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Governo, Carelli a Conte: Un leader non insegue sondaggi ma pensa al bene del Paese

Emilio Carelli Fortune Italia
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“Sa che cosa mi preoccupa di più in questo momento? Ovviamente dopo lo scempio istituzionale consumato da Giuseppe Conte, già uomo delle istituzioni, che solo per cercare di frenare l’emorragia di consensi di questi mesi,  ha costretto Draghi a salire al Quirinale e a considerare chiusa l’esperienza del Governo di unità nazionale?”

C’è di peggio? Ce lo dica. 

Il partito di Conte, non il Movimento Cinquestelle ma quella ‘ridotta’ in cui si sono asserragliati un manipolo di ultimi giapponesi che si ritengono in guerra con tutti, sta ricreando un clima d’odio. Stanno innescando un linguaggio violento, favorendo col silenzio anche il linciaggio cui vengono sottoposti quotidianamente sui social network deputati, senatori e altri esponenti delle istituzioni che lasciano un MoVimento che ha perso la sua anima e aderiscono a ‘Insieme per il Futuro’ nella speranza di ricostituire una forza politica che possa tenere in vita tutti i valori fondanti, i sogni di milioni di italiani che votarono nel 2018 i 5S che avevano come leader Luigi Di Maio.

Chi parla è Emilio Carelli, deputato di ‘Insieme per il futuro’, giornalista, inventore e direttore del primo canale all news in Italia (Sky Tg24), tra gli artefici della nascita del TG5. Lui è un deputato eletto in un collegio uninominale a Roma. Carelli arrivò nel M5S voluto da Di Maio, nel 2017. Fu tra quelli che scrissero il programma, declinò modi nuovi di comunicare la politica ed ebbe l’intuizione di suggerire a Di Maio (che lo ascoltò) di aprire il Movimento all’esterno, alla società civile, pescando tra professionisti, persone capaci, competenti.

Lei ha lasciato il Movimento oltre un anno e mezzo fa.

Era nato il partito di Conte dopo oltre un anno di gestione catastrofica di Vito Crimi che aveva provocato una enorme perdita di consenso al MoVimento. Il dibattito, la discussione interna, avere opinioni diverse dal capo politico e dai suoi sodali significava essere bandito da ogni tipo di organismo rappresentativo. Le interviste e le dichiarazioni che facevo venivano subito dopo smentite. Non era bello sentirsi ospite non gradito in una casa che non riconoscevo più.

Poi Di Maio l’ha seguita.

Di Maio è una persona intelligente, un politico serio, un uomo delle istituzioni che ha sempre anteposto gli interessi del Paese alle sue legittime ambizioni e aspirazioni personali. Ed è un sincero democratico. Quand’era capo politico favoriva il dibattito interno, mediava e teneva unito il Movimento cercando di farlo lavorare su temi concreti, proposte di legge e altre norme che hanno consentito di centrare molti obiettivi del programma su cui 11 milioni di italiani hanno dato il loro voto.

Veniamo al dibattito interno al M5s. Che cosa succede secondo lei? 

Perchè lei vede dibattito nel partito di Conte? Tutto viene deciso dal cerchio magico, spesso scelte politiche e prese di posizione vengono smentite dopo mezz’ora, deputati e senatori che si riuniscono se e quando dice il capo, ministri che provano a spiegare a Conte che sta inanellando una serie di sciocchezze, ma lui invece di fare retromarcia e tornare sul terreno della ragione continua a convocare estenuanti assemblee che alzano solo il livello della tensione. Un leader non dovrebbe farsi trasportare dall’ultimo sondaggio o dall’ultimo intervento politico in assemblea. Lei se lo ricorda l’inno del Movimento Cinquestelle?

Sì, più o meno, ma che c’entra?

Gielo spiego. Il ritornello più importante di quell’inno era anche un messaggio politico: ‘non siamo un partito, non siamo una casta, siamo cittadini, punto e basta’. Ecco, quel M5S che discuteva di beni comuni, ecologia, giustizia sociale, innovazione digitale, economia, mercato, oggi discute solo di ministri, ministeri, sondaggi, se andiamo via ora dal Governo possiamo poi vincere le elezioni, se ci danno un altro ministro faccio il Draghi bis, se Draghi vuole la fiducia deve realizzare i 9 punti del documento di Conte.

Eh sì, però c’è un Governo dimissionario, un PNRR che rischia di andare a ramengo con questa crisi politica.

Che cosa vuole che le risponda? Uso le parole di un ministro del M5s che ancora prova a far ragionare Conte e gli esponenti più intransigenti del partito di Conte. Dice Federico D’Incà, Ministro per i rapporti con il Parlamento, ed io non saprei usare argomenti e parole migliori, che ‘siamo in uno scenario ‘estremamente critico’, che con questa crisi politica voluta da Conte e dal suo partito, i decreti legge pendenti in Parlamento potrebbero subire uno stop. Dice sempre il ministro D’Incà che le ‘riforme abilitanti per raggiungere gli obiettivi del Pnrr entro dicembre 2022’ non giungerebbero al traguardo. Dice sempre D’Incà che le norme sulla concorrenza, ancora da approvare in Parlamento, quelle sulla giustizia, che aspetta invece i decreti attuativi, salteranno assieme alla riforma del Fisco. Ora se Federico D’Incà non riesce a far capire a Conte e al partito di Conte che oltre a distruggere quel poco che resta ancora in piedi del M5S, stanno mettendo gambe all’aria l’Italia, vuol dire che siamo messi male. L’unica notizia buona di questi giorni è che la crisi è nella mani del presidente Mattarella e che il premier Mario Draghi è uomo delle istituzioni che ama l’Italia e anteporrà ogni sua decisione all’interesse supremo del Paese. Ovviamente alle parole di D’Incà andrebbero aggiunte altre preoccupazioni ma…

Ce le dica, per favore.

Beh, se posso permettermi, ricorderei che a parte il PNRR che è fondamentale abbiamo una guerra nel cuore dell’Europa. Una crisi umanitaria da gestire con l’arrivo di migliaia di cittadini ucraini. Abbiamo la questione energetica che rischia di fermare i motori della nostra economia, le nostre imprese che non riescono a far fronte ai costi decuplicati dell’energia. C’è il dramma della siccità. La carestia e la mancanza di cibo in Africa che potrebbe spingere sulle nostre coste altre centinaia di migliaia di disperati. E ovviamente, cosa più importante di tutte, ci sono milioni di italiani che hanno difficoltà a mettere il piatto a tavola. Non avere un Governo per uno sghiribizzo del partito di Conte è più che una iattura.

Scusi ma Draghi ha ottenuto la fiducia del Senato, ci sono i numeri per governare anche senza quello che lei chiama il partito di Conte, perché questa legislatura dovrebbe impiccarsi alle piroette politiche dell’ex premier?

Della soluzione della crisi di Governo non parlo per rispetto del Capo dello Stato che ne decide tempi e modi. Quello che io posso dire è che sono profondamente deluso da Conte e da quei pochi consiglieri che lo hanno portato su una china assurda. Il M5S è quella forza politica che per il bene del Paese ha fatto un governo con Salvini e poi uno col Pd pur di stabilizzare la legislatura, fare riforme importanti e traghettare l’Italia fuori dalle tempeste. Ecco, io spero che tanti colleghi seri e responsabili che conosco rimasti nei Cinquestelle possano frenare questa corsa verso il baratro.

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