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Energia, gli errori della politica monetaria

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Nell’intero Occidente il livello generale dei prezzi continua ad aumentare a ritmi accelerati, mai visti negli ultimi 30 o 40 anni. In particolare, è pronunciato l’aumento del prezzo dell’energia. Che entra nei costi della produzione di qualsiasi altro bene e quindi spinge in alto tutti gli altri prezzi.

Se ne discute in tv, sui giornali, nei social media. Ovviamente sotto accusa è l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, dalla quale sono nate le sanzioni occidentali e le ritorsioni russe, che hanno finito per restringere l’offerta in particolare di gas, spingendone in alto il prezzo, soprattutto di qua dall’Atlantico.

Ogni discussione parte con una premessa di fatto: il costo dell’energia – si dice per fattori diversi– aveva cominciato a crescere prima ancora del 24 febbraio scorso, data di inizio della guerra.

Val la pena provare a soffermarsi su questi fattori diversi. Certamente numerosi, e alcuni molto specifici. Ma ve ne è uno, generale e dominante, che non deve essere sottaciuto.

L’esplosione della pandemia da Covid-19 ha determinato una brusca caduta del prodotto interno lordo in tutto l’occidente. Mai vista prima per dimensione e velocità. Per tentare di correre ai ripari, i governi hanno varato ampie politiche di sostegno – sostanzialmente distribuzione a pioggia di aiuti a famiglie e imprese – finanziate in deficit. Le banche centrali hanno accompagnato quelle politiche, acquistando in misura massiccia i titoli di debito emessi dai governi. Così la ripresa dell’attività produttiva è stata tanto celere quanto la precedente caduta. Tutto bene, si dirà. Sennonché proprio nella fase di ripresa hanno cominciato a manifestarsi fenomeni di scarsità di offerta su molti mercati. La crisi aveva indotto le imprese a ridimensionare la produzione, e riportarla sui livelli precedenti richiedeva tempo. Ci si è trovati nella tipica situazione in cui le risorse spendibili eccedono la somma di beni e servizi disponibili per la vendita; ovviamente, i prezzi hanno cominciato a salire. A partire da quello di ciò che entra nella produzione di tutti gli altri beni: l’energia.

Le banche centrali, con un errore che oggi esse stesse riconoscono (da ultimo la presidente della Bce Lagarde), hanno considerato questi aumenti dei prezzi transitori, e quindi hanno continuato a sostenere la crescita delle risorse spendibili, contribuendo in modo decisivo a rendere quella tendenza all’aumento dei prezzi permanente. Anche quando, nel 2021, tutto ciò era ben visibile.

Quei fattori diversi che hanno spinto i prezzi dell’energia prima ancora della guerra in Ucraina si fanno più chiari: si è trattato di un eclatante errore delle politiche monetarie. Gli effetti sono poi stati amplificati dalla guerra, ma pre-esistevano.

Ora il rientro dalla dinamica inflazionistica in corso sarà costoso, anche in termini di perdita di occupazione. Su queste colonne si è provato ad argomentare come una politica commerciale di apertura agli scambi e di riduzione dei dazi potrebbe ridurre quel costo, ma purtroppo non è aria.

Di fronte a questi costi, appare ragionevole chiederne conto a coloro che hanno assunto decisioni di politica monetaria poi rivelatesi così clamorosamente errate. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nella conferenza stampa dell’8 settembre scorso, correttamente ha ammesso l’errore e se ne è assunta la responsabilità. “Io mi assumo la colpa, perché io sono il capo dell’istituzione”. Ecco: l’autonomia delle banche centrali richiede che sia presente un criterio di accountability, di responsabilità. Non basta però assumersi la colpa degli errori, è necessario che ne consegua un comportamento coerente. Quale accountability se i responsabili degli errori rimangono tutti al loro posto?

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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