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 Visco avverte: se i salari corrono la Bce reagirà

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (nella foto in evidenza), mette in guardia dai rischi di una rincorsa tra costo del lavoro e inflazione e dalle conseguenze che potrebbe innescare anche a Francoforte. “Se dovessero comparire segnali di una spirale salari-prezzi e le aspettative di inflazione diventassero insufficientemente ancorate, un ulteriore e significativo inasprimento della politica monetaria sarebbe certamente giustificato”, avverte intervenendo davanti agli studenti del Warwick Economics Summit di Londra, con una lezione dal titolo ‘Politica monetaria e il ritorno dell’inflazione’.

Visco ribadisce che una fase di “estrema incertezza” come l’attuale dovrebbe suggerire alla Bce di “muoversi gradualmente e prudentemente”, con un aumento dei tassi “progressivo ma misurato”, guidato dai dati, attribuendo “un eguale peso” sia al rischio di strangolare l’economia con manovre troppo aggressive, sia a quello di non fare abbastanza per fermare l’inflazione.

“Sono convinto che la credibilità delle nostre azioni si preservi non mostrando i muscoli di fronte all’inflazione ma continuando a mostrare saggezza ed equilibrio”, afferma Visco, che, coerentemente, non fa previsioni sulla traiettoria del costo del denaro dopo marzo, quando “probabilmente” la Bce alzerà i tassi: “vedremo che cosa succederà con i nuovi dati che avremo e con l’outlook sull’inflazione”.

Perché se raffreddare i prezzi “è ovviamente necessario” occorre in egual misura “stare attenti ed evitare di innescare un eccessivo e non necessario aumento dei tassi di interesse reali”. Rialzi troppo forti e ravvicinati, avverte, creano “rischi potenziali” sia per la stabilità finanziaria che per l’accesso al credito, come dimostrano i dati di dicembre che hanno visto azzerarsi la crescita di prestiti alle imprese nell’Eurozona.

Visco non crede che possa ripetersi la stagione della “lunga persistenza dell’inflazione” sperimentata negli anni 70, grazie ai “sostanziali miglioramenti della politica monetaria” e “ai numerosi cambiamenti strutturali” delle economie. “E’ presto per dirlo” ma “se l’attuale riduzione dell’inflazione”, generata dal calo del prezzo del gas, fosse seguita da una “simile tendenza” di quella ‘core’ “lo shock dell’offerta si sarà dimostrato temporaneo”.

Questa speranza verrebbe però frustrata da quella spirale tra prezzi e salari che, negli anni ’70 e ’80, è stata alimentata da meccanismi di indicizzazione che hanno propagato l’inflazione e scatenato una risposta monetaria “molto restrittiva”.

Al momento, rileva Visco, “le aspettative di inflazione sembrano essere rimaste ben ancorate” e non sembra esserci “una tendenza al radicamento nella contrattazione dei salari dell’inflazione”. Nell’area euro la loro crescita “è rimasta fino ad oggi moderata, attorno al 3%” e “non ci sono chiari segnali di una generale spirale” nonostante le richieste di “considerevoli aumenti” in alcuni Paesi.

Ma se i salari dovessero iniziare a correre, avverte, la Bce interverrà con mano ferma. Per il recupero del potere di acquisto, invece, la strada maestra resta quella di “una sostenuta crescita della produttività”, da accompagnare, nel caso, da “misure fiscali mirate e temporanee per alleviare il peso sulle famiglie e sulle imprese più duramente colpite”.

Per raffreddare l’inflazione e scongiurare una rincorsa tra prezzi e salari Visco chiede “il contributo” di tutti: “il raggiungimento diretto di questo obiettivo – spiega – fa leva su strategie di business delle aziende, su accordi responsabili sul costo del lavoro e su politiche fiscali prudenti sul lato della domanda”.

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