Asteroidi e transumanesimo

Come ho affermato in una recente intervista, la fantascienza è patrimonio dei romanzieri di questo genere; invece la tecnologia e il progresso scientifico – che sino a ieri vedevamo solo nei film – si studiano e nascono nei laboratori di alto livello. Nella storia chi ha pensato in maniera fantascientifica, prima è stato deriso e poi condannato.

Pensiamo a Galileo e Giordano Bruno, e a Copernico, il quale decise che solo dopo morto si sarebbero potute pubblicare le sue ricerche e scoperte dei moti dei pianeti attorno al sole. Vogliamo andare più indietro? Se Democrito d’Abdera nel sec. IV avanti Cristo avesse spiegato a un nobile, a un contadino, a un pescatore, a un meteco o a un professorone della Scuola d’Atene, la fisica quantistica – di cui egli è stato antesignano – oltre a non capirci nulla l’avrebbero preso per pazzo. Mentre egli, con l’intuizione e senza tecnologie di sorta, aveva già manifestato e introdotto tali teorie secoli prima che la scienza di tipo spirituale, astratto, dogmatico e inconfutabile, bloccasse per paura le menti più libere per tanti secoli a venire. Umani, per lo più intrappolati nel passato. Quando guardo l’orizzonte del tempo, sembra che diventi oscuro se non ci muoviamo verso il futuro. Ritengo sia meglio pensare di essere sulla frontiera dell’iperscrutabile, per non fare la fine delle stelle morenti che bruciano abbaglianti quando volteggiano verso l’estinzione.

L’esplorazione dello spazio, lo sfruttamento degli asteroidi non solo sono una certezza, ma anche un’ipotesi di pace: le ultime risorse della Terra giacciono in Eurasia, per cui capirete la gravità della situazione. Se il genere umano trova i mezzi per sfruttare i corpi celesti, onde trovare quelle risorse che sono in fase di esaurimento, ci saranno meno guerre per giungere nello Heartland, così come sta accadendo dall’implosione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Il contributo di questo intervento non deve affermare realtà già acclarate: sarebbe banale, ripetitivo e inutile sciorinare ciò che già si conosce, appunto per non restare appiccicati a tempi ormai trascorsi. Bensì si cercherà di ipotizzare i sistemi che in un prossimo futuro potrebbero consentire alla razza umana di spingersi oltre nello spazio, non solo per ragioni di mera conoscenza o vano pionierismo, bensì per cercare risorse necessarie al pianeta, e non andare incontro a civiltà extraterrestri, le quali – ammesso ci siano – se avessero voluto, si sarebbero manifestate ufficialmente ancor prima dei Foo-Fighters 1940-1945, che precederono il fatale Roswell dei primi di luglio 1947.

È noto che l’essere umano non può resistere fisicamente alle sollecitazioni estreme che l’impresa di sfruttamento degli asteroidi comporterebbe. Per decenni la NASA e le agenzie spaziali prima sovietiche e poi russe e ora cinesi, hanno sviluppato delle tute per proteggere i viaggiatori dai pericoli dello spazio. Per cui in una visione futura cosa si potrebbe fare sin da adesso per tutelare i nostri visitatori dello spazio dal viaggio attraverso il vuoto? È un qualcosa che per il momento non si pensa si abbiano le capacità tecnologiche per porlo in atto.

Come già sottolineato in precedenti contributi, mandare un uomo nello spazio sarebbe un suicidio, alla pari di quei numerosi tentativi tragicamente falliti da parte delle superpotenze decenni addietro. L’unica possibilità – pur s’è una soluzione problematica – sarebbe quella di utilizzare delle sonde robotiche o quasi.

Ci si rende conto che la questione di mandare astronauti attraverso il vuoto, può avere una soluzione indirizzata prettamente all’aspetto transumano del viaggiatore.

Per inviare astronauti attraverso quegli orizzonti senza fine non ancora esplorato da esseri umani – ossia posti oltre la Luna – le tecnologie avvenienti e futuribili del transumanesimo rappresentano la prossima frontiera e francamente non credo che esse abbiano un’alternativa.

Nell’ambito della ricerca sulla difesa e sulle tecnologie – non ho di certo documenti per dimostrarlo, ma basta la logica – ci sono sicuramente programmi classificati in merito, che si svolgono all’interno delle divisioni di neuroscienze: ovvero transumanesimo e biologia sintetica per le forze di difesa. Questi programmi sono di certo classificati per ovvie ragioni di etica e – almeno per il lungo periodo – non sono sicuramente sanciti ufficialmente in quanto tali dai governi.

