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Tv e streaming, l’anno del sorpasso

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Non fatevi ingannare dagli scivoloni di Netflix: l’equilibrio fra tv e streaming ormai è stato rivoluzionato.  La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2022.

Ha fatto molto rumore la notizia che Netflix ha perso 200mila abbonati nel primo trimestre 2022. Le cause: uscita dei clienti russi e qualche scricchiolio del marketing della condivisione (a un’utenza da pochi dollari si possono collegare più persone). Il nervosismo delle Borse, fra Covid che non se ne vuole andare e minacce di terza guerra mondiale, ha fatto il resto, punendo pesantemente il titolo. Qualcuno è arrivato a dichiarare la fine dello streaming. Ma il trend resta un altro.

Per esempio, ai concorrenti di Netflix (Disney+, Amazon Prime Video, AppleTv) sta per aggiungersi un nuovo colosso da 53 mld di dollari di fatturato, nato della fusione fra Warner Media e Discovery, con decine di migliaia di titoli già in cassaforte e grandi capacità di investimento.

Gli ‘original’ prodotti da Hollywood che fanno la prima uscita in streaming (invece che in sala, se film, o in tv, se serie) sono ormai oltre il 50% del totale.

I cinema continuano a essere vuoti nonostante la pandemia in calo. Soprattutto non c’è nessun altro in giro, a parte Netflix, capace di investire circa 20 mld di dollari in nuovi prodotti per i suoi 220 milioni di abbonati in 90 Paesi, più della somma di tutta la spesa in produzione della tv lineare pubblica e privata in Europa.

Così questo 2022 della pandemia e della guerra potrebbe anche essere l’anno in cui si consuma il superamento della tv lineare a favore dei sistemi detti Svod, Streaming dideo on demand in abbonamento (ma anche pagati dalla pubblicità), o Ott (Over the top), perchè arrivano cavalcando la rete internet o Dtc (Direct to consumer). Suona strano affermarlo quando: 1) la tv tradizionale è appena tornata a celebrare i suoi antichi fasti, grazie a pandemia e guerra che aumentano il bisogno di capire; 2) gli ascolti delle news e dei canali specializzati tornano a popolarsi, e anche l’intrattenimento segue a ruota. In Gran Bretagna la tv commerciale festeggia addirittura un record assoluto di fatturato a 5,5 mld di sterline nel 2021. Eppure il trend è un altro. Quel record è frutto, per il 30% almeno, di investimenti degli operatori digitali ormai presenti stabilmente nel 74% delle case inglesi (rilevamento eMarketer 2022).

Se osserviamo poi la spesa del consumatore, notiamo che le risorse si stanno inesorabilmente spostando dalle televisioni commerciali (pubblicità) e dalle ormai obsolete offerte pay ad alto prezzo, verso gli abbonamenti low cost dello Svod.

Guardando all’Italia, non ingannino i trionfali dati di ascolto del Festival di Sanremo 2022, perché nel quadriennio 2017-2021 la tv tradizionale in Italia ha perso quasi il 10% degli ascolti (-9,1%  rispetto al 2017 e -7,6% rispetto al 2020). Un trend che appare inarrestabile, nonostante la ripresina del primo semestre 2020, dovuta alla necessità di occupare il tempo chiusi in casa dai lockdown.

Nello stesso periodo, le piattaforme streaming (Svod) sono cresciute in maniera significativa (da 12,4 a 17 milioni di utenti solo fra febbraio e aprile 2021), aiutate dall’ingresso massiccio nelle case degli italiani della cosiddetta smart tv, il cui utilizzo è spinto dalla facilità di connessione alla rete. In quella parte di popolazione che già dispone di una tv intelligente i consumi tradizionali e quelli in streaming sono ormai equivalenti, soprattutto nell’area dei programmi originali di fiction (serie e film).

Guardando al resto del mondo, negli Stati Uniti la tv lineare continuerà ad avere un ruolo solo nel campo della programmazione live, mentre ogni altro genere televisivo sarà fornito “su domanda” fuori dal mercato della pay tradizionale (via cavo e satellite). Va ricordato che la pay, fra il 2019 e il 2021, ha perso sei milioni di abbonati all’anno, e che scenderà sotto il 50% delle case dotate di tv entro il 2026. Un dato clamoroso se si pensa che dal 91% del 2010 il suo tasso di penetrazione è sceso al 61% nel 2021 e nel 2027 calerà ancora fino al 50% o poco più.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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