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Reddito di cittadinanza, il perchè di centinaia di milioni di euro di truffe

Prima del Reddito (e Pensione) di cittadinanza – che a breve dovrebbe diventare ‘Mia’ (Misura di Inclusione Attiva) – ci sono state il ‘Sia’ (Sistema di inclusione attiva) e il ‘Rei’ (Reddito di inclusione). Varato dal governo Conte I nel 2019, il Rdc mira a tutelare le fasce più deboli della società e a rilanciare l’occupazione mediante politiche attive di inserimento nel mondo del lavoro. I beneficiari del Reddito devono avere un Isee inferiore ai 9.360 euro. L’entità dell’assegno varia sensibilmente a seconda del numero di componenti del nucleo familiare: si va da un minimo di 480 euro per i nuclei costituiti da una sola persona a un massimo di 780 euro per le famiglie con cinque componenti.

Negli anni le misure di sostegno economico si sono evolute, cambiando nome e fondi a disposizione. E hanno avuto, conseguentemente, costi diversi per lo Stato. Se la Sia costava un miliardo all’anno, il Rdc nel 2022 è arrivato a pesare sulle casse dello Stato per 8 mld. Ma soprattutto: le truffe perpetrate ai danni del nostro Paese con questa misura, rispetto a quelle introdotte dai regolamenti precedenti, sono state maggiori.

Nei primi tre anni del Rdc, sono stati oltre 2 milioni i nuclei familiari, con 4,65 milioni di persone coinvolte, che hanno ricevuto il pagamento di almeno una mensilità, per un’erogazione totale di quasi 20 mld di euro. Che sommati ai circa 8 mld dell’ultimo anno fanno circa 28 mld di euro.

Di questi 28 mld però, troppi soldi sono stati ottenuti in modo illecito. Attraverso, ad esempio, false autodichiarazioni. I controlli incrociati di Guardia di finanza e Inps, relativi al periodo compreso tra il 1 gennaio 2021 e il 31 maggio 2022, hanno portato alla luce illeciti per quasi 290 mln. Solo in questo arco temporale sono state denunciate oltre 29.000 persone.

Fonte: Inps

In Campania nel 30% dei controlli è stata riscontrata un’irregolarità. “L’area metropolitana di Napoli soffre maggiormente situazioni di disagio e marginalità, e quindi in alcune zone il numero delle richieste è stato più alto sin dall’inizio. Il 67% delle famiglie beneficiarie della misura risiede nel Mezzogiorno“, spiega a Fortune Italia Roberto Bafundi, direttore del coordinamento metropolitano Inps Napoli. Ma non se ne faccia un racconto distorto. “Per una questione di distribuzione percentuale è chiaro che anche il numero di frodi scoperte su questo territorio risulti più elevato”.

Dall’anno di introduzione della misura, le truffe legate al Reddito di cittadinanza si sono diffuse a macchia d’olio ovunque. L’ultimo grande imbroglio è avvenuto a Ravenna, dove la Guardia di Finanza ha contestato un’evasione fiscale da oltre 4 mln di euro di reddito non denunciati a 30 commercianti di auto usate che percepivano il Rdc.

“Accade spesso che una pista ne porti a un’altra. L’operazione ‘cars & benefits’, come è stata battezzata, era cominciata nel 2021 in Emilia Romagna per rintracciare un fenomeno di evasione fiscale”, chiarisce Antonio Rigido, comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Ravenna.

Dal 2017, i diretti interessati pur avendo comprato e rivenduto nella provincia ravennate diverse centinaia di autovetture, non avevano presentato dichiarazione fiscale e avevano dichiarato redditi di gran lunga inferiori al reale. “L’indagine è partita da qui. Poi, attraverso l’analisi di banche dati, è emerso che queste persone pur essendo titolari di partita Iva, in gran parte eludevano sistematicamente gli obblighi contabili e fiscali e allo stesso tempo percepivano il Reddito”, precisa il comandante. Insomma, i campanelli d’allarme per rintracciare ‘i furbetti del Reddito’ esistono. Ma è stato comune, almeno finora, scoprire le frodi seguendo anche altri filoni.

