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Dalla Bce al Canada, i ‘falchi’ conquistano le banche centrali

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L’aumento da 75 punti base dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale europea, come ci si aspettava, è arrivato, insieme alla vittoria della ricetta dei ‘falchi’ di Francoforte: l’aumento (senza precedenti per l’euro e la stessa Bce, e ne arriveranno altri) viene considerato l’unico modo per domare l’inflazione mentre la crescita rallenta.

Una posizione riassunta in maniera concisa dalle parole del ministro delle finanze tedesco, Christian Lindner: “Non si può sempre combattere l’inflazione facendo altro debito”.

Ormai, insomma, la trasformazione da colomba in falco della Bce guidata da Christine Lagarde sembra avvenuta, con numeri ben lontani da quelli del ‘whatever it takes’ del suo predecessore, Mario Draghi, e un percorso ancora lontano dai famosi ‘tassi neutrali’. Il rialzo del tasso sui depositi delle banche presso la Bce all’1,50% e il tasso di riferimento all’1,25% sono numeri che non si vedevano ormai dal 2011.

D’altronde, sono altrettanto allarmanti le cifre dell’inflazione. La Banca centrale europea prevede un aumento al 5,5% per il 2023, mentre il tasso del 2024 è previsto al 2,3%, uno 0,3% in più rispetto all’obiettivo considerato ottimale del 2% (il che segnala implicitamente la necessità di ulteriori rialzi, secondo gli analisti di Intermonte). Intanto, vengono anche tagliate le stime relative al Pil.

Secondo Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, sia la Bce che la Fed “stanno cercando di far percepire il fatto che non molleranno la presa sul fronte politiche restrittive, neanche di fronte ad un potenziale scenario recessivo che si sta aprendo prima di tutti per l’area Euro”.

Secondo Pasquale Diana di Acomea Sgr, il tono della conferenza stampa in cui Christine LAgarde ha presentato le decisioni dell’istituto era “chiaramente hawkish. In uno dei passaggi più interessanti della conferenza stampa, la Lagarde ha detto che dopo un dibattito sostenuto, la BCE ha preso questa decisione in forma unanime. La Lagarde ha fatto spesso riferimento al fatto che ai tassi attuali la BCE è ancora lontana da un livello che porterebbe l’inflazione al target in tempi ragionevoli”.

Ma la Bce e la Fed non sono le uniche banche centrali dove la posizione dei falchi è diventata prevalente rispetto a quelle delle colombe.

Anche il Canada e l’Australia hanno alzato i tassi questa settimana. Solo una banca centrale ha ancora una posizione da ‘colomba’, tra tutte le principali 10 economie sviluppate del mondo. Ecco le posizioni delle loro banche centrali, riassunte da Reuters:

Stati Uniti

Il 20 settembre è attesa la decisione della Federal Reserve americana. Gli analisti scommettono sul terzo rialzo da 75 punti base consecutivo. La priorità, per il capo della Fed Jerome Powell (che un anno fa definiva transitorio il rialzo dei prezzi), è domare l’inflazione, anche a discapito della crescita economica.

Canada

Mercoledì la Banca del Canada ha aumentato i tassi di interesse di 75 punti base al 3,35%, il massimo da 14 anni, mentre l’inflazione nel Paese ha raggiunto il massimo livello negli ultimi 40 anni. A luglio, la banca canadese è stata la prima a decidere per un aumento dei tassi da 100 punti base.

Nuova Zelanda

La Reserve Bank of New Zealand il mese scorso ha stabilito il suo settimo rialzo consecutivo – e il quarto rialzo consecutivo di 50 punti base – arrivando a tassi del 3%, il livello più alto da settembre 2015. Si prevede un 4% entro l’inizio del 2023, rispetto a una precedente proiezione del 3,7%.

Gran Bretagna

La Bank of England si riunirà la prossima settimana, e ci si aspetta anche in questo caso un rialzo da 75 punti base. Anche in Inghilterra siamo a tassi gà da record. Con l’ultimo rialzo si è arrivati a un 1,75% che è il livello più alto dal 2008.

Norvegia

Il primo Paese a inaugurare il ciclo dei rialzi è stato proprio la Norvegia, lo scorso anno. Lo scorso anni i tassi sono arrivati all’1,75%. E a settembre potrebbe arrivare un nuovo rialzo

Australia

La Reserve Bank of Australia ha aggiunto al conto altri 50 punti base martedì, per il quinto mese consecutivo. Ma la banca centrale ha abbandonato i riferimenti alla politica di “normalizzazione”, suggerendo che il livello dei tassi ora è adeguato.

Svezia

La Riksbank svedese ha effettuato un rialzo di 50 punti base il 30 giugno arrivando a uno 0,75%, record in oltre 20 anni. La Riksbank ora prevede di salire al 2% all’inizio del 2023.

Eurozona

La BCE è arrivata in ritardo nel grande gioco al rialzo delle banche centrali, ma sta recuperando velocemente. A seguito del rialzo dei tassi di luglio, la BCE giovedì ha alzato il tasso sui depositi dallo zero allo 0,75% e ha alzato il tasso di rifinanziamento principale all’1,25%, i livelli più alti dal 2011, con ulteriori mosse previste a ottobre e dicembre.

Svizzera

La Swiss National Bank si riunisce il 22 settembre e ha segnalato un’ulteriore stretta monetaria per contenere un’inflazione che è ormai al 3,5%, ben al di sopra dell’obiettivo (massimo) del 2%. A giugno la banca ha inaspettatamente aumentato i tassi di 50 punti base.

Giappone

Il Giappone è, di fatto, l’ultima colomba in un mondo di falchi. La Banca del Giappone si riunirà il 21-22 settembre e probabilmente manterrà i tassi a un bassissimo -0,1%. Sebbene l’inflazione abbia superato l’obiettivo del 2% da diversi mesi, la banca è decisa a mantenere bassi i tassi per sostenere un’economia particolarmente fragile.

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