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Il Ceo con la bolletta da 1 mln: Sull’energia una truffa, serve uno sconto in fattura

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Una bolletta del metano di quasi un milione di euro. In un anno i costi dell’energia sono aumentati quasi dieci volte. “Ha idea di che cosa significhi tutto ciò?”, la domanda, retorica, è di Francesco Franzese, 43 anni, Ceo di Icab (Industrie Conserve Alimentari Buccino) Spa, società capofila che comprende, oltre a La Fiammante, divenuto marchio di punta, anche i marchi storici La Reale e La Paesana (F.lli Paudice).

Durante la campagna del pomodoro (da luglio a fine settembre), ogni giorno, queste tre aziende trasformano 1.500 tonnellate di pomodoro che diventano 1,3 milioni di barattoli di pelati e conserve che vengono commercializzati in Italia e all’estero.

“Avevo 26 anni quando ho assunto la responsabilità del gruppo conserviero. Sono partito da un fatturato di 5 milioni di euro nel 2005, nel 2021 abbiamo fatturato 27 milioni, la proiezione per l’anno in corso è 34 milioni” snocciola con orgoglio Franzese.

Uno dei problemi aziendali più difficili che deve affrontare in questo momento è il costo dell’energia per accendere i motori dei macchinari della sua industria.

Per far comprendere la dimensione del problema ha pubblicato sui suoi profili social la bolletta del metano pagata nel mese di luglio del 2021 (120.432,59) e quella che deve pagare a luglio del 2022 (978.618,51). Ed ecco il perché della sua domanda retorica quando lo incontriamo: “Lei ha una vaga idea di che cosa significhi tutto ciò?”

La foto della bolletta da quasi un milione / Courtesy Francesco Franzese – Icab

 

Possiamo solo immaginarlo. Quelle foto delle bollette del metano che deve pagare pubblicate sui social netowork è frutto della rabbia del momento? 

È assurdo che in un anno una bolletta energetica passi da 100mila euro a un milione di euro. Questo non è un aumento ma un salasso. Anzi, usiamo i termini giusti: è una speculazione. Ho sentito un ministro del governo Draghi parlare anche di “truffa”.

I costi esorbitanti dell’energia non sono solo un problema della sua azienda. 

Magari fossero solo un problema della mia azienda. Io però non posso assistere inerme a questa speculazione sulla pelle dell’industria manifatturiera, delle famiglie, dei consumatori. Non possiamo accontentarci della spiegazione banale che tutto questo accade perché c’è la guerra in Ucraina o perché l’Europa non riesce a calmierare i prezzi del metano che arriva dalla Russia e che noi rifiutiamo perché ci sono le sanzioni ed abbiamo dunque bisogno di approvvigionarci altrove con costi che lievitano a dismisura. Questa situazione va presa di petto perché sta diventando una grave emergenza sociale nazionale.

Emergenza sociale? Sia più chiaro.

È chiarissimo. Se io non ce la faccio a pagare la bolletta rischio di chiudere i battenti. Nella mia azienda lavorano 350 dipendenti. I nostri produttori, quelli che ci conferiscono la materia prima, i pomodori, sono 80. L’indotto della parte agricola e dei trasporti impiega altre duemila persone. Che cosa succede se chiudiamo? Quante persone perdono il lavoro? Per fortuna avevo messo in bilancio una somma considerevole prevedendo un amento dei costi dell’energia. Certo non potevamo nemmeno immaginare la decuplicazione dei costi. A questo aggiunga che la mia principale preoccupazione è non tanto pagare un milione di euro a luglio, quanto dover aspettarmi una bolletta di agosto che può anche arrivare a due milioni di euro visto che nel frattempo il prezzo del metano è aumentato di un ulteriore 30 per cento. Proviamo a metterci ora nei panni di una famiglia normale dove un capo famiglia che lavora ed incassa uno stipendio di 1200/1400 euro al mese deve pagare tra gas, luce, telefono anche mille euro. Lei sa dirmi come fa questa famiglia normale a tirare avanti? Ecco perché la questione energetica è un dramma sociale nazionale e rischia di sfaldare non solo la nostra industria manifatturiera ma anche la nostra società.

