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Gualtieri: Roma risorgerà con 8 miliardi di investimenti | VIDEO

Roberto Gualtieri sindaco Roma
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Sindaco Gualtieri, siamo in un quadro di finanza pubblica difficile per il nostro Paese. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina. Come fa un sindaco ad amministrare un’area metropolitana di oltre 4 milioni di residenti e a gestire una realtà così grande con pochi fondi a disposizione?
I sindaci devono fare la loro parte, amministrando nel modo più efficiente possibile le risorse. Questo per Roma significa migliorare la capacità di riscossione delle entrate su cui abbiamo ancora molto da lavorare e migliorare la capacità di spesa, perché spesso ci sono risorse che non si riescono a spendere. È anche vero però che negli ultimi anni c’è stata una tendenza sbagliata a far scaricare sulla finanza locale un pezzo importante dell’aggiustamento di finanza pubblica. Questo spesso ha compromesso la capacità operativa dei Comuni, determinando poi un peggioramento di quella efficienza. In una fase difficile per l’economia italiana e internazionale – in un contesto macroeconomico inedito – è importante adesso che si faccia attenzione affinché non ci sia di nuovo la tentazione a scaricare il costo di un aggiustamento sui comuni. Questi ultimi sono fondamentali se si vogliono realizzare gli obiettivi di modernizzazione e di trasformazione del Paese che poi sono al centro dell’agenda europea del Next Generation Eu. Se vuogliamo ridurre le emissioni, digitalizzare il Paese e ricucire le fratture sociali e territoriali, le città sono i luoghi in cui gran parte di queste cose possono avvenire.

Non crede che il ruolo dei comuni in genere, e soprattutto di un Comune come quello di Roma  capitale, non sia marginale rispetto a quelli che sono i fondi europei? Per intenderci, quando arrivano, questi fondi non vengono distribuiti direttamente a Roma o ad altre città metropolitane. Non si rischia così di perdere tempo, evitando di cambiare il volto del Paese in tempi più rapidi?

Con la sindaca di Parigi abbiamo scritto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ne ho parlato anche con tanti altri sindaci europei come il mio amico Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, e tanti altri. A loro ho parlato dell’esigenza anche di riformare la politica di coesione e rafforzare la capacità di finanziamento diretto dei Comuni e delle città. Io ho consegnato alla presidente von der Leyen il Next Generation Rome, un progetto di sviluppo della Capitale che abbiamo elaborato facendo lo sforzo di mettere insieme le varie linee di finanziamento. Ci sono il Pnrr, il Giubileo, i fondi nazionali e gli altri finanziamenti europei pubblici e privati, con l’obiettivo di non avere la solita lista di tanti progetti, ma degli assi di cambiamento intorno ai quali orientare tutte le politiche pubbliche e tutte le fonti di finanziamento. Abbiamo complessivamente un ‘Next Generation Rome’ da più di 8 miliardi e adesso la principale responsabilità che abbiamo è quella di ‘mettere a terra’ questi progetti in modo efficiente.

La città eterna. Roma ha bisogno di cura e manutenzione in settori chiave come rifiuti, trasporti, mobilità e decoro urbano

Gualtieri, qual è la sfida più importante che lei vede davanti a sé per Roma?

Roma di sfide ne ha tantissime perché ha da recuperare molto tempo perduto. Ho trovato una città senza impianti di trattamento dei rifiuti e che spende le risorse dei contribuenti per mandare i propri rifiuti nei termovalorizzatori e nelle discariche in giro per il Paese e per l’Europa, pagando molto di più di quello che pagherebbe trattandoli e realizzando energia pulita sul proprio territorio. Quindi innanzitutto Roma deve dimostrare di essere seria e di realizzare gli impianti e di diventare autosufficiente nel ciclo dei rifiuti. Roma ha l’esigenza di recuperare tantissimo anche sul fronte della mobilità. Una delle cose che mi hanno colpito di più è che non solo non sono state progettate e fatte metropolitane e tramvie negli ultimi anni, ma anche che non è stata fatta la manutenzione delle metropolitane. Abbiamo un deficit di manutenzione di più anni. Rimettere a posto il sistema dei trasporti è un’altra grande sfida. Tutto questo noi lo dobbiamo vivere non solo come recupero del tempo perduto, ma come sfida trasformativa. Le tre grandi sfide che io vedo per Roma sono: fare quello per cui siamo stati selezionati insieme ad altre nove città italiane e tra le 100 città europee, che si danno l’obiettivo della net zero a tutte emissioni nel 2030, e quindi essere capofila sull’abbattimento delle emissioni. La seconda sfida è fare di Roma una delle città più avanzate al mondo rispetto alla presenza di una rete di nuova generazione a 5G, cioè digitalizzare la città completamente e metterla al servizio delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione, valorizzando anche la grande capacità di Roma di essere una capitale della conoscenza e dell’innovazione. La ricerca, l’innovazione tecnologica, la cultura sono degli asset straordinari. Tra i progetti del Pnrr c’è il ‘Rome Technopole’, per esempio. Ecco valorizzare questa dimensione di Roma di città innovativa è importantissimo.

Ministeri. Gualtieri definisce “ridicola boutade” la proposta di Salvini di spostare il dicastero dell’Innovazione a Milano

A questo punto lo lasciamo a Roma il Ministero dell’Innovazione…?

Mi faccia dire, questa è stata davvero una boutade ridicola. Progetti di questo tipo sono davvero uno spreco di denaro. Ma passiamo alla terza sfida, che è quella di ricucire la città. Quando riferiamo di ‘città dei 15 minuti’, parliamo di una città che in cui non ci sono le periferie, il centro, ma tutti i quartieri hanno servizi, dignità e quindi bisogna ricucire la città, rigenerare pezzi importanti di territorio, puntare sulla scuola, sull’inclusione. Noi stiamo facendo tantissimo per avere più asili nido, scuole aperte il pomeriggio, integrazione tra scuola e territorio. Se una società è inclusiva e dà pari opportunità e coesione a tutti, è una società anche capace diventare più prospera.

Cosa non le è piaciuto al momento di questa campagna elettorale?

Credo che non si stia dando importanza ad alcune delle lezioni imparate durante il covid, in cui abbiamo appreso che se si taglia ad esempio il servizio sanitario si è tutti più fragili, se non si investe sulla scuola, su alcuni beni comuni non solo si è più ingiusti, ma si è anche meno resilienti e quindi meno solidi e meno competitivi. Lezioni che sembrano improvvisamente smarrite e tornano di moda parole d’ordine demagogiche che non hanno nulla a che fare con la forza del modello sociale europeo. Penso all’esempio della flat tax che esiste in Bielorussia e in Russia. Sento in questa campagna elettorale slogan e parole d’ordine inadeguate rispetto alle sfide del nostro tempo e al modello dei Paesi più prosperi e a cui noi dovremmo guardare, più capaci di affrontare le sfide del futuro.

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