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In arrivo 2,3 miliardi di euro per la Space Economy italiana: i programmi Asi per il 2023

Il 2023 sarà un anno ricco e strategico per la space economy italiana. Si parla di 2,3 miliardi di euro complessivi da investire nell’attuazione delle misure avviate nell’arco del 2022. E per la prima volta, il budget nazionale supererà quello dell’Agenzia Spaziale Europea. Lo ha annunciato Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, nel corso della conferenza programmatica relativa alle attività Asi per il 2023, che il Presidente ha voluto chiamare, appunto, “L’anno che verrà”.

“Nel corso dell’anno verranno contrattualizzate le attività di sviluppo dei nuovi satelliti, finalizzate alle collaborazioni già avviate in precedenza con Usa, Israele ed Argentina”, chiarisce il Presidente, che racconta poi di come Asi abbia giocato un ruolo strategico anche in occasione della Cm22, la conferenza ministeriale di programmazione triennale di Esa, tenutasi lo scorso novembre a Parigi. In quel frangente, per l’Italia si è stimato un impegno di budget di circa 3mld di euro, nei prossimi cinque anni, con un incremento superiore al 20% rispetto al budget Esa del 2019. All’Italia spetta quindi quasi il 18,2% del contributo globale stanziato per i 22 stati membri, il che piazza il nostro Paese al terzo posto fra le economie europee impegnate nelle attività spaziali, subito dopo la Germania e ad un passo dalla Francia.

Poi ci saranno anche le gare bandite direttamente Esa, e lì sarà la nostra industria a doversi far trovare pronta per rispondere ai bandi”, ricorda Saccoccia, che sottolinea costantemente la presenza, in Italia, di una filiera space completa e assolutamente autonoma.

Capitolo a parte – per la space economy italiana – quello dei fondi destinati al settore nell’ambito del Pnrr, che vede 880 milioni di euro, che saranno gestiti direttamente da Asi, per attivare un portafoglio ampio di interventi a supporto dello sviluppo del settore space economy, come ad esempio l’in-orbit service, una tematica legata alla logistica spaziale, che consentirà di effettuare operazioni di intervento su satelliti già in orbita.
Ci sono poi 1,8 mld di euro assegnati dal Pnrr ad Esa per la realizzazione della costellazione Iride, costituita da 22 satelliti che saranno realizzati tutti da aziende italiane. I primi 10 satelliti saranno consegnati a novembre 2024. A queste risorse si aggiungono poi i 90 mln del fondo Italia space venture di Cdp, che potranno essere utilizzati per la formazione e le attività di ricerca specifiche della New Space Economy.

In merito sempre alle azioni previste dal Pnrr, Saccoccia ricorda: “Abbiamo una scadenza precisa, entro il primo quarto del 2023 vanno contrattualizzate tutte le attività di Pnrr Spazio, sia gestite da Asi che da Esa, e stiamo lavorando perché si possa procedere speditamente”. Il Presidente annuncia che “per la parte gestita direttamente da Asi, stiamo ricevendo offerte su tutti i bandi ancora aperti. L’industria dell’aerospazio italiano è presa su mille fronti, e stiamo lavorando congiuntamente perché la milestone importantissima del Pnrr venga valorizzata a pieno”.

Il Presidente dell’Asi risponde poi a Fortune Italia, in merito alla legge italiana sullo Spazio, di cui si è parlato recentemente a livello istituzionale, e che vede in Saccoccia un grande sostenitore. “Ci sono dei paesi europei che si sono già dotati di questa regolamentazione, come l’Olanda e anche il Lussemburgo. La Germania ha una normativa limitata alla parte osservazione della Terra. In Italia bisogna lavorarci, è un tema di interesse anche Governativo”. Il capo di Asi traccia un quadro chiaro dei motivi che rendono ormai improrogabile una legge italiana in materia Space: “Oggi la new space economy consente una importante espansione del settore, e questo rende necessario anche un regolamento giuridico, che fino a qualche anno fa non era necessario”. Saccoccia prova a darci più elementi “In Italia abbiamo già una norma relativa alla Governance, che pure avrebbe bisogno di qualche ritocco, ma che comunque c’è”. Quello che manca, invece, è la legge che regolamenti le attività spaziali.

Il presidente Asi porta un esempio concreto “Oggi sarebbe possibile mettere in orbita degli oggetti realizzati anche da startup, una nuova ditta che sviluppa un cube, un mini satellite, lo lancia comprando un lancio commerciale chissà dove, a quel punto Asi dovrebbe registrare la presenza di questo nuovo elemento, ma senza avere le dovute informazioni a riguardo”. Altro scenario possibile, che la norma dovrà considerare, è la necessità di “regolamentate le interazioni fra oggetti in orbita. Il futuro della space economy sono le attività di prossimità, le operazioni congiunte e l’interazione fisica fra oggetti nello Spazio. Tutto questo va regolamentato, perché avvicinarsi ad un oggetto in orbita lo si può fare con fini benefici ma anche ostili, e immaginiamo l’importanza strategica di tutto questo”. Infine per Saccoccia la norma dovrebbe riguardare anche l’accesso allo Spazio: “Parliamo di spazio-porti, vorremmo averli anche in Italia, e questo vuol dire avere la responsabilità completa di quello che può succedere” mettendo in orbita esseri umani, ipotizzando di sviluppare, in un futuro non molto lontano, il turismo spaziale anche qui in Italia.

