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Sardegna invasa dalle cavallette, Esercito in campo. Ma c’è chi pensa di usarle come cibo

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A Roma i cinghiali, a Ferrara le nutrie. A Nuoro (e non solo): le cavallette. Ogni regione, a quanto pare, si ritrova prima o poi a fare i conti con una ‘minaccia’ animale. Quella delle ‘locuste’ però, oltre a rappresentare un’emergenza sul fronte della sicurezza pubblica, si traduce ogni anno in un vero problema sociale ed economico. Motivo per cui la Sardegna questa volta ha deciso di scendere in campo – letteralmente – con l’Esercito.

Uomini contro insetti. Come in un film di fantascienza anche se purtroppo è realtà. In Sardegna le problematiche legate alla presenza delle cavallette non sono una novità. Nel 1946, alla fine della guerra, la situazione sull’isola era tale che si arrivò a valutare il trasferimento in continente dell’intera popolazione. “Non lo consideri un paradosso, la prego”, fu la premessa fatta dal professor Antonio Melis nell’intervista rilasciata su ‘l’Unione Sarda’ il 2 giugno di quell’anno, il giorno della Repubblica italiana.

All’epoca le cavallette venivano combattute con l’utilizzo dell’arsenico, che aveva un effetto devastante non solo sugli insetti ma sull’intero ecosistema. Nel tempo le tecniche per eliminare questi insetti si sono evolute e da allora il fenomeno è stato controllato. Ma mai del tutto debellato.

Dal 2017 a oggi, l’invasione di cavallette sui terreni coltivati dell’isola ha causato danni stimati in 100 mln di euro. L’anno scorso ben 60mila ettari di superficie agricola è stata interessata dall’invasione delle cavallette, con tanti agricoltori che non hanno potuto assicurare la continuità dei loro prodotti.

“Si tratta di una piaga che se non domata rischia quest’anno di mandare in rovina 100mila ettari”, ha dichiarato il prefetto di Nuoro Giancarlo Dionisi. Ecco perché, già da metà marzo, prima della schiusa delle larve, entreranno in gioco le disinfestazioni mirate. Saranno impiegati droni per individuare le zone focolaio e quelle di rientro notturno delle cavallette. Una sorta di sterminio selettivo degli insetti che distruggono l’agricoltura.

Eppure nel 2023, l’anno dei ‘novel food’, viene da chiedersi: possibile che non esistano strategie alternative in grado di tutelare i lavoratori (e i loro terreni) da un lato, e usare le cavallette invece di sterminarle?

Cavallette, un potenziale per il mercato del petfood

In fondo i sardi non sono un popolo di schizzinosi. E allora sì, le cavallette potrebbero anche diventare cibo. Del resto la locusta migratoria è stato il secondo insetto approvato tra i novel food dell’Unione europea. “In Sardegna c’è il casu martzu, che è un formaggio pecorino, o meglio caprino, colonizzato dalle larve della mosca“, fa notare a Fortune Italia Marco Ceriani, esperto in nutrizione ma soprattutto “appassionato di cibo”.

“Il Casu martzu è vietato dall’Unione Europea perché in contrasto con le norme igieniche e sanitarie stabilite in sede comunitaria. Ma è comunque presidio slow food. Un po’ un paradosso, che però ci fa ben capire come le resistenze, spesso – se immaginiamo di mangiare cibi come le cavallette – siano soprattutto culturali”.

Ceriani si occupa da anni di ‘cibo del futuro’, e ha raccontato di come già con Expo 2015, a Milano, abbia potuto provare quei prodotti sperimentali che promettono di rendere più salubre il binomio uomo-ambiente. Il ‘Panseta’ ad esempio, che è un panettone fatto con il baco da seta per l’economia circolare. O il ‘Crocoburger’ dallo Zimbabwe, un burger realizzato con carne di coccodrillo.