In alcuni circoli si parla del Programma umano 2.0, poiché la natura di quella presunta tecnologia, utilizza la fusione di cellule umane con un strutture biochimiche sintetiche, onde creare un nuovo corpo alimentato dal cervello conservato di un individuo.

Il cervello può vivere senza un corpo, ma quest’ultimo non può vivere senza il suo cervello. Questa la semplice nozione che è alla base del Programma umano 2.0.

L’obiettivo è di creare una protesi (corpo sostitutivo) che possa ospitare il cervello di un donatore. Però una protesi che sia riconoscibile nelle fattezze umane. Ovviamente il cervello va posto in un comparto corrispondente alla testa del simulacro umano. Il cervello ospiterebbe milioni di minuscoli fili di fibra ottica che lo collegano a tutti i muscoli sintetici, e ai sensori tattili superficiali (pelle, arti, ecc.). Il cervello a sua volta sarebbe protetto da un gel sintetico che agirebbe quale ammortizzatore, in caso l’Umano 2.0 dovesse ricevere un qualsiasi impatto.

Non ci può nascondere sulle origini del cervello del donatore. Come molti benpensanti politicamente corretti suppongono, non si tratta affatto di cervelli di persone già morte. Non devono riferirsi ad una ridanciana parodia di Frankenstein junior di Mel Brooks. Si tratta di trovare candidati disposti a oltrepassare le barriere della scienza: volontari viventi. Una volta che il trapianto avrà luogo, non potranno mai più tornare alle vite che si sono lasciati alle spalle.

Per cui, si comprende bene la natura classificata di questo teorico progetto: oltre al fatto che i volontari non potranno divulgare informazioni o discuterne al di fuori del laboratorio. Volontari in quanto ci sono rischi notevoli; ma è sin troppo noto che la natura umana ha sempre voluto andare al di sopra dei propri limiti: si chiama progresso.

Le selezioni avverranno non solo in base alla compatibilità fisica cerebrale rispetto all’involucro, ma pure sulla capacità di emozionarsi, di essere empatici, cognitivi, oltre a perizia di tenore settoriale, scientifico, tecnologico e culturale tout court. È vero che ci sono problemi etici. Questioni su cui riflettere da parte del candidato: un’imponente ragione per andare avanti con un’impresa del genere.

I soggetti dovranno superare una serie di test, quali esami interni, analisi di psicologi, e controlli medici sull’idoneità fisica del cervello rispetto alle caratteristiche dell’involucro. Il processo in sé sarà indolore. Al soggetto sarà somministrato un cocktail di farmaci e flebo in endovena, che fermerà il cuore per qualche ora, onde simulare un calmo sonno.

La parte che richiederà più tempo sarà il cablaggio, il rifacimento del midollo spinale artificiale, che si connette al cervello, per permettere la comunicazione mente-corpo affinché tutto funzioni. È un processo di fusione dove il cervello crea un’impronta con il corpo sintetico e si unisce ad esso: questa dovrebbe essere la creazione dell’Umano 2.0.

Va aggiunto che questi Umani 2.0 – o per meglio dire Transumani 1.0 – non saranno affatto immortali. Anche il cervello degenera col trascorrere del tempo. La differenza con gli umani, sarà che i loro corpi dureranno molto più a lungo, in modo tale che il periodo della vita sarà prolungata, per far in modo che le missioni spaziali non debbano interrompersi – come accade oggi – poiché il corpo umano in carne e ossa non può – solo per fare un esempio – sottoporsi lungamente alle radiazioni dello spazio.

Il processo di controllo per l’Umano 2.0 è estremamente elevato. Per ora si hanno solo materiali sintetici disponibili per questo programma, quindi il processo di selezione sarà critico. Si avrà una svolta nella tecnologia dei nanomateriali. Si parla di un grafene di tipo avanzato. Il grafene è un materiale costituito da uno strato di atomi di carbonio, disposti a esagono. Per ottenerlo utilizza la grafite, che viene trattata con procedure alquanto complesse. La scoperta del grafene risale al 2004 e ha portato due scienziati russi (Andrej Konstantinovič Gejm e Konstantin Sergeevič Novosëlov) a vincere il Nobel per la fisica. Almeno in laboratorio, il grafene ha mostrato proprietà innovative tali da essere definito il “materiale delle meraviglie”.

