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Chicca (Azimut Direct): Affidamento alla finanza bancaria ormai anacronistico

Antonio Chicca azimut direct
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“Credo che stiamo assistendo alla ridefinizione del sistema di approvvigionamento di capitale per le imprese, che vede nuovi protagonisti sostituirsi al modello bancario tradizionale quale punto di riferimento per la finanza delle piccole e medie imprese”. Così durante il podcast ‘Finanziare l’Innovazione’ di Fortune Italia Antonio Chicca, Managing Director di Azimut Direct S.p.a, la piattaforma fintech del gruppo Azimut. Azimut, nato nel 1989, è il principale gestore patrimoniale indipendente italiano. Il Gruppo opera in 18 Paesi e 5 continenti e nasce dall’esigenza del gruppo di soddisfare i bisogni di finanza straordinaria delle imprese italiane.

Azimut Direct, sui dati di Banca d’Italia, segnala come tra il 2011 e il 2022 ci sia stata una riduzione dei prestiti da parte del settore creditizio tradizionale. I dati evidenziano inoltre un altro fenomeno di cui tenere conto: il calo del rapporto tra prestiti e depositi. Questo rapporto è infatti passato da 1,52 nel 2011 a 0,86 nel primo trimestre 2022, segno di una contrazione del credito erogato dagli enti bancari tradizionali. In questo contesto è necessaria la presenza di intermediari di finanza alternativa? È la fine del modello banco-centrico?

In questo momento interviene, in aggiunta o in alternativa alle banche, una nuova platea di investitori istituzionali privati, che sono specialisti nell’attività di private debt, private equity, investimenti infrastrutturali e venture capital. In sintesi, gli specialisti di ciò che viene comunemente chiamato ‘private capital market’. Ed anche in Italia – un ambiente particolarmente banco-centrico per quanto attiene alla finanza e alle imprese – stiamo conoscendo questa transizione verso un modello nel quale assumono un ruolo centrale gli investitori alternativi rispetto alle banche. I dati che ha menzionato – insieme alla nostra esperienza sul campo – dimostrano questa tendenza: stiamo vivendo una riorganizzazione della catena del capitale, che unisce le imprese al mondo della finanza. I segnali di questa ristrutturazione sono ormai palesi e li riscontriamo in vari indicatori. Tra questi il declino dei prestiti, che è sintomatico della contrazione dei bilanci bancari. Gli istituti di crediti sono impegnati oggi in un’azione di ridimensionamento e di pulizia dalle sofferenze dei bilanci piuttosto che in un’attività espansiva. E questo declino è costante da oltre un decennio. C’è stata una riduzione netta dei finanziamenti dalle banche alle imprese di circa un 20% in questo periodo, nonostante una leggera ripresa dovuta alle garanzie pubbliche. Il secondo indicatore è la riduzione marcata del rapporto tra depositi e impieghi, che ormai da un paio di anni registra valori al di sotto della parità e si è sostanzialmente dimezzato dal 2010. E, soprattutto, la riduzione degli sportelli bancari, vero e proprio simbolo dell’allontanamento della banca tradizionale dai territori e dunque dall’economia reale. Negli ultimi cinque anni sono stati chiusi circa il 30% degli sportelli esistenti. L’affidamento sulla finanza bancaria è ormai palesemente anacronistico. Certamente non stiamo sostenendo la tesi dell’inutilità o della sparizione delle banche dal panorama finanziario. È tuttavia evidente un ridimensionamento del ruolo che lascia spazio ai player meglio attrezzati per la finanza a supporto della crescita. La buona notizia è che la finanza alternativa è già pronta a colmare il vuoto che si è venuto a creare.

Se prendiamo in considerazione i dati forniti dal quarto report annuale sulla finanza alternativa delle PMI del Politecnico di Milano, tra luglio 2020 e giugno 2021, il mercato della finanza alternativa ha mobilitato circa 4,23 miliardi di euro a favore delle PMI, con un aumento del 50% rispetto l’anno precedente. Un netto aumento riguarda anche il numero di imprese italiane clienti del fintech: secondo i dati di ItaliaFintech, le aziende clienti sono passate da 1092 nel 2019 a 5.970 nel 2020. Nel 2021 sono diventate addirittura 12.278.  Lo scenario descritto è diretta conseguenza della difficoltà di accesso al credito bancario?

Sì, credo che questo scenario derivi dal combinato disposto di due fattori: il primo è la finanza alternativa, che ha colmato quel vuoto risultante dal declino delle banche; il secondo deriva dalla maturità della consapevolezza che c’è dell’esigenza di un ammodernamento del mercato dei servizi finanziari in senso lato, che quindi interessa non solo le banche ma anche le società di gestione del risparmio e le compagnie di assicurazione. E mi riferisco all’esigenza di avere più tecnologia nei modelli di servizi finanziari perché la tecnologia è foriera di velocità e dunque di efficienza. Pertanto, in questi ultimi anni, sono nati e hanno prosperato modelli di servizio fintech, che sono piccoli, agili e ad alto dosaggio di tecnologia. Questi modelli offrono servizi molto simili a quelli offerti dall’establishment finanziario, ma hanno costi più contenuti e sono di più facile utilizzo in tempi rapidi.

Lei ha affermato che “una piattaforma fintech come Azimut direct risulta naturalmente predisposta verso quelle realtà aziendali che fanno dell’innovazione e dell’avanguardia tecnologica le caratteristiche del loro impegno imprenditoriale”. Come supporterete le aziende nelle sfide su innovazione, transizione digitale e tecnologica che attendono le PMI?

Azimut Direct è una piattaforma fintech dedicata all’economia reale, la cui missione è quella di individuare delle fonti di capitale esterno nella forma di debito o di equity da investitori alternativi a supporto della crescita delle imprese. Questa piattaforma sposa dunque due esigenze: da un lato l’esigenza delle imprese di trovare capitale alternativo; dall’altro l’esigenza degli investitori alternativi di trovare delle opportunità di impiego nell’economia reale. Fra questi investitori alternativi figura il gruppo Azimut che ha reso i mercati privati centrali per le sue politiche di investimento, esprimendo dunque un supporto continuo all’economia reale per effetto dell’azione di investimento dei fondi. La nostra azione di supporto è rivolta alle Pmi in senso lato, sia quelle che operano nel settore tecnologico sia quelle che operano nel settore del Made in Italy. Certamente c’è una particolare attenzione nei confronti di quelle imprese che hanno fatto propri i principi dell’innovazione, come indicato dai pilastri del PNRR (digitalizzazione, transizione ecologica, investimenti in infrastrutture e istruzione, così come i principi ESG). Queste imprese risultano attraenti per noi in qualità di possibili investitori e di proponenti di opportunità di investimento alla platea estesa degli investitori. Nel corso di quest’ultimo anno, che peraltro è il primo anno di attività della divisione Azimut Direct, abbiamo incontrato oltre 850 imprese e ne abbiamo finanziate 97 per volumi che eccedono i 500 milioni di euro. La nostra attività ha quindi conosciuto una crescita importante. Siamo fiduciosi di poter contribuire ancora a finanziare la crescita delle Pmi in un momento di mercato particolarmente sfidante, dove dobbiamo gestire i costi della pandemia, il rialzo dei tassi di interesse, l’inflazione e l’interruzione della catena di approvvigionamento. C’è pertanto bisogno di un’azione di consulenza specializzata e soprattutto delle risorse che possono arrivare dai mercati di capitali. Noi ci faremo trovare pronti per raccogliere le sfide e le opportunità che ci attendono.

Ascolta “Finanziare l'Innovazione” su Spreaker.

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