Anthea, è lei la nuova AstroSamantha italiana? “Andare fra le stelle era un sogno ma…”

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Se devi sognare, fallo in grande, non costa nulla. Si presenta così Anthea Comellini, l’italiana che farà parte del team di 11 astronauti di riserva selezionati nell’ultimo bando Esa, del 2021. Ha trent’anni, è nata a Chiari in provincia di Brescia, ed era una bimba che amava le Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Crescendo, ha trovato varie fonti di ispirazione, che l’hanno spinta a seguire i suoi sogni .

“Di sicuro Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, lei è  stata per anni l’unica donna del corpo astronauti europeo. Per me e per tutte ha rappresentato un simbolo della possibilità. Ma in generale si può trovare ispirazione in chiunque, nelle persone splendide che incrociamo anche nella nostra quotidianità”. Anthea Comellini preferisce non parlare della sua famiglia, che vuol tenere lontana dal clamore mediatico.

Sono stata fortunata perché i miei genitori non mi hanno mai posto limiti. Ho imparato ad accettare i no, ma sono stata cresciuta potendo coltivare il mio potenziale, senza vincoli rispetto alle cose che avrei potuto realizzare nella mia vita. I miei sono stati ‘open minded’ in maniera anacronistica. Ai miei devo tutto, perché non mi hanno posto barriere, e questo non è merito mio, io mi sono solo impegnata tanto”.

La Comellini si è  laureata in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano, specializzandosi poi a Tolosa, in Canada e Germania. Ora è una delle astronaute Esa, con un ruolo di riserva. Per la prima volta Esa ha inserito questa figura nel suo bando per astronauti. Di che si tratta? “Esa ha istituito il ruolo delle riserve per essere pronta, rispetto ad un panorama di voli e missioni spaziali che sta cambiando, gradualmente ma radicalmente”, ci racconta Comellini. “Il trend attuale prevede che le opportunità di volo aumentino. Siamo in uno scenario in cui cala il costo dei lanci, si parla di un decommissionamento della stazione spaziale internazionale (Iss), e al contempo ci sono progetti per stazioni commerciali, dove gli Enti istituzionali internazionali potranno inviare i propri astronauti per fare esperienze scientifiche e ricerca”.

Ci aspetta questo cambio di paradigma, pertanto: “Esa ha fatto un’unica selezione, individuando 17 soggetti”, per il momento il training sarà somministrato a 5 nuovi astronauti, “ma noi ‘di riserva’ siamo già pronti per nuove eventuali opportunità di volo,  potremo fare allenamento quando sarà necessario e possibile”.

 

esa astronauti
I 17 astronauti selezionati da Esa


Le selezioni Esa sono processi lunghi e complessi,
l’ultima è questa del 2021, ce n’era stata una nel 2009, dodici anni prima. Al bando del 2021 hanno partecipato più di 22mila candidati. Abbiamo chiesto ad Anthea Comellini quando ha capito di avercela fatta. “In realtà rimane tutto sospeso fino all’ultimo, io ho capito che ce l’avevo fatta dieci giorni prima dell’annuncio. Si tratta di sei passaggi di selezione, tutti in presenza, i tempi quindi sono stati più lunghi della norma, perché c’era anche il Covid”.

L’astronauta di Brescia ci racconta nel dettaglio: “Il primo screening è basato sui curricula, è motivazionale, utile a raccogliere informazioni sui candidati. A questa prima selezione siamo passati in 1450 circa. Poi siamo stati convocati per un test di valutazione delle competenze tecnico linguistiche, delle capacità di orientamento spaziale, di memoria uditiva e visiva. Questa scrematura ha ridotto a 400 il numero dei candidati”.

E’ seguita una giornata intera di test psicologici, in cui “siamo stati valutati sulla base di colloqui individuali e test di gruppo. Con l’obiettivo di capire se il candidato avesse il profilo psicologico adatto per poter affrontare una missione nello Spazio, lontano da tutti. “Si testa la stabilità, si cercano persone abituate a lavorare in ambienti multiculturali”. In questo Esa è unica in tutto il mondo, è composta da 22 stati membri e 4 associati. “E dobbiamo considerare che sull’Iss ci si trova a lavorare con un equipaggio di nazionalità e skill differenti”.

