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Perfect Behaviors alle Ogr Torino: in mostra l’abbraccio tra arte e tecnologia

perfect behaviors ogr torino

Ogr Torino, Binario 1 e 2. Con la mostra collettiva ‘Perfect Behaviors. La vita ridisegnata dall’algoritmo, curata da Giorgio Olivero, è stata inaugurato il programma espositivo 2023, che conferma l’attenzione del hub torinese per i linguaggi più sperimentali e innovativi della scena artistica contemporanea.

Arte e innovazione, creatività e tecnologia. Tra gli obiettivi principali della mostra quello di rafforzare il legame tra gli attori delle due aree delle Ogr, quella creativa e quella tecnologica, appunto, per indagare quale sia l’impatto delle tecnologie e delle scienze sull’arte e sulla cultura contemporanea, in che modo la tecnologia abbracci l’arte per rafforzarne la capacità di sperimentare, innovare e comunicare, ma anche come l’arte tenda sempre più a dialogare con la scienza, l’ingegneria, la ricerca e il settore produttivo per amplificare il proprio potere creativo.

La mostra incarna perfettamente il trend dell’ArTechnology, termine coniato dal Ceo delle Ogr Massimo Lapucci durante gli Stati Generali della Cultura, offrendo uno spazio di indagine sul cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi in una società in cui si è costantemente classificati, simulati e riprogrammati.

Toy Prototype
Toy Prototype di Geumhyung Jeong (2021), Courtesy La Biennale di Venezia

Il ruolo delle OGR quale catalizzatore del progresso ci richiede innanzitutto di facilitare l’incontro tra profit e non-profit, tra livello locale, nazionale e internazionale, e tra startup, scaleup, corporate e investor, ma anche tra diverse discipline: metaverso e finanza, inclusione e gaming, AI e big data con impatto sociale. È in questo contesto che si inseriscono il megatrend dell’ArTechnology e i ‘Perfect Behaviors’ che rappresentano, per noi delle OGR, un’ideale sintesi in chiave umanistica del lavoro e della mission delle OGR Tech. Se queste ultime esplorano le nuove opportunità di sviluppo in verticali disruptive ad alto potenziale – dalle smart city all’edutech – la mostra, grazie a sei artisti d’eccezione, vuole essere una riflessione sull’impatto che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale stanno avendo e avranno sulle persone e sulla loro quotidianità, con l’obiettivo di accogliere punti di vista diversi, guardare il presente da nuove prospettive e formare cittadine e cittadini pronti ad affrontare con ottimismo un futuro migliore” – dichiara Massimo Lapucci, CEO delle OGR Torino.

“La mostra Perfect Behaviors – aggiunge il curatore Giorgio Olivero – pone una domanda urgente: cosa succede quando l’ordine del mondo viene quotidianamente sostituito, aggiornato in modo invisibile dall’evoluzione tecnica? Ecco che ci accoglie e accompagna un senso di radicale incertezza: sappiamo che ci stiamo trasformando, ma non sappiamo ancora in cosa. Con questo progetto le OGR ribadiscono la volontà di essere piattaforma per discutere dei temi della contemporaneità e mettere in luce il ruolo della tecnologia nel dare forma alla realtà sociale”.

Inaugurata il 29 marzo, la mostra resterà nei binari 1 e 2 delle ex officine fino al 25 giugno. Le opere realizzate da artisti italiani (Paolo Cirio ed Eva e Franco Mattes), britannici (Universal Everything e James Bridle), statunitensi (Brent Watanabe) e sudcoreani (Geumhyung Jeong) appaiono a prima vista molto diverse, eppure sono orientate al raggiungimento di un obiettivo comune, quello di aiutarci a vedere ciò che, benché vicino, è invisibile, restituendo al visitatore narrazioni alternative al determinismo tecnologico dominante. 

Tribes (2019) di Universal Everything, frame dal video
Tribes (2019) di Universal Everything, frame dal video

Le installazioni descrivono mondi di folle sintetiche coreografate in comportamenti perfetti, offrono inventari di centinaia di brevetti con intenzioni manipolative, mostrano videogiochi che non hanno più bisogno di noi, raccontano la sofferenza dei bot umani incaricati di fare pulizia nel flusso dei social e ci presentano aperture a dimensioni di intelligenze altre, autonome, non più dipendenti dall’essere umano.

Una costellazione di lavori che restituisce al visitatore narrazioni alternative al determinismo tecnologico dominante. Tutti i sei artisti in mostra, infatti, sono anche autori di tecnologie: scrivono software, utilizzano modelli e simulazioni, progettano elettronica, disegnano macchine. Tutto questo apre uno spazio di riflessione che insinua dubbio, incertezza e una visione plurale del futuro.

Foto in evidenza: The Bots, di Eva e Franco Mattes (2020). Foto di Melania Dalle Grave and Piercarlo Quecchia, DSL Studio

 

 

 

 

 

 

 

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