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Favignana reloaded: spazi, barche, memorie e protagonisti della tonnara

tonnara di favignana 1

Spazi, barche, memorie e protagonisti della tonnara tornano ad animare Favignana. Nel segno dell’ospitalità e della riscoperta di un’epoca che ha lasciato il segno. La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2022 .

IN FUNZIONE FINO agli anni Ottanta, la tonnara di Favignana è stata una delle più attive della Sicilia: merito della posizione – sulla rotta dei flussi ‘di andata’ (in tarda primavera), più redditizia di quella ‘di ritorno’ (a settembre) nel siracusano – e degli intrecci tra l’epopea dei Florio, l’epoca dei Pallavicino e dei Parodi e l’epica di una vocazione imprenditoriale che ha scommesso su tre fattori: larga scala, innovazione, comunità.

L’enorme complesso degli ex stabilimenti è dalla parte opposta del porto, con le ciminiere dei forni-caldaia per la cottura che si stagliano alle pendici della dorsale dominata dal forte di Santa Caterina. Quasi tutto si svolgeva lì sotto, prima e dopo ogni mattanza – dalla preparazione delle uscite in mare alla lavorazione della carni, fino al confezionamento per la distribuzione – ma l’hub era dotato di altre strutture alle spalle del centro storico. Abbandonate per anni, sono da qualche tempo oggetto di un intervento di restauro e riconversione – parte di un più ampio progetto di valorizzazione dell’offerta turistica isolana, in parte finanziato da Invitalia con un programma triennale – che ha appena completato un primo step: l’apertura degli ex magazzini, uno spazio di quasi mille metri quadrati. Con le sue tre navate, gli archi a sesto acuto e i resti di una cisterna sotterranea, ricorda una cattedrale – come in realtà simili, certo (ma con maggiore armonia architettonica) – spoglia e austera.

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Nel punto in cui andrebbe l’altare, absit iniuria, è ora collocata una barca in legno, unica presenza in questo guscio di pietra, echi e memorie. Di manifattura inglese, è una lancia di ventitré piedi, capolavoro a sei remi dei mastri d’ascia d’Oltremanica e pilotina di Donna Franca Florio. Ci si arriva bordando ulteriori locali – un atrio, una piccola enoteca – e intuendo che oltre le pareti ci sono le alte campate e gli scivoli delle ‘trizzane’, gli arsenali per il rimessaggio (analoghi a quelli oltre la baia). Apriranno nel 2023, così garantisce Fabio Tagliavia, l’imprenditore palermitano (ingegnere navale attivo nello shipping), dietro al progetto Camparìa.

Il nome pare rimandi al “dar da campare” che l’ecosistema-tonno ha rappresentato per una porzione rilevante della popolazione favignanese. A raccordare un po’ tutto, fisicamente e non, gli spazi aperti che digradano verso l’acqua: un lounge bar con tutto ciò che serve ad omaggiare il glam (ma senza ammiccamenti fini a sé) e altri due natanti: di uno sbuca la prua, pare sia stata la prima barca a motore a supporto delle ‘muciare’, le gigantesche imbarcazioni dei tonnarotti, i protagonisti delle mattanze comandati dal ràis. In attesa di seguire le fasi in corso e vedere tutti gli ambienti tornare ad aprirsi due suggerimenti di visita: uno sguardo – dall’acqua, non si può sbarcare – all’isolotto Formica tra Levanzo e Trapani, un tempo ospitava un’altra tonnara. E una passeggiata tra i giardini curatissimi e la vegetazione (più o meno) spontanea in ciò che resta delle cave della zona orientale. Anche quella è memoria. Tridimensionale, a volte sgualcita ma non sopita.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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