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Venture Capital, il primo Fondo Transatlantico

Obiettivo: investire 4 mld di capitali pubblici e privati

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio 2023.

Nel febbraio 2020 cominciai ad usare il termine “trasformativo” riferendomi al decennio che ci apprestavamo a vivere: una grande ondata di tecnologie era in rampa di lancio, come conseguenza di quella Next Production Revolution che tre anni prima avevamo enfatizzato nell’ambito della Presidenza Italiana del G7.

Una manciata di mesi dopo, e l’intera infrastruttura dell’ordine globale come l’avevamo conosciuta – dalla multilateralità, al commercio internazionale, al denaro a basso costo e alla stessa pace – è stata rimessa in discussione. Un bagno di realismo geo-politico ha riportato l’attenzione su alcuni fondamentali, impartendoci diverse lezioni, tra le quali la necessità di rafforzare l’asse transatlantico.

Se prescindiamo dal fronte militare, tra gli atti più recenti e rilevanti nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa annoveriamo l’avvio del Trade and Technology Council (TTC) – un organismo istituito nel settembre 2021 dal Governo Usa e dalla Commissione Europea per favorire l’investimento in tecnologie avanzate, una più efficace capacità di trasferimento al sistema industriale e un più stretto coordinamento in materia di politiche commerciali e dell’innovazione, anche rispetto a Paesi terzi.

Il mutare degli eventi ha indotto il TTC ad assumere una valenza sempre più marcata nel definire quali tecnologie fosse opportuno implementare per mantenere e rafforzare l’autonomia strategica congiunta e la competitività industriale di questa ampia area like-minded. Co-investimenti in innovazione e sostenibilità di lungo periodo sono due elementi chiave per perseguire tali obiettivi.

Quella che si profila è infatti una opportunità immensa per i nostri Paesi, ma va colta bene e preparata insieme, da Stati Uniti ed Europa, concertando un sistema di supporto alle industrie e alla ricerca che tenga conto degli spazi fiscali esistenti e consenta di cooperare sulle aree più strategiche. Tale collaborazione deve trovare poi riscontro in una visione politica comune, capace di smussare gli angoli di regole e approcci in materia di standard, digitalizzazione, privacy, finanza, concorrenza e tutela dei consumatori talora assai distanti tra le due parti dell’Atlantico.

Qualcosa che, a dir la verità, né i tre vertici TTC sinora tenutisi, né le polemiche sulla possibile “corsa ai sussidi” a valle dell’Inflation Reduction Act, lasciano presagire. Eppure, la strada appare segnata. È per questo motivo che, nonostante uno scenario indubbiamente complesso, il Transatlantic Investment Committee (TIC) sta provando a fornire il proprio contributo in questa direzione, concentrando le proprie energie su due verticali assai specifici: finanza e capitale umano.

*Andrea Gumina è un economista dell’innovazione. Laureato Luiss, ha ricoperto il ruolo di Senior policy advisor per il G7/G20 Sherpa Office italiano, per il ministro dello Sviluppo economico e per quello degli Affari esteri e della cooperazione.
È presidente dell’associazione Amerigo e Co-fondatore e Presidente del Transatlantic Investment Committee

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio 2023. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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