Quale potrebbe essere la soluzione?

La soluzione è politica. E la nostra classe dirigente sa benissimo qual è!

Qual è?

Abbiamo colossi di Stato dell’energia come Eni ed Enel che stanno incamerando profitti extra mostruosi. Si parla di oltre 50 miliardi di euro. Mi chiedo: perché noi dobbiamo pagare una bolletta che è 10 volte più pesante rispetto all’anno scorso mentre queste aziende dello Stato fanno profitti per 50 miliardi di euro?

Come se li spiega lei questi profitti monstre?

L’Eni compra il metano ad un prezzo fisso che è stato determinato 20 anni fa e a noi lo rivende al prezzo di mercato che viene determinato sulla piazza di Amsterdam sulla base della difficile congiuntura internazionale. Ecco perché poi i colossi dell’energia accumulano in pochi mesi un tesoro di oltre 50 miliardi di euro di extraprofitti.

Le ripropongo la domanda: come si può ridurre il costo dellenergia per industrie e famiglie entro un range  sostenibile?

Lo Stato deve rimettere in circolo questo tesoro da oltre 50 miliardi di euro. Come? Deve restituirlo sotto forma di sconto in fattura alle aziende che fanno uso di metano. Solo così evitiamo di far arricchire in maniera mostruosa ed esagerata le sue società partecipate che vendono energia e far morire decine di aziende che non riescono a pagare quell’energia che ha costi insostenibili. Ripeto: questo non è mercato, è speculazione.

Se le dicessi che laumento vertiginoso del prezzo del metano è colpa di Putin che ha scatenato una guerra in Ucraina?

Conosco anche io la barzelletta di Putin che fa la guerra all’Ucraina e il metano in Italia lo paghiamo dieci volte di più per colpa sua. Provo dolore come tutti per il sangue che si versa in Ucraina, per gli orrori di una guerra assurda, ma che cosa c’entriamo noi industriali, che cosa c’entrano le famiglie italiane con Putin e con le sue guerre? Non sarebbe il caso di fissare il prezzo dell’energia e fare in modo che l’industria manifatturiera e le famiglie paghino il giusto invece di bollette mostruose? A che serve fare arricchire i colossi dell’energia di Stato e far fallire piccole, medie e grandi industrie che non riescono a tenere accesi i motori dell’economia perché non possono pagare le bollette del metano?

Lei è molto critico con la nostra classe dirigente.

Lei ricorda quello che disse il nostro ministro della transizione ecologica Stefano Cingolani quando con lo scoppio della guerra in Ucraina e l’aumento immediato dei prezzi del metano parlò di speculazione? Cingolani disse che era una grande truffa. Qualche procura aprì anche un fascicolo di inchiesta. Che cosa è successo poi? Che cosa hanno scoperto? Tutto è stato messo a tacere. Come se fosse normale che qualcuno possa speculare sulla pelle dell’industria italiana facendo extra profitti mostruosi e obbligando molti industriali o a spegnere i motori delle industrie o a indebitarsi fino al collo o addirittura a fallire… Questi sono fatti, il resto sono solo barzellette, chiacchiere…

L’imprenditore Francesco Franzese con i suoi dipendenti – Courtesy Icab

Fino a quando può tirare avanti la sua azienda con questi costi dellenergia?

Non è un problema che tocca solo le mie aziende, è un problema di tutta l’industria manifatturiera piccola, media e grande italiana. E tocca evidentemente anche i consumatori e quindi le famiglie. È una spirale senza fine che rischia di mandare gambe all’aria il Paese se non facciamo subito qualcosa. E quel qualcosa nell’immediato è redistribuire subito, oggi, non domani, l’extra profitto che fanno le grandi aziende di Stato che ci vendono energia. Ma vengo alla sua domanda: io devo tirare avanti perché rischiamo di tirare le cuoia tutti.

