono, economicamente, su  questo tipo di industria. Bisognerebbe quindi valutare, nell’ottica di una restrizione delle vendite, anche la questione di riconversione economica di intere aree produttive del paese.

Quale il ruolo delle lobby, pure invocato da Biden?
La lobby di coloro che hanno subito un danno fisico, o la perdita di un congiunto per un conflitto a fuoco, è minore rispetto alla forza che può mettere in campo chi vuol mantenere invariato il diritto al possesso delle armi. La battuta di Biden ha quindi una valenza politica, ma c’è anche la valutazione economica che pesa, ovvero il costo che l’assenza di quel settore avrebbe sull’economia legale degli USA. Un dato tuttavia è certo: gli Stati Uniti non possono più tollerare l’escalation del mercato delle armi da guerra. Perché non si può giustificare – neanche sulla base del II Emendamento – la vendita di quelle armi in una società civile e pacifica. Biden quindi sta puntando, correttamente, a razionalizzare il mercato delle armi.

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