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Il momento delicato di Dazn, tra Tim e calo di pubblico

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Quella rotellina che roteava per minuti. Quelle partite viste in differita, a singhiozzo, con valanghe di segnalazioni, critiche sui social media, lettere delle associazioni dei consumatori. Senza contare la querelle sulla doppia utenza, la visione contemporanea con unico abbonamento, che da agosto sarà ancora disponibile ma a prezzi più alti, dopo aver minacciato a stagione in corso di sospenderla, perché assieme alla pirateria sarebbe stata la causa dell’esiguità di abbonati. Per diversi mesi Dazn è stata travolta da una specie di ciclone.

Il servizio è via via migliorato, ma ora l’applicazione che trasmette sino al 2024 tutte le partite della Serie A – tre, in ogni turno, sono mandate in onda da Sky – vive un momento delicato. Il calo dell’audience della Serie A è riconosciuto: secondo l’Auditel, la A trasmessa da Dazn ha perso quasi la terza parte (almeno il 30%) di utenti rispetto ai risultati centrati da Sky nell’ultimo anno di contratto (il 2020) di un idillio durato 18 anni con il campionato.

Juventus e Napoli hanno fatto segnare le perdite più significative, ben oltre il 30%. Insomma, lo scontento è su carta, oltre che sul passaparola.

Ma per Dazn c’è da riflettere anche sulla richiesta di Tim di uno sconto sull’accordo da un miliardo di euro complessivo che il gigante nazionale delle tlc deve spedire nelle casse di Dazn per trasmettere e commercializzare le partite di A sulla propria piattaforma.

Tim da tempo vuole uno sconto, a breve potrebbe essere sancita la fine dell’esclusiva di Tim Vision, attuale distributore dell’intero bouquet di partite di Dazn.

In sostanza, senza una fetta (circa cento milioni di euro) dell’assegno da 340 milioni di euro stabiliti per contratto con Tim, per Dazn c’è da trovare un partner commerciale per colmare la mancanza. Forse sarà Sky, forse sarà Amazon Prime, che ha recentemente smentito l’interesse ma si è messa alla prova nella stagione appena terminata con la partita più importante del turno di Champions League, trasmessa di mercoledì.

Uno scenario da riparare, in fretta, assai prima dell’inizio del campionato, previsto nel week 12-14 agosto.

Il valore della Serie A nel calcio europeo

Sin qui, i fatti, le cifre del percorso di vita di Dazn nel calcio italiano. Ma oltre ai numeri, al centro della discussione va posta la qualità del servizio, che concorre, assieme al ritorno di qualche campione a livello mondiale che in A manca da anni, al rilancio del calcio italiano, in attesa della costruzione di stadi moderni e funzionali.

Dazn paga 840 milioni di euro annui fino al 2024 per i diritti in esclusiva della A. Meno di quanto garantisse Sky nel precedente accordo (927 milioni di euro). L’accordo arrivato al ribasso, tra l’altro in piena era pandemica, piazza il campionato italiano assai lontano dagli incassi dei tornei che tirano di più, alle spalle di Premier League ma anche Bundesliga e Liga.

Il torneo inglese è una miniera di soldi: fino al 2025 l’accordo con Sky Sports (128 partite), BT Sport (52 partite) e Amazon Prime (20 partite) porta nelle casse della Premier 5,6 miliardi di euro in un triennio. Per trasmettere la Bundesliga invece Sky Deutschland, Dazn e ProSieben assicurano 1,1 miliardi di euro annui fino al 2025. Sfiora il miliardo di euro annui (990 milioni di euro) il combinato Telefonica-Dazn, accordo dal 2022 al 2027, per la messa in onda della Liga spagnola.

Dunque, il divario è netto, la Serie A incassa sempre meno dal broadcasting, Dazn appare in difficoltà, tra l’altro senza l’ombrello non solo economico ma anche mediatico di un colosso come Tim, il tema andrà analizzato in vista del prossimo bando per i diritti 2025-2028, dove l’app di streaming potrebbe trovarsi al tavolo con competitor come Amazon Prime o Sky. A quel tavolo la scelta dovrà essere ponderata e non dettata solo dall’aspetto economico, per ripianare i vuoti di bilancio di una buona parte dei club di Serie A, come è avvenuto la scorsa primavera, sottovalutando quanto il digital divide esistente in Italia potesse influire sulla qualità del prodotto offerto da Dazn.

In ogni caso, la distanza tra la Serie A e la Premier League, per esempio, diventa ancora più marcata se il discorso si allarga ai diritti esteri. Al momento la Serie A registra dall’estero circa 600 milioni di euro, appena la decima parte degli introiti del torneo inglese, quasi sei miliardi di euro fino al 2025.

Per la prima volta la Premier incassa più all’estero che in casa propria, ottenendo un aumento del 30% rispetto all’ultimo pacchetto (4,5 miliardi di euro tra il 2019 e il 2022) anche grazie all’accordo annuo con Nbc negli Stati Uniti per 2,3 miliardi di euro fino al 2028.

Per la Serie A invece l’ultima offerta, che pure fa meditare qualche presidente in cerca di liquidità immediata, è arrivata da Abu Dhabi Media, 270 milioni di euro in cinque anni dagli arabi, oltre 140 garantiti in cinque anni, fino a 180 in base agli ascolti. Il pacchetto arabo porterebbe anche un assegno da 22 milioni di euro annui anche per l’organizzazione della Supercoppa, con un nuovo format: due semifinali e la finalissima.

L’accordo della Nfl

In generale solo la Premier League tiene il passo, in termini di vendita dei diritti televisivi, con i totem dello sport americano. Dimensioni diverse, un bacino di utenti anche superiore, ma anche in questo caso conta la visione, non solo il tornaconto finanziario: se l’Nba dal 2025 è attesa a un contratto da otto anni da almeno 75 miliardi di dollari complessivo, è stata la Nfl a mettere i paletti su un nuovo modo di sviluppare la vendita dei diritti del suo campionato.

La scorsa primavera la lega del football ha sottoscritto un’intesa da 105 miliardi di euro in dieci anni, tra Espn/Abc, Cbs, Fox, Disney, Nbc, Nfl Network (il canale della lega) e Amazon Prime, che trasmette il Thursday Night Football, mandato in onda in precedenza da Fox. Uno spezzatino, certo, con partite alla domenica sera, il lunedì sera, il giovedì sera, tutto spacchettato, però l’accordo vale anche per le rispettive piattaforme streaming, una strada per valorizzare al meglio il prodotto Nfl, che vede la sua partita di punta, la finale, il Super Bowl, che vale cinque volte dal punto di vista commerciale la finale di Champions League.

Soprattutto, l’accordo firmato dalla Nfl, nonostante la trasmissione delle gare sulle rispettive piattaforme streaming, riconosce ancora il ruolo centrale della televisione come modalità di accesso al servizio. Dunque, popolarità del football al centro, sostenuta dalla qualità del servizio, una strada che potrebbe produrre dividendi, anche per la Serie A. Ma per questo scatto in avanti servono alcune condizioni, tipo il superamento del digital divide, una visione più ampia di presidenti e istituzioni del calcio. In generale, un prodotto migliore per gli abbonati.

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