Una delle ragioni per cui, secondo Bafundi, è stato così facile ‘approfittare’ del Paese, oltre alla ‘debolezza morale’ dei cittadini, è che i sistemi di controllo messi in campo non sono mai stati troppo puntuali. A cominciare dalla collaborazione tra gli uffici dell’Inps con l’anagrafica dei Comuni, con l’interoperabilità con l’Aci, con la convenzione con il ministero della Giustizia per gli stati detentivi. “Adesso che ci stiamo muovendo diversamente le truffe probabilmente diminuiranno”, ha fatto notare il direttore.

In effetti è così. Il 2023 è cominciato con una retata di truffatori tra Torre Annunziata, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Volla e Pontecagnano, dove i carabinieri hanno eseguito un sequestro preventivo per decine di migliaia di euro per indebita percezione del reddito di cittadinanza nei confronti di soggetti legati ad alcuni clan camorristici operanti nell’area orientale di Napoli, in quella vesuviana, oplontina e stabiese. “Un ottimo inizio e un segnale di presenza dello Stato”, sottolinea Bafundi.

E il 20 gennaio è stato siglato il protocollo d’intesa tra Inps e ministero della Giustizia , per la verifica mensile e automatica dell’eventuale stato detentivo dei richiedenti il Rdc, prima dell’erogazione del beneficio.

Ora: analizzando i dati disponibili sul portale della Guardia di Finanza e risalendo a vecchi comunicati, si riscontra che a marzo 2023 il Reddito di Cittadinanza ha sottratto allo Stato quasi 8 mln di euro in truffe. Nello stesso periodo dell’anno precedente l’importo parziale ammontava a oltre 110 mln di euro. Parziale perché sono cifre imprecise: non esistono consuntivi e alcuni reparti potrebbero non aver diramato comunicati stampa per diverse ragioni. Tuttavia, è un bilancio comunque piuttosto emblematico.

Lo Stato controlla di più, le domande di Rdc crollano

Non pare un caso nemmeno che il mese scorso si sia registrato un crollo delle domande di Reddito e Pensione di cittadinanza (-65,23%), parallelamente al calo delle famiglie che hanno ricevuto l’assegno a febbraio: che sono diminuite a quota un milione toccando il livello più basso da ottobre 2020.

Un possibile ‘effetto spauracchio’ a cui ha contribuito l’annuncio del governo Meloni, che ha inserito nella manovra una mini-stretta: l’aiuto resterà per i poveri, non sarà a vita e l’idea è di toglierlo agli occupabili con una fase transitoria di otto mesi.

“A gennaio le domande erano state 88.184 e quindi a febbraio si sono registrate poco più di 2mila domande. I nuclei con l’assegno a febbraio erano 1.001.743 in calo rispetto ai 1.160.714 di gennaio. Il dato risente della mancata presentazione di una quota di Dsu (dichiarazioni sostitutive uniche) necessarie entro gennaio per mantenere il beneficio, ma pure dell’incremento dei controlli, con analisi più precise da parte di forze congiunte”, è stato il commento di Bafundi.

C’è chi nel decremento legge l’inizio di una ripresa economica ,che ha consentito a una parte dei beneficiari di trovare lavoro. “Gli imprenditori che assumono percettori di Rdc hanno peraltro un vantaggio fiscale, una decontribuzione”, ricorda il direttore.

Secondo i dati Istat, a gennaio 2023 occupati e disoccupati sono aumentati rispetto a dicembre 2022. Allo stesso tempo sono diminuiti gli inattivi. Il tasso di occupazione è salito al 60,8% (+0,1 punti). “In Campania c’è stato un incremento delle chiamate nei centri per l’impiego. Lo scenario della ripresa è quello che ci auspichiamo. Ma un mese è troppo poco per poter trarre valutazioni affrettate”.

Quello che è fondamentale per continuare a contrastare il fenomeno delle truffe, conclude Bafundi, e lo sarà anche con la Mia di cui sappiamo ancora poco, è in ogni caso il coinvolgimento degli enti d’ambito e dei Comuni. “Sono loro a essere a conoscenza delle specifiche situazioni di disagio”.

Di certo, il vero inganno è fare un danno al Paese pensando di arrecare un vantaggio a se stessi. “Facciamo parte di un sistema unico. Le esigenze dei cittadini e quello dello Stato, strano a dirsi“, aggiunge ironico, “coincidono”.

 

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