Mi dica quali contromisure ha adottato lei per non chiudere la sua azienda in questo momento così difficile.

Non ho alternative, per andare avanti ribalto sui consumatori parte della bolletta energetica. Non guadagnerò un centesimo di euro dal mio lavoro, perderò anche risorse importanti ma non ho alternative. Devo tutelare i miei dipendenti che a fine mese hanno diritto allo stipendio e devo altresì garantire i produttori del pomodoro che ogni anno mi assicurano migliaia di tonnellate di prodotto che io devo trasformare e mandare sul mercato nazionale ed internazionale. Vivo nella speranza che quest’anno deve andare così e che ci saranno anni migliori.

Che cosa le fa più rabbia in questo momento?

A me dà molto fastidio sentire in Tv e leggere sui giornali i nostri politici che si accapigliano sui collegi elettorali blindati, su chi deve essere candidato, chi deve essere eletto. Non sento nulla o quasi nulla su come sta andando l’economia del nostro Paese, sui costi dell’energia e sulla spirale inflazionistica che rischia avvelenare i pozzi della nostra economia e della nostra società. Ieri ad Amsterdam è stato fissato il prezzo del metano a 250 euro al MWh mentre in Italia i nostri politici parlavano di liste, listini bloccati, poltrone e poltroncine. Ecco, mi piacerebbe sentire parlare e litigare questi politici su come calmierare, rendere accettabile la bolletta energetica del Paese. Ho 350 dipendenti da tutelare. Devo esportare pomodoro in quasi 50 paesi al mondo soprattutto negli Usa, in Canada, Brasile, Corea, Russia.

Una foto del processo di lavorazione – Courtesy Icab

Russia? Ma non ci sono le sanzioni?

Questa è un’altra barzelletta!

Scusi ma come fa ad esportare in Russia? Triangolazioni con Stati terzi?

Dalla Russia mi “ordinano” il prodotto. Appena arrivano i soldi in Italia io spedisco la merce. Poi la banca mi chiede a che titolo mi sono arrivati quei soldi ed io rispondo che ho inviato prodotto che mi è stato pagato. Mando alla banca le fatture del pomodoro che ho esportato e si va avanti. Tutto ufficiale. Come avrà capito le sanzioni le paghiamo noi, non quelli che le impongono. Per essere più chiaro: i signori della geopolitica dichiarano e fanno guerre, impongono sanzioni, ma a pagare è il sistema industriale e le famiglie italiane.

Momento difficile. Se le dico che lei si è sfogato sui social network ma sa bene che non cambierà nulla si offende?  

Dovrebbe offendersi chi può fare qualcosa e non lo fa. Io le ho spiegato con onestà quello che accade nella mia e in tutte le altre aziende. Le ho detto che la soluzione per mettere un tetto al prezzo dell’energia c’è e il Governo italiano deve adottarla restituendo gli extraprofitti sotto forma di sconto in fattura. Per quel che mi riguarda vivo un momento difficile ma la domanda è alta, per fortuna. Abbiamo nei cassetti una marea di ordini. Dico che è un peccato bruciare risorse in questo modo. Prima i costi dell’energia rappresentavano circa il 2% del costo totale di produzione, oggi siamo arrivati ad oltre il 25%. Da settembre dell’anno scorso a settembre di quest’anno i costi dei nostri prodotti sono aumentati quasi dell’80%, praticamente siamo passati da 0,75 euro a circa 1,2 euro per una scatola di pomodori. Si tratta di un aumento importante che non pratica solo la mia azienda ma tutte quelle del settore conserviero. Questo aumento dei costi si ribalta sui consumatori. Se non si interviene subito, il futuro è anche peggiore.

C’è di peggio?

Eh sì. Il problema non è tanto pagare oggi l’importo mostruoso della bolletta, la questione è: come faranno le aziende più fragili a pagare queste bollette nel 2023? Glielo dico io: chiudendo o fallendo.

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