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Global Exibition Day, le fiere in Italia motore di ripresa

L’Italia è la quarta potenza fieristica mondiale, la seconda in Europa, in base a quanto emerge da una ricerca Prometeia. Commissionata da Aefi– Associazione esposizioni fiere italiane, in occasione della settima edizione del GED – Global Exibition Day, l’analisi punta ad indagare lo stato dell’arte del settore, a due anni dalle ultime rilevazioni.

La ricerca assume un rilievo particolare dopo la forte contrazione registrata dal sistema fieristico a causa della pandemia. Colpito duramente dai lockdown, il comparto ha registrato una perdita del -63% di fatturato nel 2020, pur mantenendo un ruolo imprescindibile per l’economia italiana. Il settore fieristico attiva infatti un valore della produzione pari a 8,9 miliardi di euro, a cui corrispondono 4,3 miliardi di euro di valore aggiunto e 96 mila addetti, che salgono a 22,5 miliardi di produzione, 10,6 di valore aggiunto e 203 mila occupati, se si considerano anche gli impatti indiretti e indotti.

Le fiere si confermano quindi come moltiplicatori di business, ma anche di turismo d’affari alto-spendente, di servizi specializzati e di posti di lavoro. Una industry che, con i soli eventi nazionali e internazionali, genera un forte impatto sui territori, quantificabile in 22,5 miliardi di euro l’anno di produzione, per un valore aggiunto stimato in 10,6 miliardi di euro pari allo 0,7% del Pil. Aspetti macroeconomici, questi, da considerare aggiuntivi rispetto al business generato in fiera dalle aziende partecipanti.

“Usciti dalla fase 1 del post-emergenza, ossia quella più prettamente legata ai bilanci e alla capacità di competere sul mercato globale, ora si apre la fase 2, quella della crescita, dello sviluppo e del rinnovamento della nostra industria – commenta Maurizio Danese, presidente Aefi – da tempo, all’interno della nostra associazione si è aperto un confronto costruttivo sul settore. Abbiamo superato una delle più gravi crisi della nostra storia. Ora, i tempi sono maturi per superare la frammentarietà in favore della competitività e per passare dal ‘fare sistema’ all’essere ‘sistema Paese’”.

Il comparto fieristico si conferma, quindi, quale incubatore naturale di business per i distretti industriali italiani e poi una leva di indotto ad alto valore aggiunto in favore dei territori.

Il b2b fieristico ogni anno impegna decine di migliaia di imprese del made in Italy, si è dimostrato in grado di performare 7 volte meglio rispetto al totale dell’economia italiana (+2% vs +0,3% la crescita media annua del fatturato dal 2012 al 2019). Un’over performance a cui il sistema fieristico ha contribuito in modo distintivo.

Grazie ad un’analisi condotta su 25 mila imprese espositrici, responsabili del 13% della produzione nazionale, è stato possibile stimare il vantaggio ottenuto dalle aziende che hanno investito nelle fiere nel periodo 2012 e il 2019. Ben 12,6 punti di crescita cumulata in più delle vendite, e 0,7 punti di marginalità lorda (Ebitda) in più, rispetto a chi non ha partecipato. Guardando poi alle singole filiere produttive, sono le aziende dell’agroalimentare ad aver hanno realizzato il ‘premio’ maggiore in termini di extra-crescita dell’attività (+20,5%). Ma anche nei settori produttori di beni intermedi (come la meccanica) si sono registrati benefici superiori alla media (+14,4%).

In base a questo studio, poi, il valore della produzione delle fiere italiane si attesta a 1,4 miliardi di euro, con 3.700 addetti diretti, circa 200 manifestazioni internazionali e oltre 220 nazionali organizzate ogni anno, per un totale di 12,6 milioni di visitatori, che salgono a 20 milioni con gli eventi locali. Il sistema fieristico italiano, che in Europa si piazza secondo, dopo la Germania, attesta che le fiere operano con un moltiplicatore di 2,4: ogni euro di valore aggiunto, generato direttamente dal sistema fieristico, ovvero da espositori, organizzatori e visitatori, ne produce ulteriori 1.4 per l’economia nazionale. Guardando all’occupazione, gli effetti sono solo leggermente inferiori, con un moltiplicatore del 2,1. Gli effetti moltiplicativi ottenuti sono in linea rispetto a quelli stimati di recente per l’industria fieristica europea, ma superiori a quelli evidenziati per i sistemi britannico e spagnolo. In considerazione della significativa, pur se parziale, ‘confrontabilità metodologica’ fra i risultati ottenuti per l’Italia e quelli ottenuti su scala europea, emerge come circa il 20% del valore complessivo generato dal sistema fieristico europeo sia verosimilmente «Made in Italy».

“Si ribadisce quindi la centralità delle fiere per il Sistema-Paese e, in particolare, per l’export – è il commento Fortune Italia di Fabio Casasoli, amministratore unico di Fiera Roma – L’Italia è una grande potenza fieristica globale, seconda in Europa e quarta nel mondo, e i suoi quartieri fieristici e organizzatori, 190 imprese in totale, devono unire le forze e fare sistema per essere ancora più competitivi all’estero. Solo così potremo essere ancora più la leva fondamentale per il rilancio economico del Paese”.

Aefi, i cui soci hanno contribuito alla costruzione di un database complessivo di 60 mila imprese, che offrirà altre possibilità di analisi sugli effetti del sistema sul made in Italy, esprime quasi il 75% del fatturato del comparto. Nei 41 quartieri associati si svolge il 96% delle manifestazioni.

“Il ‘pilastro fiere’ è quello cui sono dedicate le maggiori risorse all’interno dei Piani promozionali in favore del Made in Italy, realizzati da ICE Agenzia, su impulso del Ministero” degli Esteri. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio annunciando inoltre che “per il prossimo triennio è stato previsto uno stanziamento pari a 60 milioni di euro annui, destinati a iniziative promozionali per rafforzare la partecipazione delle Pmi alle principali fiere internazionali in Italia e assicurarne l’impatto all’estero attraverso speciali programmi per buyer, influencer e Vip stranieri, oltre che per agevolare la presenza delle aziende italiane alle piu’ importanti fiere internazionali all’estero”. Secondo il ministro “questi dati, già di per sè importanti, assumono un rilievo ancora maggiore se guardiamo al ruolo che, in prospettiva, il comparto fieristico potrà assumere per favorire il consolidamento della ripresa in uno scenario economico e geopolitico in continuo cambiamento. Il che deve rafforzare, peraltro, l’attenzione delle Istituzioni a fornire ogni più utile supporto alle sfide che emergeranno”.

Le fiere, ha spiegato Di Maio, potranno svolgere un ruolo come “perno e volano dei programmi di promozione integrata, grazie ai quali la Farnesina intende rafforzare la percezione all’estero del profondo legame che nel nostro Paese si instaura tra identità culturale, tecnologia, industria e territorio”.

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