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Lo stratega dei social di Giuseppe Conte. Intervista a Dario Adamo | VIDEO

Dario Adamo, social strategist Giuseppe Conte Fortune Italia
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“Il momento più bello di questa campagna elettorale? La fine”. Detta così potrebbe sembrare una frase poco professionale nei confronti di un lavoro, quello di social media strategist, che si ama particolarmente e a cui ci si dedica in maniera stacanovista. Ma se il motivo è personale, affettivo, il senso può cambiare nettamente. Quando all’Hotel Umiltà 36 nel centro di Roma incontriamo Dario Adamo, classe ’86, responsabile comunicazione digital del leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte, capiamo subito che il suo risultato elettorale ha il volto di un neonato. Ci racconta che nel giorno dei risultati politici, il 25 settembre, è diventato padre del piccolo Alessandro. Quante probabilità esistono che al giorno della fine di un’intensa e tortuosa avventura ne corrisponda l’inizio di una nuova, unica e sorprendente per un uomo?! Eppure alcune volte è come se tutto riuscisse a coniugarsi con una facilità talmente estrema da pensare che sia tutto già scritto.

Intravediamo nel suo sguardo la felicità per la sua vicenda personale, ma anche tutta la soddisfazione per il risultato – fatto di numeri – di questa campagna elettorale. E quando parliamo di numeri, non ci riferiamo solo al risultato politico, ma a quelli che in gergo social si chiamano ‘Insights’ (gli account raggiunti, il numero di like, il totale dei follower), che riempiono le vite di chi fa il suo mestiere, ma dai quali ci si deve approcciare con la giusta consapevolezza per non restarne intrappolati. Dario Adamo è stato responsabile dei social media per il gruppo parlamentare del M5S dal 2013, prima di seguire Luigi Di Maio durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018 e ‘tallonare’ Giuseppe Conte in tutte le sue fasi, da premier per due volte, fino al leader che è oggi.

Com’è essere considerati l’‘uomo ombra’ di un leader politico?

Sicuramente è una grande responsabilità, ma anche un grande onore e un lavoro molto complicato e difficile. Non ci sono orari, non c’è tempo, non c’è spazio, non ci sono luoghi, non c’è un confine tra vita privata e vita pubblica o vita lavorativa. È un lavoro intenso, però estremamente soddisfacente perché sei coinvolto nel mondo della vita politica. Quando poi si ha a che fare con un leader con cui c’è anche un rapporto di stima e affetto, diventa tutto anche più semplice.

Nell’economia del suo lavoro è importante che ci sia, oltre al rapporto ovviamente di stima reciproca, anche un po’ di complicità, di affetto personale tra il leader e la squadra del comunicatore?
Assolutamente sì, io credo che in un lavoro di comunicazione fatto bene, soprattutto quando si lavora con un leader politico o con un’istituzione, è importante il rapporto che si viene a creare. È fondamentale la bravura del leader così come è importante il lavoro di squadra e il rapporto che c’è tra i membri dello staff e di questo team con il proprio leader.

Qual è stato il momento in cui ha avuto più soddisfazione e quello in cui ci sono state frizioni, al di là delle responsabilità?

Il momento più difficile è stato in assoluto quello della pandemia perché è stato improvviso, complesso e difficilissimo da gestire, sia dal punto di vista politico naturalmente, che da quello istituzionale e comunicativo. Come si fa a comunicare il difficilissimo momento che stava attraversando l’Italia, tra i primi Paesi al mondo a dover gestire questa crisi, a tutti i cittadini? Non c’è dubbio che sia stato un periodo complicato per tutti. Il momento di soddisfazione è il post che ha ricevuto più like in assoluto, il 13 febbraio 2021, quando Conte ha lasciato Palazzo Chigi e ha ricevuto gli applausi di tutti i dipendenti. In quella giornata realizzammo un post che divenne uno dei più seguiti al mondo con una diffusione a 16 milioni di persone e 1.400.000 like: un record di cui si parlò non solo in Italia, ma anche fuori.

Come è nato questo post?

Come tutti i post con il Presidente Conte, è nato da un confronto tra noi, il team, e lui. È nato come risultato di un pensiero che ci ha portato a scrivere una sorta di resoconto, anche emotivo, degli anni passati lì. Anni complicati, segnati dalla pandemia, in cui c’è voluto tanto impegno da parte del premier. Il post era una sorta di ‘bilancio affettivo’ con un testo che ripercorresse le emozioni di chiudere una parentesi. Trasparivano le sue emozioni di lasciare un incarico che aveva preso con grande senso di responsabilità, con grande serietà. In quel momento tutto il Paese, anche chi era politicamente distante, era connesso emotivamente, perché lui era stato il “premier della pandemia”. E quello non era effettivamente ‘solo’ un saluto ai dipendenti, ma al Paese.

Quando Giuseppe Conte è diventato premier, a giugno 2018, su Facebook aveva circa 250mila follower. Oggi il leader del Movimento 5 Stelle ne ha 4,6 milioni. Cosa ha funzionato più di ogni cosa, secondo lei?

I follower non sono tutti elettori di Conte, sono cittadini interessati alla sua figura. Conte inizia in realtà il suo percorso a Palazzo Chigi con zero follower, non aveva i social, non conosceva questi strumenti. Il primo contenuto che realizzammo fu una diretta streaming di lui che arrivava al Quirinale per formare il primo governo e in pochissimo tempo si è arrivati a 200 mila follower. Da lì poi un lungo percorso che ci ha portati ad averne così tanti. Come si fa? Impostando una comunicazione costante con i cittadini, tantissimi post dei suoi incontri, di missioni all’estero, di commento dei fatti di cronaca in cui era necessario spendere parole per esprimere il suo punto di vista, per intercettare la curiosità delle persone che magari non sapevano che tramite i social si poteva vedere in tempo reale cosa facesse il loro Presidente del Consiglio. Abbiamo costruito la comunicazione immaginando proprio che servisse, che fosse utile, un rapporto con i cittadini. Poi ovviamente la pandemia ha stravolto tutto e ha fatto incrementare questa community in maniera esponenziale, anche perché la connessione tra il Presidente e il Paese era quotidiana.

