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Sei una donna, la recessione è già qui

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C’è un’evidenza, che quando viene palesata lascia qualcuno sbalordito: le donne soffrono sempre e in modo sproporzionato durante una recessione economica rispetto alla loro controparte maschile.

Anche prima della pandemia le donne avevano meno denaro nei loro portafogli a causa del divario retributivo di genere. Poi è arrivato il COVID-19 e ha annientato più di tre decenni di guadagni duramente conquistati per le donne e l’economia. Ora le donne si rendono sempre più conto di quanto l’inflazione non sia neutrale rispetto al genere.

A questo punto, la domanda che conta non è se scivoleremo o meno in una recessione. Piuttosto, dovremmo iniziare a porci delle domande e a capire cosa fare per garantire che le donne- e le milioni di famiglie che dipendono da loro – in condizioni avverse abbiano le spalle coperte.

Ciò che la maggior parte delle persone sbaglia sulle recessioni

Prima di tutto: che cos’è una recessione? Linee guida arbitrarie suggeriscono che si tratti di due trimestri consecutivi di declino del PIL. Per renderlo ufficiale, un apposito gruppo di otto economisti si riunisce per decidere quando scatenare la parola R, dove R sta per “Retard”. Questi economisti, che compongono il Business Cycle Dating Committee, lavorano sotto la competenza del National Bureau of Economic Research e condividono tra loro molte caratteristiche. Ad esempio, hanno tutti più di 60 anni, hanno collegamenti con le migliori università, sono in maggioranza uomini, sono in maggioranza bianchi e hanno un background in macroeconomia.

Se vogliamo sul serio capire come funziona l’economia per le diverse fasce della popolazione, abbiamo bisogno di un meccanismo più sofisticato per analizzare i dati.

Solo la lente di genere può aiutarci a vedere l’economia dal punto di vista delle donne, che rappresentano il 51% della popolazione statunitense.

Lo sgabello a tre gambe del salario

Quando parliamo di disuguaglianza di genere, tendiamo a concentrarci sul divario retributivo di genere, ovvero gli 83 centesimi che le donne (in media) guadagnano per ogni dollaro guadagnato da un uomo. Tuttavia, questa discrepanza di 17 centesimi è solo una delle tre gambe dello sgabello dei salari. Le altre due sono il debito del prestito studentesco e la tassa rosa. Le donne conseguono il 58% dei diplomi di laurea, ma detengono il 67% di tutti i debiti dei prestiti studenteschi. Inoltre, la metà delle volte pagano il 7% in più degli uomini per prodotti simili.

Le tariffe spiegano parte della tassa rosa. Ad esempio, gli Stati Uniti tassano i vestiti importati per gli uomini a un’aliquota media dell’11,9%, mentre tassano i vestiti importati per le donne a un’aliquota media del 15,1%. È più probabile che le donne paghino prezzi più alti in negozio perché le aziende spesso trasferiscono questi costi più elevati sui consumatori.

Non solo le donne hanno meno soldi che entrano nei loro portafogli, ma hanno anche più soldi in uscita e l’inflazione alimenta ulteriormente l’iniquità.

L’inflazione non è neutrale rispetto al genere

Gli americani a basso reddito sentono l’inflazione più degli americani a reddito più alto perché una quota maggiore dei loro stipendi viene spesa per il cibo, i trasporti e l’alloggio. Gli economisti la chiamano propensione marginale al consumo e la sua entità è 10 volte maggiore per le famiglie a basso reddito rispetto alle famiglie a reddito più alto.

Quando l’inflazione è forte, proprio come oggi, quando il tasso di inflazione è al 9,1%, il potere della busta paga diminuisce.

Dopo l’impennata dell’inflazione di giugno, il salario minimo statunitense è sceso al livello più basso in dollari reali dal 1956. Poiché le donne costituiscono il 58% dei lavoratori con salario minimo e il 56% degli americani che vivono in povertà, l’inflazione non è neutrale rispetto al genere.

E mentre il costo di beni e servizi in aggregato è in aumento, il costo dei beni di consumo e dei servizi commercializzati specificamente per le donne cresce due volte più velocemente di quelli commercializzati per gli uomini: rispettivamente 4,15% anno su anno rispetto al 2,2% anno su anno.

Le donne americane stanno combattendo queste battaglie economiche sullo sfondo del colpo da migliaia di miliardi di dollari che la pandemia ha assestato all’equità di genere. Il mese scorso, la partecipazione delle donne alla forza lavoro è nuovamente diminuita. Ora ci sono 760.000 donne in meno nella forza lavoro dall’inizio della pandemia.

I progressi verso l’equità nel mercato del lavoro sono regrediti di 29 anni, il che danneggia l’economia. Dal 1970, l’economia degli Stati Uniti è aumentata di 2000 mld a causa della maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro. Indietreggiare di tre decenni di equità nel mercato del lavoro significa aver perso circa la metà di questi guadagni economici.

L’equità di genere avvantaggia le donne. Ma soprattutto l’economia

La mancata applicazione della lente dell’equità di genere ai dati economici è un’irresponsabilità fiduciaria. Non solo finiamo per creare politiche inique, ma anche per creare politiche inefficienti che fanno un pessimo lavoro nell’allocare risorse scarse.

Le donne sono le principali perdenti delle misure di austerità fiscale perché sono più propense degli uomini a dipendere dai programmi sociali a causa di decenni di ingiustizia latente. Del 58% delle famiglie che fanno affidamento sul Programma di assistenza nutrizionale supplementare e sono guidate da un solo adulto, il 92% di esse è guidato da donne.

Ridurre questi programmi in un momento in cui l’inflazione sta già erodendo il potere d’acquisto dei beneficiari sarebbe uno svantaggio enorme per le donne, in particolare quelle che vivono con un reddito fisso in pensione. Le donne costituiscono il 55% dei beneficiari della previdenza sociale, ma ricevono pagamenti mensili inferiori rispetto agli uomini e vanno in pensione con il 30% di risparmi in meno rispetto agli uomini a causa del divario retributivo di genere.

Oltre alle decisioni politiche di genere, i leader dovrebbero anche rendere l’economia americana a prova di futuro creando leggi per aumentare l’equità economica delle donne. Attualmente ci sono 5,4 milioni di posti di lavoro in più rispetto alle persone in cerca di lavoro. Questo divario si ridurrebbe del 14% se ci fossero tante donne nella forza lavoro quante ce ne erano all’inizio della pandemia. Se si raggiungono livelli equi di partecipazione alla forza lavoro tra i sessi,  l’economia può crescere di almeno 1,789 mld di dollari.

L’economia americana è in un momento critico. I leader fiscali e monetari devono condurre valutazioni d’impatto basate sul genere per garantire che tutti beneficino in modo equo degli sforzi per limitare l’inflazione.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

 

 

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