Marco Ceriani, fondatore di Italbugs, la prima azienda italiana specializzata in processi di allevamento di insetti per l’alimentazione umana e animale

“Sperimentali perché per noi rappresentano una novità”, precisa Ceriani. Ma al mondo, dati Fao, ci sono 2 miliardi di persone che integrano abitualmente insetti all’interno della loro dieta.

“Senza saperlo, lo facciamo anche noi”, se la ride l’esperto. Dopo Expo, con Coop è stato fatto un sondaggio per chiedere ai consumatori se avessero mai mangiato un pollo nutrito a insetti. “La maggioranza degli intervistati ha risposto di no. Ma un pollo biologico che gira libero, se trova un vermetto cosa pensate ne faccia?”.

Il punto è che per arrivare sulle nostre tavole, il cibo deve passare una serie di controlli preventivi e successivi seri e purtroppo anche lunghi. La burocrazia, si sa, pesa. E nel nostro Paese anche di più.

Oggi, il procedimento per richiedere di poter vendere un nuovo alimento nell’Unione europea prevede innanzitutto che l’azienda presenti la domanda di ammissione del proprio prodotto allo Stato in cui lo vuole commerciare. Lo Stato fa esaminare la domanda a un’authority indipendente. La domanda dell’azienda e la valutazione dell’authority vengono inviate alla Commissione europea, che a sua volta invia entrambi i documenti a tutti gli altri Stati dell’Unione, che hanno 60 giorni di tempo per sollevare dei dubbi e chiedere nuovi esami.

Se un prodotto è approvato, l’azienda può metterlo sul mercato. E seppure approvato, ogni altra azienda deve ripetere lo stesso procedimento.

“Nel caso dei novel food va presentato un dossier che indichi come e dove sono stati allevati gli insetti. Si tratta di un procedimento rigido. Le cavallette andrebbero allevate in ambienti non dico sterili, ma con clima e acqua controllati. In Thailandia accendono il fuoco e quando passano le locuste migratorie vengono bruciate, arrostite e mangiate così. Ma non siamo in Thailandia”, commenta Ceriani.

Quello delle cavallette, va detto, non è un problema solo sardo. E con i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, il fenomeno rischia di acuirsi. In Kazakistan, il granaio del mondo, esiste un videogioco in cui i droni uccidono le cavallette. Ma in Kazakistan è consentito mangiarle. In Uganda ci sono i ‘raccoglitori’ delle cavallette, una sorta di cacciatori che poi cucinano gli insetti.

“Magari pensare ai novel food no. Ma prima di arrivare al ‘food’ ci sarebbe il ‘pet food’, e quindi il cibo destinato agli animali domestici, che ha una legislazione molto più soft. Oppure il mangime per pesci. In Sardegna non credo manchino, i pesci. Potrebbe nascere una startup innovativa, con il sostegno della Regione, che trasforma le cavallette in cibo per animali”, suggerisce Ceriani.

Scartare cibo significa scartare persone. Lo ha scritto il Papa in un tweet nella Giornata contro gli sprechi alimentari del 2021.
“È cosi. Molti animali da allevamento vengono nutriti con la soia. E la soia è cibo. L’insetto è prima di tutto un cibo naturale per gli animali. E quello del pet food è un mercato enorme”.

Alimenti a base di tarme della farina e grilli per cani e gatti, in effetti, sono già in commercio. “E sono molto graditi”, aggiunge Ceriani.
“Ci sono migliaia di persone che soffrono la fame e sono perlopiù agricoltori vittime delle monocolture. Così come ci sono migliaia di persone che soffrono di malattie metaboliche dovute alla scarsa qualità del cibo, a causa di animali che vengono riempiti di antibiotici e tossine. Basti pensare ai salmoni. Riformulare certe dinamiche, appare più che mai necessario. Adesso. Tutelare uomo e ambiente – e animali – non solo è possibile. Ma è l’unica strada percorribile per salvare il futuro”.

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