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Parità di genere nell’agroalimentare: il nuovo rapporto della Fao presentato a Roma

Vale 1.000 mld la parità di genere nel sistema agroalimentare. Lo quantifica il nuovo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). ‘La condizione delle donne nei sistemi agroalimentari – The Status of Women in Agrifood Systems –  presentato a Roma. L’evento ha visto la presenza di  Qu Dongyu, direttore generale della Fao, che ha introdotto i lavori con una perla di saggezza: “Ogni giorno ha un significato particolare, ma tutti i giorni hanno un tema che li accomuna, l’uguaglianza”. Secondo lo studio della Fao, colmare il divario di genere e retributivo nel settore agricolo porterebbe a un aumento del prodotto interno lordo a livello mondiale e  45 milioni di persone in meno afflitte dall’insicurezza alimentare.

“I sistemi agroalimentari sono uno dei principali settori d’impiego delle donne in tutto il mondo, e in molti paesi rappresentano una fonte di sussistenza più importante per le donne che per gli uomini” si legge nel rapporto, che punta a valorizzare la lotta alle disuguaglianze di genere nei sistemi agroalimentari e alla promozione dell’emancipazione delle donne come strumenti utili per ridurre la fame, sostenere l’economia e rafforzare la resilienza a eventi di forte impatto come il climate change e la pandemia Covid.
Il rapporto giunge ad analizzare il settore dopo circa 14 anni – l’ultimo risale al 2010 – e tratteggia un quadro complesso della condizione delle donne lungo tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione alla distribuzione fino al consumo.

A livello mondiale, i sistemi agroalimentari danno lavoro al 36% delle donne e al 38% degli uomini. Un divario apparentemente minimo, che però vede le donne relegate a ruoli marginali e in condizioni lavorative peggiori, impieghi irregolari, parziali, poco qualificati o ad alta intensità di lavoro. Anche dal punto di vista retributivo, le donne guadagnano in media 0,82 centesimi a fronte di ogni dollaro corrisposto a un uomo.
Le donne hanno anche più difficoltà nell’accesso al credito, e ricordiamo l’intuizione dell’economista Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006 in quanto ideatore del microcredito moderno e della Grameen Bank, dedicata proprio al sistema di piccoli prestiti destinati a persone troppo povere per ottenere finanziamenti dai circuiti tradizionali. La condizione al femminile però non è cambiata molto in questi anni, e le donne continuano ad avere meno sicurezza sulla proprietà e il controllo della terra, non hanno accesso alla formazione e devono lavorare con tecnologie progettate per gli uomini.
Al di là degli aspetti discriminatori, queste disuguaglianze creano un divario di genere del 24% a livello di produttività tra uomini e donne impiegati in aziende agricole di pari dimensioni.
Lo studio evidenzia, inoltre, che in molti paesi i sistemi agroalimentari rappresentano una fonte di sussistenza più per le donne che per gli uomini. È il caso dell’Africa subsahariana, dove il 66% delle donne è occupato in questo settore, sono il 60% gli uomini, mentre nell’Asia meridionale le donne sono per lo più impiegate nei sistemi agroalimentari (71%) rispetto al 47%, benché tra le fila dei braccianti prevalgano gli uomini.

Vantaggi socioeconomici


“Se riusciremo a rimuovere le disuguaglianze di genere nei sistemi agroalimentari e a favorire l’emancipazione femminile, il mondo farà passi da gigante verso il conseguimento degli obiettivi della lotta alla povertà e della creazione di un mondo libero dalla fame”, dice ancora QU Dongyu, a sottolineare come anche i vantaggi scaturiti da progetti che promuovono l’emancipazione femminile sono maggiori rispetto ai benefici ottenuti da iniziative che si limitano a integrare la dimensione di genere. Inoltre, se la metà dei piccoli produttori potesse beneficiare di interventi di sviluppo pensati per fornire alle donne strumenti di emancipazione, si assisterebbe ad un importante miglioramento del reddito di altri 58 milioni di persone, con una ricaduta positiva per altri 235 milioni di individui.
“L’efficienza, l’inclusività, la resilienza e la sostenibilità dei sistemi agroalimentari non possono prescindere dall’emancipazione di tutte le donne e dalla parità di genere. Le donne sono da sempre al servizio dei sistemi agroalimentari. Ora è giunto il momento di garantire che i sistemi agroalimentari siano al servizio delle donne”, afferma Qu.

Le conseguenze di Covid

Il rapporto conferma, poi, che nei periodi di recessione sono le donne a perdere per prime il loro lavoro. A livello globale, durante il primo anno della pandemia Covid, il fenomeno ha riguardato il 22% di donne impiegate nei segmenti extra-agricoli dei sistemi agroalimentari  e solo il 2% degli uomini.
Sono state inoltre le donne a doversi assumere più responsabilità familiari, il che ha portato a un più elevato numero di assenze da scuola per bambine e ragazze, rispetto ai coetanei maschi. È aumentata anche la violenza di genere, soprattutto domestica ai danni di donne, ragazze e bambine. Lo studio conferma, infine, che le donne sono più vulnerabili agli shock climatici e ai disastri naturali, data la scarsa disponibilità di risorse e le norme discriminatorie nei loro confronti, che possono incidere negativamente sulla capacità di adattamento. Per esempio, durante eventi climatici di tipo estremo, come le ondate di calore, le donne tendono a essere sgravate meno del proprio carico di lavoro rispetto agli uomini, anche per quanto concerne le ore di lavoro prestate in ambito agricolo.

I dati della ricerca

Volendo guardare al dettaglio dei numeri, il rapporto rivela che gli uomini hanno maggiore proprietà e controllo sui terreni agricoli, e  diritti di proprietà più sicuri rispetto alle donne in 40 dei 46 paesi che hanno fornito dati riguardanti l’Indicatore 5.a.1 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Rispetto all’accesso ad Internet mobile, il divario di genere nei paesi a basso e medio reddito si è assottigliato dal 25%  al 16% – tra il 2017 e il 2021 – mentre il divario di genere, nell’accesso ai conti correnti bancari è diminuito dal 9% al 6%.
L’insicurezza alimentare ha visto crescere il divario di genere  dall’1,7% del 2019 al 4,3% del 2021.

In fine, se da un lato il 75% dei documenti politici in materia di agricoltura e sviluppo rurale, redatti da 68 paesi, riconoscono il ruolo delle donne e le difficoltà che queste incontrano nel settore agricolo e dello sviluppo rurale, dall’altro lato, soltanto il 19% di tali documenti ha definito obiettivi politici connessi alla dimensione di genere.

 

 

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