Immagino esista una connessione quotidiana anche tra lei e il Presidente Conte. Com’è scandita la sua giornata?

È un rapporto costante, è normale che ci si frequenti, che ci si senta più volte al giorno o ci si veda fisicamente quando si può. Spesso si parte insieme, ad esempio durante i tour che abbiamo fatto in cui abbiamo girato palmo a palmo tutto il territorio italiano. Non c’è però una regola: ci si aggiorna costantemente a seconda dei fatti del giorno, della giornata politica, se serve ‘uscire’ con un post, dire qualcosa, esprimere un’opinione. Bisogna confrontarsi continuamente.

Dario Adamo e Giuseppe Conte Fortune Italia
BRAINSTORMING. La complicità professionale e l’amicizia tra il leader del M5S, Giuseppe Conte, e il suo responsabile comunicazione digital, Dario Adamo

Finite le due esperienze di governo, Conte ha iniziato un lento e graduale cambio di marcia sulla comunicazione, sfociata durante questa campagna elettorale in quella che possiamo definire una sorta di de-istituzionalizzazione della sua persona, diventando anche più ‘pop’. È servito anche questo a portare il risultato elettorale di oltre il 15% che dai sondaggi era dato sotto il 10%?  

Secondo me questi cambiamenti sono iniziati già prima della campagna elettorale, da quando c’è stato un confronto duro con il governo Draghi. È da lì che il Movimento ha cominciato un percorso, sfociato poi in una campagna elettorale breve ma molto intensa. È stato complicato, ci sono stati momenti intensi, ma sempre con lo spirito giusto del confronto tra Conte e tutti noi. Le giornate si susseguivano una dopo l’altra in velocità e con tutte le cose che accadevano bisognava sempre dare un contributo o una risposta forte. Si è riusciti ad arrivare alla fine in maniera soddisfacente.

Ci saranno stati dei momenti di débâcle…

Durante la campagna elettorale bisogna incastrare tutto, le interviste in TV, le interviste in radio, le interviste direttamente sui social, i post, le piazze, i confronti coi cittadini. Si vive tutto a mille e tutto deve quadrare sempre molto bene. E allora spesso magari, quando si accumulano dei ritardi, non si riescono a fare alcune delle cose programmate e ad incastrare tutto perfettamente. Possono esserci imprevisti che sviano dal programma della giornata e bisogna subito essere pronti a rivedere il piano editoriale, a riguardare il programma e quindi anche tutta la comunicazione. Sono momenti concitati.

I social network hanno ormai un ruolo centrale durante le campagne elettorali. Quale predilige Conte?

La piattaforma prediletta è sempre stata Facebook, perché è quella su cui c’è una community più ampia e in cui abbiamo lavorato da sempre con più intensità.

E poi c’è TikTok. Possiamo dire che su questa piattaforma ad un certo punto si è creata una sorta di cortocircuito comunicativo…

È stata la vera novità di questa campagna elettorale. Essendo una piattaforma ‘nuova’ sicuramente bisognava subito esplorarla e soprattutto esserci. Noi eravamo presenti già da mesi e questo ci ha aiutato perché ci ha dato tempo per studiarla meglio, capire quali fossero i contenuti migliori e approcciare nel modo più giusto. L’errore che secondo me è stato fatto da parte di altre forze politiche, di altri leader, è essere andati in corsa e a campagna elettorale iniziata. Ecco, questo ha prodotto dal mio punto di vista delle difficoltà, anche di comprensione, da parte di chi vive tutti i giorni quelle piattaforme, che hanno visto i politici invadere TikTok senza capire bene qual era il messaggio o qual era il tipo di contenuto più giusto per la piattaforma. TikTok, rispetto alle altre piattaforme, è decisamente più esigente perché richiede un approccio al contenuto totalmente nuovo, specifico e rigoroso dal punto di vista del formato, del messaggio, della sua brevità, della scelta della musica. Sono tantissimi gli aspetti e quindi approcciare a TikTok come a qualsiasi altra piattaforma, è sbagliato.

Qual è il video su questo social network che vi ha dato più soddisfazione?

Sicuramente quello in cui Conte criticava una proposta della Meloni di qualche mese prima, relativamente all’offerta lavorativa per i giovani. Ha avuto un grandissimo successo. La viralità che ne è scaturita è dovuta ad un approccio chiaro, semplice, l’utilizzo delle scritte, di un determinato formato, la brevità e una determinata musica. Ovviamente importantissimo è il contenuto, che mirava a scardinare alcune proposte della forza politica quotata in quel momento come la privilegiata di questa campagna elettorale. Un altro video molto divertente è quello in cui si commentava Berlusconi che a sua volta affermava di aver portato lui in Italia i 200 miliardi del Pnrr.

Dal doppio petto e pochette alla camicia con le maniche srotolate in piazza. Quanto è responsabile di questo cambio di comunicazione visiva?

In realtà quello che sembra un cambio di immagine è stata una trasformazione assolutamente naturale. Non ho vissuto un cambio artefatto in questo passaggio dal Conte premier al leader politico. Poi c’è considerare che la campagna elettorale si è svolta in estate, quindi esistono anche degli elementi di tipo climatico. Ovviamente il passaggio da profilo istituzionale a profilo politico ha cambiato tante cose, nel modo anche di comunicare e di apparire.

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