Yandex: la ‘Google russa’ vuole lasciare Mosca

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Dopo l’invasione dell’Ucraina, la Google russa ha deciso che non può rimanere nel paese. Yandex, il motore di ricerca fondato da due imprenditori russi, con sede a Mosca, oggi il più diffuso in Russia, punta a trasferire all’estero le sue nuove tecnologie più promettenti e abbandonare la maggior parte delle attività russe per evitare le conseguenze delle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina.

Secondo il piano, che il Financial Times ha riferito giovedì, Yandex NV – la holding di Yandex registrata nei Paesi Bassi – intenderebbe vendere la maggior parte delle sue attività russe, come la ricerca, l’e-commerce e il ride-hailing, a un acquirente locale. Inoltre, secondo il New York Times Yandex NV avrebbe spostato le sue tecnologie più promettenti verso mercati non russi.

Tagliando i legami con la Russia, Yandex spera di proteggere le sue nuove iniziative, come le auto a guida autonoma, il cloud computing e la tecnologia educativa. I partner occidentali hanno infatti tagliato i rapporti con Yandex dopo l’inizio della guerra della russo-ucraina. Tra questi, la società di food delivery Grubhub ha chiuso la collaborazione con Yandex per la consegna tramite robot pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina. I nuovi controlli sulle esportazioni limitano anche la vendita alla Russia di componenti tecnologici avanzati.

Il piano di Yandex sta però incontrando degli ostacoli. Innanzi tutto, dovrebbe trovare un acquirente locale disposto a rilevare le sue attività russe. Avrebbe anche bisogno del permesso di Mosca per trasferire licenze tecnologiche al di fuori del paese e, infine, gli azionisti dovrebbero accettare il piano. Il piano è sostenuto da Aleksei Kudrin, ex ministro delle finanze russo, che dovrebbe assumere una posizione di leadership nella società una volta completato l’accordo, secondo quanto riferito dal Financial Times. Yandex per il momento non ha risposto a una richiesta di commento.

Sanzioni ed esodo del personale

Yandex, fondata nel 2000, controlla circa il 60% del mercato russo dei motori di ricerca e ha investito in ride-hailing, e-commerce e news. Sebbene non sia di proprietà statale, Yandex ha costruito uno stretto rapporto con il governo russo. Nel 2019 ha accettato di dare maggiore voce in capitolo allo Stato nelle sue decisioni operative con la speranza di aggirare le limitazioni imposte dalla legge alla proprietà di imprese tecnologiche russe da parte di società estere.

Il NASDAQ ha sospeso le negoziazioni delle azioni Yandex subito dopo l’invasione della Russia a causa delle preoccupazioni per le sanzioni statunitensi. A Mosca, le azioni di Yandex sono scese del 60,3% dall’inizio dell’anno, un crollo che si è verificato nonostante l’ottima performance di Yandex nel mercato russo, con un aumento dei ricavi del 46% nel terzo trimestre su base annua.

La società tecnologica russa è stata anche penalizzata dall’esodo di talenti che stanno lasciando il paese dopo l’invasione dell’Ucraina: oltre il 10% dei 19.000 dipendenti di Yandex se ne sono andati, ha riferito Bloomberg ad agosto.

L’Unione Europea ha comminato sanzioni ai dirigenti di Yandex, accusando la società di promuovere la propaganda russa pro-guerra sulla sua piattaforma di notizie.

L’Ue ha sanzionato a marzo il vice Ceo di Yandex, Tigran Khudaverdyan, responsabile delle news, e a giugno il fondatore, allora Ceo, Arkady Volozh, accusandolo di sostenere “materialmente o finanziariamente” l’invasione della Russia.

Il giorno stesso Volozh si è dimesso da Ceo. Ad agosto Yandex ha venduto la sua divisione notizie alla società tecnologica russa VK.

Da Fortune.com

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