Il test successivo? Una settimana di screening medici e fisici, “e non puoi prepararti in nessun modo. Certo avere uno stile di vita sano è sempre un bene, ma ci sono altri parametri che vengono controllati a garanzia della salute dell’astronauta nello Spazio. Quando si va in microgravità, le ossa perdono di entità, si può rischiare l’osteoporosi e per questo si verifica che la densità ossea sia di un certo tipo”.

E poi hanno ridotto di un’altra metà il pool, “siamo arrivati a 50 candidati, ci hanno sottoposto ad un panel di interviste con personale Esa. Siamo stati selezionati in 30 ed abbiamo sostenuto un colloquio finale con direttore generale Esa”.  Poi è cominciata l’attesa della telefonata. “Eravamo ai primi di ottobre 2022, una trentina di noi che aspettava un sì o un no… per me è stato sì”.

E questo ha stravolto completamente la sua vita, o no? “Per ora non è cambiato molto, a parte un po’ di esposizione mediatica, ma io sono sempre qui nel mio ufficio, con deadline per consegne. Sono un ingegnere in Thales Alenia Space. Avrò un contratto di consulenza con Esa, che prevede ogni anno il mantenimento del certificato medico, la frequenza corsi che ci avvicinano e ci preparano all’ipotesi della missione, e poi la possibilità di svolgere attività di comunicazione e divulgazione, abbiamo l’onore di poter parlare di Esa in pubblico, e magari di ispirare i ragazzi”.

La giovane astronauta sostiene di aver arricchito di molto le sue esperienze, per il momento, e poi “se venissi assegnata alla missione mi dovrei trasferire a Colonia e dovrei mettere in standby la mia vita”.

Quante lingue deve conoscere un astronauta? “Penso che dipenda da dove vieni. Un astronauta della Nasa, per andare in Iss deve conoscere anche il russo, ci sono anche scritte in cirillico in Iss, in caso di urgenza bisogna sapere come operare anche su quel segmento. Per un astronauta Esa si aggiunge anche l’inglese, ma di media tutti parlano almeno tre lingue”. Qual è quindi il suo lavoro, ora? “Io sono quella che si definisce Guidance Navigation and Control Engineer, mi occupo di sviluppo di algoritmi che consentono ai satelliti in orbita di svolgere della attività in autonomo, togliendo l’uomo dall’operatività”.

L’attività si sta concentrando sul produrre tecnologie avanzate per  rifornire di propellente i satelliti, direttamente in orbita. “Questo consentirebbe di estenderne la vita, nell’ottica di uno Spazio più sostenibile”, con meno lanci e l’utilizzo di risorse già in orbita. L’altra attività su cui ci si sta concentrando è quella di “andare a recuperare satelliti non più attivi, che rappresentano i rifiuti spaziali, e riportarli a terra per diminuire gli oggetti inattivi in orbita, se ne hai tanti c’è rischio di collisone”. Le competenze tecniche sembrano indispensabili, per ambire a diventare un astronauta. Ma la Comellini è di parere diverso.

Esa ha sottolineato che non c’è un profilo predefinito, nei 17 selezionati ci sono persone con vari tipi di background, io sono l’unica ingegnere aerospaziale, c’è per esempio una ragazza che ha lavorato alla ricerca contro il cancro”. Tutti quindi possono sognare di andare, un giorno, fra le stelle “si cercano dei buoni generalisti, io non sono un genio, non lo sono mai stata, ma ci sono tante cose che so fare bene. E’ utile essere un buon team player, saper lavorare in squadra, e poi il profilo psicologico è fondamentale, essere aperti, andare oltre le differenze,  perché quello che si fa in orbita è ricerca a beneficio umanità intera”.

Nella foto in evidenza Anthea Comellini

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