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Entando, la startup arrivata prima del settore che vuole dominare

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walter ambu entando
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“Il 2021 è stato l’anno in cui si è cominciato a parlare di imprese ‘composable’, la gente si chiedeva ancora cosa fossero. Entro il 2026 il 65% delle applicazioni sarà costruito con approccio composable. E noi siamo arrivati poco prima dell’onda”. Quando parla della sua Entando, Walter Ambu è a dir poco ottimista, anche se lui si definirebbe realista: a Fortune Italia racconta che dopo i round raccolti negli scorsi anni (l’ultimo da 11 mln di dollari) punta a raccogliere ancora, a internazionalizzarsi, e a diventare il leader open source assoluto nel trend delle “application composition platform” e delle “composable enterprise”. Fino a un paio di anni fa, nessuno avrebbe saputo neanche spiegare bene di cosa stesse parlando.

Il concetto ha cominciato a diventare più chiaro a inizio 2020, con l’arrivo della pandemia. Il futuro, ha spiegato la società di consulenza Gartner in uno dei tanti documenti prodotti sull’argomento negli ultimi due anni, appartiene alle ‘composable enterprise’: a quelle imprese composte da blocchi intercambiabili a seconda delle esigenze, una caratteristica chiave in un’epoca in cui cambiano le preferenze dei clienti e la struttura delle supply chain. In cui la ‘disruption’ è diventata la normalità.

“Le organizzazioni erano preparate per un tipo di futuro, ma ora devono pianificare più futuri”, si legge in un articolo Gartner. La configurazione modulare consente a un’azienda di riorganizzare e riorientare secondo necessità in base a fattori esterni (o interni).

Alla fine, Gartner ha inserito il trend ‘composable’ tra le tendenze che più di tutte impatteranno il nostro futuro nei prossimi anni. La fortuna di Entando, se Gartner avrà avuto ragione, sarà doppia: “Copriamo due di quei trend indicati da Gartner: composable application e cloud native platform”. Da una parte, quindi, le applicazioni modulari, componibili e riutilizzabili, che accelerano il percorso dell’azienda verso il mercato. Dall’altra le piattaforme nate già in cloud, che permettono di saltare il passaggio della migrazione in cloud delle applicazioni.

Secondo Gartner, entro il 2024, l’80% dei Cio elencherà la riprogettazione di un’azienda ‘modulare’, attraverso la ‘composability’ delle applicazioni, come una delle cinque ragioni principali per l’accelerazione delle prestazioni aziendali del futuro.

“Adesso le aziende si stanno davvero chiedendo come diventare componibili, siamo in una fase successiva a quella iniziale”, spiega Ambu, ingegnere (e musicista diplomato) cagliaritano che ha fondato Entando nel 2015, quando ancora non era l’Entando che conosciamo oggi: si occupava di applicazioni per la digital experience dei clienti. Avanti veloce al 2022: il cofondatore Paul Hinz è l’attuale Ceo, Ambu è presidente, il fatturato in costante crescita ed Entando è una piattaforma cloud basata su Kubernetes (ormai lo standard software del settore) per sviluppo di applicazioni web.

Entando ha fatto finora due round di investimento, nel 2019 (con Vertis nel 2019, 3,5 mln di dollari) e uno nel 2021 (United Ventures, round Serie B da 11 mln di dollari). Il personale nel mondo è triplicato, secondo il presidente. L’azienda è presente anche in California, ma il prodotto viene realizzato in Italia: “Il cuore è a Cagliari”, spiega Ambu. Ma per i fondi si guarda all’estero. “Per i prossimi round puntiamo principalmente agli Stati Uniti”. Senza dimenticare l’obiettivo di entrare nei mercati di “Francia, Germania e UK”.

Cosa si intende per componibile

Le grandi trasformazioni degli ultimi anni “costringono le aziende a essere rapide nei cambiamenti. A essere resilienti. Significa cambiare processi, e richiede di rimodulare la parte digital e l’infrastruttura It. Ma le applicazioni, spesso, non sono pronte a riflettere questo cambiamento”, dice Ambu.

Per questo negli ultimi due anni “si è affermata il composable business o anche la composable enterprise (l’azienda che ragiona con questa modalità componibile) dove l’idea è sviluppare le applicazioni in ‘building blocks’ che si possono assemblare con rapidità, a piacimento”, spiega Ambu. “Questi componenti li metto in un catalogo interno dell’azienda o della pubblica amministrazione. Queste componenti vengono poi riutilizzati in base all’uso. Un esempio: lo Spid, che viene usato su portali diversi della Pa. Sviluppi una sola volta il processo, con tutti i ‘componentini’, lo metti nel catalogo, lo riusi tante volte, con un solo investimento. Se devi fare una modifica la fai direttamente sul singolo compente: se esce una nuova versione, lo aggiorni e contemporaneamente si aggiornano le centinaia di applicazioni che lo utilizzano. È come l’app store o il play store: esce una nuova versione di un’app, e si aggiorna in tanti dispositivi diversi”.

Per fare questo lavoro di assemblaggio di digital assets, dice Ambu, “per creare i building blocks, metterli su un catalogo, poterli recuperare con degli strumenti low code, con meccanismi come il drag and drop, hai bisogno di piattaforme che automatizzano il procedimento”. Entando fa questo mestiere: “La categoria è application composition platform e serve per realizzare applicazioni componibili ma anche cloud native secondo quello che ormai è lo standard di fatto dell’infrastruttura cloud, Kubernetes, una specie di sistema operativo”.

“Siamo pochi, nel mondo, a fare questo mestiere”, dice Ambu. Inoltre, Entando è l’unica a lavorare nell’open source. Altro motivo di ottimismo, per la startup: la maggior parte del business è, “al 70%”, pubblica amministrazione: recentemente sono arrivati i progetti con il Comune di Cagliari e con l’esercito italiano.

“Il nostro modello va a canale”, dice Ambu. “Ci sono i system integrator che vengono formati e certificati per fare progetti nella Pa: noi non partecipiamo alle gare. Facciamo i vendor, diamo la tecnologia agli operatori che lavorano con la Pa”, giganti come Red Hat, VMWare, Google e Noovle: “Loro fanno il vestito su misura. La piattaforma è open, ma se viene richiesto supporto sulla sicurezza e sul bug fixing allora noi forniamo l’assistenza, tramite subscription”.

Qual è la convenienza? Con una piattaforma cloud native gli enti pubblici possono offrire nuovi servizi online riutilizzando, personalizzando e riadattando singoli componenti, dice Ambu, che insiste sul tempo e le risorse risparmiate: “Tradizionalmente, lavorando con la Pa, ogni volta devi rifare sempre le stesse cose: mi è stato raccontato di casi in cui si è dovuta fare la stessa applicazione per cinque amministrazioni diverse, e si è dovuto rifare tutto da capo per cinque volte. Alcuni hanno cominciato a pensare a riutilizzare delle parti di lavoro, ma finora non è mai stato qualcosa di così sistematico”. La trasformazione della Pa, quindi, diventa un’altra onda da cavalcare: “Siamo una piattaforma abilitante per il Pnrr: tutti stanno andando nel cloud, con applicazioni nuove, e con una piattaforma componibile lo possono fare”.

 

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