Nella fusione i milioni delle sue minuscole fibre saranno tessuti per rendere il corpo impenetrabile, pur mantenendo la flessibilità. Il che è importante per alcune aree, come le giunture. Inoltre gli occhi del corpo sintetico utilizzeranno un’ottica a base di nano materiali, che permetteranno alla retina sintetica di adattarsi a diverse condizioni di illuminazione.

Fattore molto importante è l’atto delle respirazione – in sé inutile in un corpo sintetico, ma determinante per il cervello come meglio vedremo. Questa deve essere una di quelle caratteristiche incorporate per aiutare un senso di familiarità per se stessi e per gli umani. L’effetto respirazione sarà dovuto da un meccanismo all’interno del corpo sintetico, per aiutare anche la regolazione termica. Una stretta regolazione di glucosio e del metabolismo dell’ossigeno è essenziale per la fisiologia del cervello. Per cui si prevede un composto che rilasci piccole quantità di elettrochimici nel cervello. Tale composto, essenzialmente, imita le proprietà di glucosio e ossigeno, alimentando così il cervello e mantenendolo vivo organicamente. L’altra caratteristica umana riproducibile e necessaria è la voce che si otterrebbe attraverso un sintetizzatore vocale: in sostanza, un elettrodo che viene impiantato nel cervello, e comunica telemetricamente con il decodificatore neurale che invia al predetto sintetizzatore.

Il corpo sintetico oltre che contenitore del cervello agente, è utile pure per un’altra ragione. L’originale progettazione delle navicelle spaziali era destinata per gli astronauti umani; con corpi sintetici l’astronave può essere liberata da qualsiasi strumentazione hardware e software – altrimenti detta tecnologia – necessaria per i sistemi di supporto vitale di un equipaggio umano. Così dicasi per le scorte di acqua e cibo, avendo bisogno i corpi sintetici solo di energia per alimentarsi. In tal modo si rende l’astronave non solo più leggera in partenza (consumerebbe meno carburante), ma con ampi spazi destinati a raccogliere i materiali contenuti negli asteroidi o altri corpi celesti. Pensate a un equipaggio di Umani 2.0 diretti su Marte, che preparano gli ambienti necessari vitali e di supporto per gli umani in carne e ossa in prossimo arrivo. Gli Umani 2.0 saranno agganciati a delle prese, in modo da poter monitorare la loro diagnostica, e al contempo dalla base il comando di volo può fornire informazioni direttamente alla loro corteccia cerebrale.

Si ritiene che il tempo effettivo di trasferimento del cervello nel corpo sintetico sarebbe di circa tre giorni. La consapevolezza umana del volontario comincerà a svanire molto lentamente, e il battito cardiaco prenderà a rallentare. Mentre il battito cardiaco rallenta, il livello di coscienza del volontario si espanderà, prima di iniziare a scendere. La sensazione è iniziare ad addormentarsi in un sonno molto tranquillo.

Nelle fasi di trapianto ciò che si vuole evitare è che il cervello non si fonda con il corpo sintetico e lo rigetti. Si teme che il tentativo possa strapazzare le sinapsi del cervello, sovraccaricandolo. Onde evitare questa possibilità che il corpo sintetico sia rifiutato dal cervello agente, è necessario prima ancora aggiornare la tecnologia di stampa del corpo sintetico, con tessuti d’organi integrati. Per meglio dire: introdurre una piccola quantità di cellule – appartenenti al corpo ancora vivente del volontario – nel gel sintetico, in modo che il cervello possa fare il collegamento con qualcosa di organico e non impazzire (ossia sovraccaricarsi) quando, durante il processo di fusione, entra in contatto con una struttura di un corpo sintetico – in quel momento estraneo – di cui non è abituato.

L’opinione professionale di alcuni medici specialisti – sia pure in fase teorica, come lo è questo mio articolo – è che l’unico modo per far funzionare il tutto, è di assicurare che il trapianto umano venga testato con l’enzima in via preventiva (in biochimica, si definisce enzima un acceleratore dei processi biologici). Per cui si avrà bisogno di testare ogni volontario, prima di procedere col trapianto, in quanto il volontario ha una sola possibilità ed il processo è irreversibile.

Se continuiamo a guardare indietro, inciamperemo mentre procediamo in avanti.

*President of International World Group

 

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