“La nostra idea è quella di sviluppare a Grottaglie, in Puglia, un progetto simile a quello che Virgin Orbit sta realizzando in Inghilterra, ma ponderando bene i tempi e le modalità”. L’accordo italiano con Virgin Galactic risale al 2018, ed è in fase di analisi e sviluppo, e la validità delle cautele italiane sono state confermate da quanto accaduto nei giorni scorsi al programma inglese, che prevedeva di lanciare da Newquay, nel sud-ovest dell’Inghilterra, il razzo LauncherOne di Virgin Orbit, trasportato sotto l’ala di un Boeing 747 modificato e successivamente rilasciato sull’Oceano Atlantico. Un problema tecnico ha impedito al satellite di raggiungere lo spazio, annullando di fatto la missione.

In merito ai programmi italiani, Saccoccia aggiunge: “Prima di dare l’ok su Grottaglie, bisogna fare un ulteriore approfondimento con Virgin Orbit. Loro hanno un jumbo che ha tre ore di viaggio di autonomia, e raggiunge perfettamente aree da cui poter fare un lancio sicuro, ma ci sono molte cose da valutare, e alla luce di quello che è successo qualche giorno fa, abbiamo fatto bene ad essere cauti”. La soluzione messa in campo da Virgin Orbit viene definita “aviolanciato”, ovvero un satellite lanciato da un Jumbo, e per Saccoccia “è una delle possibilità più fattibili in Italia. Le altre opzioni sono poco praticabili”, soprattutto in considerazione della conformità geografica del nostro Paese.

Guardando infine ai prossimi appuntamenti con le missioni spaziali, Saccoccia ricorda che il primo è  fissato per aprile 2023, con il lancio della missione Juice (JUpiter ICy moons Explorer). Il satellite, destinato ad esplorare le lune ghiacciate di Giove impiegherà 7 anni per raggiungere la meta. Degli 11 strumenti di bordo per la missione Juice, forniti da sette Paesi, il contributo maggiore è proprio italiano, con il sistema di telecamere Janus realizzato con l’Università Parthenope di Napoli, il radar Rime realizzato con l’Università di Trento che scruterà sotto i ghiacci e 3Gm, messo a punto con l’Università Sapienza di Roma, che misurerà l’estensione dei mari nascosti.
Sarà poi la volta di Euclid, un programma scientifico Esa destinato all’ osservazione dell’universo alla ricerca di materia ed energia scura. La partenza è prevista per l’ultimo quadrimestre dell’anno.

L’Italia ha ruolo importante in entrambe le missioni, avendo sviluppato i satelliti e vari payload scientifici. “Siamo anche i coordinatori di prima acquisizione ground e di utilizzo dei dati, prima che vengano distribuiti alla comunità scientifica”. In entrambi i progetti, infatti,  svolgono  un ruolo importante Leonardo e Thales Alenia Space (Thales-Leonardo), così come nella missione ExoMars, nella quale “dopo il via della Ministeriale Esa del novembre 2022, ora le attività riprendono a pieno ritmo”, ha detto Saccoccia. “I tempi della nuova missione sono stretti”. Poiché dopo la rottura della collaborazione fra Esa e Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina è stata avviata una collaborazione con la Nasa, “adesso abbiamo bisogno della formalizzazione da parte degli Stati Uniti della disponibilità per quanto riguarda le risorse. Il budget sarà definito nella seconda metà del 2023”.

Lo Spazio è anche terreno di confronto e collaborazione, nella visione illustrata da Saccoccia. “L’Italia ha alcune idee di collaborazione da sviluppare a partire dal 2023. Ad esempio stiamo lavorando per rafforzare l’intesa di lungo corso con il Giappone, alla luce del recente confronto fra i Primi ministri dei due Paesi, nel corso del quale si è parlato anche di Spazio”. Saccoccia ricorda che: “nel 2025 ci sarà l’Expo in Giappone, e con Jaxa – l’agenzia spaziale giapponese – capiremo se far partire progetti congiunti da fornire poi al programma Artemis”.

Lo Spazio va inteso come elemento di apertura e dialogo internazionale. “Lo spazio è internazionale per definizione”, sottolinea Saccoccia. Il 2023 sarà importante anche in termini di utilizzo dello Spazio come strumento di diplomazia internazionale, “questo avviene normalmente, ma ora possiamo dare valore a quanto abbiamo già fatto in ambito Esa, quanto facciamo negli Usa”.

 

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